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Il federalismo e il nostro futuro

Gianfranco Imperatori
Tema: cultura e attualità

Il federalismo rappresenta la grande sfida per il futuro del nostro Paese dalla quale, ormai, sembra non possiamo più prescindere. Affianco agli entusiasmi, non mancano, certamente, i dubbi e le preoccupazioni.
Da una parte, infatti, il federalismo recupera i concetti di responsabilità, di semplificazione e di autonomia che rappresentano valori decisivi per un paese che voglia realizzare il nuovo modello di sviluppo imposto dalla globalizzazione.
Dall’altra, invece, esso rischia di evidenziare la forte dicotomia tra regioni ricche e regioni povere, nonché tra diversi settori economici e di investimento.
Nessuno, però, si illuda che l’Italia possa partecipare alla nuova stagione dello sviluppo conservando le sue tradizionali divisioni: la condizione essenziale, piuttosto, è che i protagonisti del territorio sappiano individuare le strategie di una crescita che, per essere reale e concreta, spinga in avanti tutto il Paese, individuando con attenzione e lungimiranza gli ambiti sui quali intervenire con investimenti, politiche e iniziative concrete e coraggiose.
In questo scenario, uno dei settori che potrà fortemente risentire, in positivo come in negativo, del federalismo, ma che a sua volta, potrà contribuire a farne emergere ed esaltarne gli aspetti positivi, sarà quello dei beni culturali, ampiamente distribuito su tutto il territorio italiano. Siamo, infatti, convinti che, ai nostri giorni, la cultura, l’identità prodotta dal nostro patrimonio, rappresentano uno dei settori in grado, nel breve periodo, di mettere le amministrazioni locali nella condizione di recuperare il gusto della programmazione. L’arte, la natura, il paesaggio antropizzato, costituiscono e sempre più costituiranno un modello di sviluppo qualitativo degli asset fondamentali che possono creare valore aggiunto al settore manifatturiero e una nuova economia immateriale.
Questo però, a condizione che le Regioni sappiano:

  1. individuare e mettere in pratica quelle azioni in grado di accendere lo spirito di appartenenza e di identità nelle collettività locali;
  2. programmare e realizzare piani di sviluppo nei quali la valorizzazione del patrimonio svolga un ruolo primario nelle politiche territoriali, nell’ottica che i costi sostenuti a questo scopo sono veri e propri investimenti per una crescita a lungo termine.

Linee di indirizzo e incentivi specifici derivati da una politica di questo tipo potranno favorire un maggiore, più costante e programmato sostegno alla cultura da parte dei privati.
Creando le condizioni per uno sviluppo che, a partire dall’asset cultura, potrà dare impulso a molteplici settori dell’economia reale, dalle infrastrutture turistiche alle nuove tecnologie, anche e soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia. Siti straordinari come Pompei e Piazza Armerina potrebbero diventare, in questo scenario, le grandi multinazionali della cultura e della tecnologia.
Per la nostra esperienza, siamo convinti che tutto questo è possibile: ma è necessario che già dal 2009 si avvii un dibattito concreto su questi temi per definire il vero significato del federalismo, abbandonando la sterile strada degli slogan.

 
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Commento di Colluccio Cambi inserito il 9 Marzo 2009:
« L’approvazione del Codice dei beni culturali ha definito le funzioni normative e amministrative di competenza dei diversi soggetti istituzionali (Stato, Regioni, Comuni, Provincie). Sebbene il confronto si sia fatto serrato e ancora permangano punti da chiarire, il settore dei beni culturali è quello che con maggior coerenza ha recepito lo spirito dell’innovato titolo V della Costituzione in funzione di una separazione delle competenze tra i diversi soggetti. La proposta di federalismo fiscale approvata dal Parlamento apre alcune questioni in relazione ai beni culturali che non sono di secondaria importanza. Le attività che riguardano la cultura non si collocano nella categoria dei servizi essenziali. Sembrano invece collocarsi sotto la voce “altre spese”, che non sono trattate applicando il concetto di fabbisogno standard. Questo tipo di spese prevedono una perequazione non sulla base della individuazione di standard, ma una perequazione attuata sulla capacità fiscale. E' quindi prefigurato un sistema di finanziamento in cui il ruolo perequativo dello Stato risulta meno pervasivo: si riducono ma non si annullano le differenze territoriali nelle dotazioni fiscali misurate sui tributi dedicati al finanziamento di tali interventi. A questo si deve aggiungere che la perequazione, ovvero avviene per diretto confronto tra le Regioni. Per i beni culturali questo potrebbe rappresentare un problema perché sottrarrebbe allo Stato la possibilità di perequare rispetto, ad esempio, alla consistenza del patrimonio che, pur non essendo di proprietà statale, ma locale necessita di interventi ai quali le regioni con minori entrate fiscali non potrebbero da sole intervenire. Questo aspetto era particolarmente chiaro già all’art. 9 comma 1 lettera a) della bozza Calderoli, laddove si classificavano le spese relative alle funzioni di Comuni, Provincie e Città metropolitane. L’art.11 fissa i principi concernenti l’entità dei fondi perequativi per gli enti locali sempre secondo il principio della perequazione attuata sulla capacità fiscale, oltre che sull’indicazione di fabbisogno di infrastrutture, legato alla programmazione regionale. Positivo invece che le Regioni, con propria legge, possano modificare le modalità di computo della base imponibile e possano modificare le aliquote nei limiti massimi di incremento stabiliti dalla legislazione statale e che possono anche disporre esenzioni, detrazioni, deduzioni, introdurre speciali agevolazioni. Ciò consentirebbe alle Regioni di definire vere e proprie linee di politica fiscale, definendo aliquote e stabilendo forme di agevolazioni di natura fiscale a sostegno dell’intervento privato nel settore dei beni culturali, compatibili con le esigenze di valorizzazione e con quelle di conservazione, fatte salve la titolarità delle funzioni di tutela dello Stato. In un periodo che si prospetta di lunga crisi, un depauperamento delle risorse per i beni culturali, già peraltro ampiamente perseguito nell'ultima finanziaria, rende difficile la già complessa gestione dei beni culturali. L'idea del ruolo dei Beni culturali come motore di un nuovo sviluppo economico del paese, rischia di essere svilita senza le adeguate risorse per il settore. Il federalismo è un processo importante e va ben governato e gestito se non si vuole trascinare il paese su una china pericolosa: quello dell'aumento della spesa pubblica, della pressione fiscale e dell'accentuarsi delle differenze economiche regionali. »