La sfera pubblica dell’arte
Anna Detheridge
Tema: cultura e attualità
“Arte pubblica” è un termine oggi pressoché desueto che evoca il monumento nella piazza o peggio, la defecazione nella rotatoria, esempio perfetto di “plopart” di cui la versione italica potrebbe essere “assessor-art”. Che dire oggi di tutto ciò? Se questa dev’essere la dimensione, l’arte pubblica è cosa molesta, realizzata con denaro pubblico o donata da qualche raro sponsor per motivi auto promozionali: un intralcio, indifferente a tutti, che necessita, tuttavia, di una costante manutenzione.
(…) oggi non è più la relazione tra Arte e Architettura la frontiera alla quale guardare, entrambe in difficoltà di fronte alla politica, ma è il ruolo di entrambi nei confronti della comunità. Che per comunità s’intenda la nazione, il quartiere, il committente pubblico, oppure una comunità di pratica qualsiasi, l’artista come l’architetto non può non porsi oggi il problema di quale rapporto intrattenere con la collettività, recuperando così una dimensione vitale che con gli aforismi lucidi quanto cinici di Duchamp sembrava persa per sempre.
da Arte nella sfera pubblica, "il Giornale di Civita", aprile 2010
di Anna Detheridge, Presidente di Connecting Cultures
Commento di marco cacciotti inserito il 6 Maggio 2010:
« cacciotti-marco@libero.it
6 -5-2010
l'arte pubblica
ogni città , paese, quartiere ha la possibilità di uno spazio libero a rotazione »
Commento di Giuliana Bottino inserito il 6 Maggio 2010:
« A Roma il 2 maggio 2010 è iniziato il Progetto Living Layers, promosso da Wunderkammern (www.wunderkammern.net) e MACRO, nel Municipio 6 a Tor Pignattara, presso la sede dell'Associazione culturale. Il progetto ha individuato nella pratica del Domicilio d’artista, termine coniato dallo stesso Luca Massimo Barbero, lo strumento più significativo per l’attivazione di pratiche di coinvolgimento e dialogo con il territorio. Living Layers si struttura dunque come vasto e connotato intervento di sperimentazione per le ricerche più attuali di Public Art.
Durante il Domicilio gli artisti programmano azioni di dialogo con il territorio, per produrre proposte culturali, interventi o opere nate dall’interazione con la comunità attraverso strumenti e strategie appropriate: performance, open workshop, indagini, attività partecipative.
Con la sua pratica diretta e coinvolgente la Public Art si è sviluppata come zona di co-progettazione tra l'arte, l'architettura, il design urbano, il landscape e l'interaction design. Living Layers propone questa multidisciplinarietà che, unita all’attenzione al contesto e all’individuazione di pratiche di creatività collettiva, permette di sviluppare progetti sperimentali e innovativi. Il 19 maggio 2010 si terrà la 1 mostra presso la sede di Wunderkammern. Per ulteriori info www.wunderkammern.net »
Commento di Bruno Pierozzi inserito il 14 Aprile 2010:
« L'arte pubblica in Italia è divenuta residuale. Nonostante sia in vigore le legge del 2% (2% del costo complessivo di un opera da destinare alla decorazione artistica) che consentirebbe agli artisti di contribuire a quello che un tempo veniva denominato "ornato cittadino", nei fatti tale legge è adoperata sporadicamente per dare commesse ad artisti in gran parte già abbondantemente foraggiati ed ingrassati dal mercato privato dell'arte. Come già ammise molti anni addietro - con estrema mestizia - Renato Guttuso, di fatto l'arte come bene pubblico si è fermata al ventennio fascista. Tutto si può dire contro il fascismo, tranne che sul che non seppe mantenere viva la produzione artistica e spesso lo fece incoraggiando artisti che certamente non erano piegati verso il regime. Dopo la Liberazione ci si sarebbe aspettati una forte rinascita dell'arte pubblica e invece non fu così, l'arte italiana è stata rappresentata soltanto nelle gallerie private nazionali ed internazionali, mentre pochissimo spazio è stato dato alle commissioni pubbliche, tranne che per pochi monumenti ai caduti della Liberazione e sporadiche opere decorative. E' anche questo uno dei motivi che contribuisce al declino dell'Italia. Declino non solo economico, ma anche declino della capacità creativa. Quando un popolo non è in grado di proporre modelli culturali e si limita ad importare soltanto dagli altri anche i beni culturali, ebbene quel popolo è destinato alla decadenza, decadenza economica, sociale, culturale, artistica. Per tali motivi nel mio piccolo cerco di contribuire al rinnovamento lanciando l'idea di un’ arte autogestita, fuori dal mercato globalizzato. Un’ arte che riscopra il territorio, la socialità locale fuori dal mercantilismo delle gallerie che affittano pareti bianche, dai critici che vendono parole incomprensibili, dai politici che cercano consensi a basso costo. Per tutto questo ho scritto il manifesto "artediretta", che è possibile leggere sul mio sito www.pierozziartediretta.it
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