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Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

Progetto Novecento

Dopo le sei mostre monografiche sugli artisti che maggiormente hanno influenzato lo sviluppo storico-artistico del territorio forlivese, ponendolo in relazione con quello nazionale ed internazionale (da Melozzo a Cagnacci, da Palmezzano a Canova), mostre che hanno avuto il merito non solo di richiamare ai Musei San Domenico oltre 450.000 visitatori ma anche di proporre un nuovo modello di economia della cultura rispetto ai grandi eventi espositivi, la Fondazione ha raccolto, insieme all’Amministrazione comunale, il guanto di una nuova e più complessa sfida: quella di realizzare un grande progetto culturale capace di reinterpretare la vita culturale del primo Novecento non solo dal punto di vista della storia dell’arte, ma anche di tutti quegli altri ambiti disciplinari (l’architettura, l’urbanistica, il cinema, il teatro, la grafica, la pubblicità, la storia culturale e politica) che hanno contribuito ad accelerare il processo di modernizzazione del nostro Paese nei primi decenni del secolo scorso e nel periodo compreso tra le due guerre.
L’insieme delle iniziative ruoterà attorno a due grandi mostre, secondo le modalità già sperimentate presso i Musei San Domenico, nei periodi consueti, da gennaio a giugno. Si tratterà di un vero e proprio “dittico forlivese” dedicato al Novecento italiano ed europeo.
La prima esposizione, dedicata ad Adolfo Wildt (1868-1931) ed intitolata “Wildt. L’anima e le forme da Michelangelo a Klimt” non intende essere una semplice rasse­gna di carattere monografico, ma un percorso che mette in rapporto le sue ope­re con quelle degli artisti - pittori e scultori - del passato con cui Wildt si è intensamente e originalmente confron­tato. Leggere Wildt significa, infatti, attraversare ambiti diversi della vicenda artistica no­vecentesca, come il Liberty, il Simbolismo, il Decò, il classicismo novecentesco, l’E­clettismo tra richiami al Quattrocento, al Manierismo, al Barocco, il Realismo magico.
La seconda mostra, centrata sull’arte ita­liana tra le due guerre ed intitolata per questo “Dux. L’arte italiana negli anni del consenso” mira a mettere in luce tutte le tendenze, i movimenti, le avanguar­die, i protagonisti procedendo non secondo una sequenza neutra, ma per pola­rità dominanti. Ci si dedicherà, con i debiti confronti nazionali e internazionali, alla pittura tra le due guerre, “Il nuovo Rinascimento italiano” come lo chiamò Margherita Sarfat­ti, definizione che si rivolgeva allora solamente all’esperienza del gruppo denominato “Novecento” ma che oggi può forse raccogliere l’insieme, seppur disomo­geneo, di tutte quelle linee di tendenza che si confrontarono e si susseguirono al­lora, all’ombra del regime, segnando una fase di rinnovamento delle arti in Italia.
Ad entrambe le mostre principali saranno associate delle collaterali di particolare valore scientifico. Alla mostra su Wildt si affiancheranno infatti un percorso su “La ceramica nell’età di Wildt” presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, un altro dedicato a “Giuseppe Palanti. La pittura, l’urbanistica, la pubblicità da Milano a Milano Marittima” presso i Magazzini del Sale di Cervia (Giuseppe Palanti è stato tra i più eclettici artisti italiani del primo Novecento e nel 1911 si fece promotore della costruzione a Cervia di un nuovo centro residenziale per le vacanze, destinato a diventare l’attuale Milano Marittima), e due distinte mostre presso la Casa Natale di Mussolini, a Predappio, una su “Marisa Mori, donna e artista del ’900, il talento e il coraggio” e una su “Renato Bertelli, la parentesi futurista”.
Alla mostra sull’arte italiana negli anni del consenso saranno invece affiancate una mostra sull’architettura e l’urbanistica razionaliste (che dovrebbe culminare nell’inaugurazione del restaurato complesso dell’ex Gil – Casa Stadio) ed una sulla cultura delle riviste (da “La Vo­ce” a “900”, fino alle riviste di rilievo nazionale che videro la luce proprio a Forlì come “Via Consolare”, “Spettacolo” e “Pattuglia”).
A ciascuna delle due mostre principali saranno inoltre affiancati due cicli di incontri culturali dedicati a “La coscienza e il potere”, realizzati in collaborazione con la casa editrice “il Mulino”. Il primo, programmato per l’autunno del 2012 prevederà tre incontri su “Falsificare il bene. Nascita e morte dei totalitarismi”, “L’uomo e il danaro. Dai sistemi ideologici di mercato all’uomo finanziario” e “La libertà e il male. Sul principio responsabilità”. Anche il secondo, calendarizzato per la primavera del 2013, comprenderà tre appuntamenti: “In principio la Parola era. La narrazione come memoria e come salvezza”. “Persona e legge. Diritti, bene comune, democrazie” e “Téchne: un confine incerto. Oltre i limiti naturali, storici, mentali dell’umano”.
Il “Progetto novecento” prevede ancora l’apertura di una vera e propria “Officina forlivese”, ovvero l’attivazione di molteplici collaborazioni con le scuole secondarie del territorio, le associazioni culturali, le associazioni di categoria e l’Università.
Tra gli obiettivi del “Progetto” c’è, infine, la creazione di un “Parco del Novecento” che unisca le località del comprensorio forlivese dove il se­colo breve, per la diffusione di movimenti artistici e letterari, per le trasformazioni ambientali intervenute, ha inciso profondamente. D’intesa con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna, la Fondazione intende cioè indagare in profondità i luoghi, stu­diarne e reinterpretarne le memorie, segnalarli nuovamente collegandoli in un per­corso coordinato che, anche grazie alle recenti applicazioni informatiche, consenta di incentivarne la conoscenza e la visita.