Nuovo Cinema Paradosso
Roberto Cicutto, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Cinecittà Luce
Tema: cultura e attualità
Sembrerebbe una provocazione. Ma la provocazione sta paradossalmente nella realtà. Senza bisogno di forzature.
Sarebbe bene smettere di chiedere al governo il reintegro dei fondi tagliati al Fondo Unico per lo Spettacolo senza i quali si rischia oltre alla paralisi di cinema, teatro, lirica, ecc di creare 200,000 nuovi disoccupati. Sarebbe bene smetterla di chiedere alla televisioni generaliste e a pagamento di comprare il poco cinema italiano che comprano. Sarebbe bene dire a Cinecittà Luce di smettere di cercare e lanciare nuovi talenti attraverso le loro opere prime e seconde. Sarebbe bene non battersi in Europa per allargare e mettere in piedi un sistema di credito di imposta che liberi fondi per la produzione del nostro cinema nazionale. Sarebbe bene smettere di occuparsi di creare le condizioni per costruzione di una industria dello spettacolo visto che pare non interessare nessuno.
E ci metto non solo i politici che usano la crisi economica internazionale e finanche l’emergenza terremoto per sottrarre il minimo indispensabile alla sopravvivenza, ma anche i produttori, gli autori, perfino i lavoratori che per far sentire la loro voce aspettano di avere l’acqua alla bocca (e non solo alla gola).
Commento di Jacopo Longo inserito il 30 Settembre 2009:
« Sarò un sognatore,
ma ritengo giusto un intervento dello Stato in settori-chiave culturalmente parlando, spesso il mercato non basta economicamente a coprire i costi - penso a tutti film di nicchia sostenuti economicamente dall'Unione Europea ad esempio...Poi gli sforzi a livello individuale da parte dei lavoratori e a livello generale da parte delle aziende per carità, sono giusti e doverosi, ma temo che da soli non bastino. Non arrendiamoci! Jacopo Longo, Roma »
Commento di Maria Rita Delli Quadri inserito il 24 Luglio 2009:
« Non sono d'accordo. E' vero che l'epoca dell'assistenzialismo e dello statalismo è tramontata. Ma è vero che la cultura è un bene pubblico, che tutti devono poter godere e condividere. Penso, piuttosto, che sia difficile operare le scelte giuste, evitando i finanziamenti a pioggia che, anche in un passato recente, hanno prodotto alcune "oscenità". Ritrovare la qualità e premiarla: questo deve essere il compito dello Stato. Con l'attenzione al fatto che andare al cinema, come sentire un'opera, come andare a teatro, sono beni impagabili per gli animi e le coscienze. E la differenza tra l'artigianale e il digitale (ahimè) ancora si vede: e quella differenza fa la differenza tra il cinema di qualità e quello di cassetta; per carità, entrambi con il diritto all'esistenza, ma guai a rinunciare alla prima. Il cinema è magia, è il sogno di Calderon de la Barca, è il caleidoscopio delle nostre anime: non può essere solo "mercato"! Micol »
Commento di dario cusani inserito il 23 Luglio 2009:
« credo che le crisi siano un dramma per tanti, ma portino anche degli effetti positivi. E credo che nel cinema ce ne sia molto bisogno anche se non sono un conoscitore del settore pur se da un anno mi sto interessando come evoluzione del mio lavoro di artista (immagini e musica) e forte dell'esperienza imprenditoriale svolta in gioventù.
Il fatto che occorra un budget minimo di 3 milioni di euro per realizzare un film mi sembra una cifra abnorme non perchè non si spendano, ma perchè si spendono male a causa della sua condizione artigianale che stride nell'era delle tecnologie. Nel 1995 in occasione di una mia mostra a los Angeles visitai gli studios di Hollywood e mi resi conto che quella era una vera industria e tale si è confermata in questi 14 anni. Allora credo che se si unisse l'organizzazione industriale e tecnologica americana con la creatività italiana (che non ha bisogno di tutti quegli effetti speciali) si potrebbe avere un prodotto di quel livello qualitativo con costi nettamente inferiori a quelli necessari per le produzioni nostrane che sono in rapporto costose perchè molto artigianali. Non credo che cambierebbe la qualità dei nostri film se si realizzassero in studi organizzati che creando delle sinergie posso offrire una gamma enorme di soluzioni e nello stesso tempo una forte riduzione dei costi. Mi viene in mente l'esempio degli allestimenti lirici che costano cifre esorbitanti in rapporto al loro utilizzo perchè ogni teatro ha la sua produzione, scenografia, costrumi etc con dispendi economici enormi resi insostenibili dalla mancata sinergia con altri teatri liri nel mondo. Ritengo poco qualificate le critiche del mondo dello spettacolo che farebbe bene prima di tutto ad acquisire una mentalità imprenditoriale e non assistita e così a badare di più al principio dei costi-benefici che regola il mondo economico che deve fare i conti col mercato non avendo uno stato che paga. Certo la cultura è elemento fondamentale di ogni civiltà, ma credo che siano passati i tempi dell'assistenzialismo e che la cultura sia un prodotto (quasi) come gli altri e debba fare i conti con il mercato. Casomai lascerei allo stato la promozione della cultura al fine di educare i cittadini a cosumare più cultura come elemento di benessere al pari della salute, lo sport, i viaggi etc. Purtroppo invece ci sono tante cose brutte che sono costate allo Stato, e quindi hai cittadini, molti soldi e che forse non sarebbero mai state prodotte oppure il mercato avrebbe sanzionato nel modo che meritano.
dario cusani »