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L’archeologia e il suo pubblico

A cura di: AA.VV

Editore: Giunti

Pagine: 110

Prezzo: € 18,00

Il volume L’archeologia e il suo pubblico, presentato a Roma nel corso del Convegno omonimo il 1 febbraio 2010 nella Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini, contiene la doppia indagine (una quantitativa e l’altra osservante) sul pubblico dei musei e delle arre archeologiche condotta dal Centro Studi “Gianfranco Imperatori” dell’Associazione Civita grazie al contributo di Boeing Italia.
 La pubblicazione, edita da Giunti e realizzato con il contributo di Boeing Italia, è inoltre correlata e completata dalle considerazioni e dalle analisi condotte da insigni nomi dell’archeologia, da Adriano La Regina, curatore del volume, a Wolf-Dieter Heilmeyer, da Andrea Carandini e Alessandro Roccati a Eleni Vassilika e Marina Cipriani, nel tentativo di indagare le formule e le metodologie per comunicare l’archeologia.
 Colto, maturo, fedele e, soprattutto, donna: questo è l’identikit del pubblico dei musei archeologici italiani; belli (anzi bellissimi) e impossibili (quasi) risultano i musei agli occhi di quello stesso pubblico. O almeno, questa è la sintesi di quanto emerge dall’indagine.
 Si parla di musei e siti archeologici nazionali e, più nel dettaglio, di sette fra le realtà nazionali più significative: i Musei Capitolini, il Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, i Musei Nazionali Etruschi di Villa Giulia e di Cerveteri, l’area archeologica di Paestum, i Musei Archeologici Nazionali di Napoli e di Firenze.
 Da una parte, quindi, l’indagine quantitativa, condotta attraverso un questionario su 1.500 visitatori, rileva che il pubblico dell’archeologia è in prevalenza costituito da donne (56,4%), di età compresa tra i 25 e i 44 anni, con un buon livello di istruzione (il 37,1% è diplomato, più del 46% con una laurea) e di passione per la cultura, per lo più impiegati (25,2%), liberi professionisti (14,4%) e studenti (17,7%) oltre che disoccupati (10%) e operai (8,5%).
 Nonostante il fatto che più della metà del campione (il 50,9%) dichiari di svolgere tali visite prevalentemente in città diverse dalla propria, non sono davvero pochi coloro che replicano la loro visita: per il 40,1% del pubblico intervistato si tratta, infatti, della seconda o terza visita, e il 14,7% si è recato in quello stesso musei più di tre volte. L’80% degli intervistati ha dichiarato di voler tornare nei musei appena visitati.
 Malgrado la differenza di dimensioni e tipologie dei casi considerati, dalla nostra indagine risulta che una visita dura in media tra 1 e 2 ore (solo nel 22,4% dei casi si protrae oltre le due ore).
 Più della metà degli intervistati (circa il 60%) visita il museo liberamente, preparando la propria visita su guide cartacee (il 39,1%), mentre il 20,7% ha usato le informazioni fornite dal web, dato che conferma l’importante rapporto che si sta creando tra web e musei.
 La più grande soddisfazione viene percepita nei confronti delle opere e degli allestimenti (il 44,7% si dichiara “soddisfattissimo”, il 33,2% “molto soddisfatto”).
 Fin qui le buone notizie.
 Dati meno positivi provengono dai giudizi relativi alle modalità con cui i musei si comunicano. In genere, essi appaiono dispersivi, sovraffollati di oggetti, complessi.
 Giudizio piuttosto negativo è espresso nei confronti di pannelli informativi, guide e audio guide: quelli che si dichiarano poco o per nulla soddisfatti di questi servizi sono in media il 14%.
 L’altro nodo rimane la quantità di opere esposte, la loro disposizione e la segnaletica a volte insufficiente e poco chiara per indicare il percorso museale.
 Passeggiando per le sale dei nostri musei archeologici si ha quasi l’impressione che il visitatore si perda tra una miriade di oggetti, esposti in una maniera coerente dal punto di vista scientifico, ma che non tiene abbastanza conto della effettiva fruibilità da parte del pubblico, rischiando, in alcuni casi, di far apparire l’istituzione se non arrogante, sicuramente distante dalle esigenze dei visitatori.
 Il risultato: i visitatori osservano poche opere e si soffermano su di esse un tempo relativamente breve, cosa che emerge con chiarezza dall’indagine osservante, condotta nei soli Musei Capitolini e di Villa Giulia, a completamento e supporto di quella quantitativa. Essa ha permesso di verificare il comportamento del pubblico rispetto agli itinerari, alla lettura dei pannelli, all’osservazione delle opere, restituendo dati importanti sulla visita.
 Qualche curiosità: la maggioranza dei visitatori dei Musei Capitolini è in coppia, e ha prevalentemente un’età media tra i 18 e i 45 anni; al Museo Etrusco di Villa Giulia, il campione è prevalentemente femminile, e di età compresa tra i 25 e i 65 anni; le opere più attraenti degli spazi indagati ai Capitolini (Lapidarium, Tabularium, cortile e primo piano di Palazzo Nuovo) risultano essere i Resti del Tempio di Veiove (tempo di visita: 32 secondi), Venere Capitolina (tempo di visita: 29 secondi), il Galata morente (tempo di visita: 27 secondi) e la Fontana di Morforio (22 secondi).
 Con questa nuova pubblicazione Civita si propone, quindi, di fornire uno strumento utile ad una fase della vita del nostro patrimonio in cui si comincia a ragionare in modo concreto sulle innovazioni da introdurre nei musei per favorire nuove strategie di valorizzazione.