Donare per l’arte e la cultura si può?
Walter Santagata
Tema: cultura e attualità
L’amore per l’arte non è un sentimento universale: per pochi è innato, altri non ce l’hanno, per la maggior parte è semplicemente acquisito. Dipende cioè dall’ambiente sociale e dall’efficacia delle politiche culturali.
L’amore per l’arte e per il patrimonio culturale che porta al sacrificio di tempo libero e alla donazione di risorse monetarie è ancora più dipendente da norme sociali, valori etici condivisi e procedure istituzionali incentivanti e accessibili.
In Italia spesso sono anche i contesti istituzionali che non sempre supportano efficacemente l’amore per l’arte espresso a livello individuale. Fra gli aspetti critici ci sono quelli che riguardano il sistema fiscale attualmente in vigore (con particolare riferimento alla esiguità della quota detraibile e alle modalità della detrazione stessa) e il meccanismo delle destinazioni dei fondi raccolti, non sempre trasparente e in linea con le intenzioni di chi dona.
Motivo principale della donazione per il patrimonio culturale è la superiorità delle componenti pro-sociali ed etiche, ma anche una sfiducia generalizzata degli italiani nella gestione pubblica delle risorse donate. Ne seguono due raccomandazioni, una di lungo periodo e l’altra di breve. Nel lungo periodo bisognerebbe impostare una politica di sensibilizzazione all’amore per l’arte e il patrimonio culturale che parta dalle prime istituzioni educative, direi, dall’infanzia e sia diretta a rafforzare l’identificazione nella cultura, la sua comprensione e consumo. Nel breve periodo sarebbe opportuno adattare gli incentivi fiscali alle maggiori aspettative dei cittadini, migliorare la trasparenza e accountability della pubblica amministrazione e attrezzare i musei ad accogliere contribuzioni volontarie dei privati.
E voi cosa ne pensate? è possibile donare per il nostro patrimonio artistico e culturale, per l’arte, per i musei?
Commento di Gustavo Gagliardi inserito il 19 Gennaio 2010:
« Può essere opportuno cominciare a riflettere alla donazione (e/o “adozione” di progetti di valorizzazione di opere d’arte) effettuata da parte di “distretti industriali”. Il soggetto che effettua la donazione, in questo caso, trattasi di soggetto plurimo intendendo per questo il distretto industriale o entità formata da un raggruppamento di più soggetti imprenditoriali, organizzato come sistema locale di operatori, che dispiegano la loro attività in comuni piattaforme produttive territoriali.
In questo modo s’intende riproporre quella tipologia particolare di donazione che, riandando alla grande tradizione italiana di cultura umanistica del Rinascimento, vedeva il dispiegamento delle sponsorizzazioni dei beni culturali attuato da grandi “corporazioni” di artigiani, di mercanti, di mestieri, di corporazioni o aggregazioni in comunità, di imprese verso le quali una corrispondenza nei giorni nostri potrebbe essere ritrovata nei distretti industriali intesi questi come sistemi di PMI (piccole medie imprese, imprese artigiane, imprese operative, ecc.). In quelle grandi corporazioni era presente la grande sensibilità civica per tutto quello che era da considerare bene collettivo di proprietà e rappresentatività del comune territorio di appartenenza. La comune appartenenza allo stesso territorio intesa come bene comune, spingeva tali corporazioni o comunità di aziende a finanziare con donazioni la realizzazione di grandi opere artistiche e culturali nella consapevolezza che questo avrebbe comportato, come ritorno importante della loro donazione, la valorizzazione economica e sociale del territorio nel quale si trovavano a svolgere la loro attività aziendale e sociale.
Il problema delle donazioni, se preso con tale ottica, va affrontato e valutato ponendo l’esigenza di quali possono essere i migliori incentivi per facilitare le donazioni da parte dei sistemi locali di imprese (locali, ma anche estendendo la visuale in un’ottica glocal, a aggregazioni di imprese piccole e medie e/o a reti d’imprese transfrontaliere e ancor più transnazionali. Interessante in questo caso guardare come territorio particolare di riferimento al bacino del Mediterraneo).
E’ in corso in Italia (vedi L. Finanziaria 2009) un processo per la promozione di reti di imprese.
Nell’ambito di tale processo si potrebbe prospettare che incentivi per le donazioni (sgravi fiscali, detraibilità, credito d’imposta, ecc.) possano rientrare tra gli incentivi spettanti alle aggregazioni d’imprese e ai distretti industriali per progetti di ricerca e innovazione tecnologica, equiparando il progetto di donazione come se fosse riferibile a un vero e proprio progetto di ricerca, di innovazione tecnologica e di sviluppo del territorio.
»
Commento di Sabrina Consolini inserito il 31 Dicembre 2009:
« Egr. Prof. Santagata, sono pienamente d'accordo con le Sue affermazioni e conclusioni. In Italia più che in ogni altro Paese è necessario incentivare le donazioni, così come, la partecipazione delle imprese e dei privati per il restauro e la valorizzazione del nostro immenso patrimonio artistico e culturale. Purtroppo, la politica non ha ancora capito che il nostro Paese potrebbe, e dovrebbe, puntare tutto sul turismo culturale ne avremmo un indotto incredibile altro che detrazioni per la rottamazione delle auto ... Credo che le detrazioni per le donazioni e per le erogazioni liberali a favore dell'arte e della cultura dovrebbero essere portate almeno al 50% e rivedere anche i limiti delle percentuali non crede? Per aumentare le donazioni si potrebbe presentare - e Lei nell'ambito dell'economia dell'arte è certamente in Italia fra i maggiori esperti - un emendamento aggiuntivo (se nonsbaglio al DL n.35 del 2005) che preveda un incremento delle detrazioni attualmente in vigore. Il testo potrebbe, altrimenti, essere presentato in forma di proposta o disegno di legge alla Camera o al Senato nella prossima finanziaria o, ancora prima, al prossimo collegato fiscale dovrebbero essercene ora nei primi mesi dell'anno. In ogni caso bisognerà prima di tutto trovare un parlamentare disponibile a presentarlo ma ...con l'Associazione Civita sono certa che si metteranno tutti in fila per firmarlo e fare così bella figura ... eh eh »
Commento di Gianfranco Brambilla inserito il 13 Dicembre 2009:
« Non desidero entrare nel merito delle scelte relative al "sistema fiscale" ed alla "esiguità della quota detraibile" perchè la discussione sarebbe interminabile, ma intendo puntualizzare "il meccanismo delle destinazioni dei fondi raccolti, non sempre trasparente ed in linea con le intenzioni di chi dona".
L'atto del governo n° 121, predisposto ai primi di settembre dal presidente del consiglio Berlusconi, trasmesso alla Camera il 23 settembre, conferma che i soldi destinati allo Stato vanno realmente allo Stato ma entrano di diritto nella piena discrezionalità del capo del governo per quanto attiene al loro utilizzo.
Entrando nel dettaglio si scopre che i 10 milioni 586 mila euro a disposizione nel 2009 ed assegnati al capitolo "Beni Culturali" sono finalizzati in realtà a restauri in favore di 26 immobili ecclesiastici.
Detto in estrema sintesi, il contribuente può scegliere, giustamente, di assegnare la propria quota dell'8 per mille alla Chiesa oppure allo Stato; ma se sceglie lo Stato questo denaro dovrebbe essere realmente impiegato per scopi umanitari o di sostegno ai beni culturali dello Stato e non essere dirottato, distratto ed impiegato per scopi diversi prendendo in giro il cittadino-contribuente.
Donare si può ? »