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Forlì, un "Egitto mai visto" ai Musei San Domenico

Particolare Sarcofago, anonimo, Gli occhi di udjat, Legno dipinto Assiut. Primo periodo Intermedio Scavi Schiaparelli 1908.

Per iniziativa della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con il Comune di Forlì e con Civita Servizi, si è inaugurata lo scorso 10 settembre, la mostra Egitto mai visto. Le dimore eterne di Assiut e Gebelein, inaugurando un secondo programma espositivo aperto alle più varie espressioni della cultura artistica antica e moderna. Dedicata alla civiltà egizia, l’esposizione – che aprirà al pubblico domani – è allestita presso il Complesso di San Domenico a Forlì, ormai affermato come uno dei più importanti centri espositivi in Italia. Dal 2006, infatti, i Musei di San Domenico hanno proposto ogni anno un grande appuntamento culturale, coinvolgendo un larghissimo pubblico nazionale e perfino internazionale. Cinque mostre su altrettanti momenti della storia dell’arte, partendo sempre da un elemento significativo del patrimonio artistico e culturale forlivese: da Marco Palmezzano a Silvestro Lega, da Guido Cagnacci a Canova, sino alla mostra dedicata ai Fiori da poco conclusa. La mostra, il cui progetto scientifico e curatela sono dovuti ad Elvira D’Amicone e Massimiliana Pozzi Battaglia, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie e della Società Cooperativa Archeologica, presenta 400 straordinari reperti datati intorno al 2000 a.C. scoperti dal grande egittologo Ernesto Schiaparelli nelle necropoli di Assiut e Gebelein e premurosamente conservati per un secolo nei depositi del Museo Egizio di Torino, allestiti nelle sale a piano terra del San Domenico, grazie alla generosa concessione della Soprintendenza Archeologica del Piemonte e delle Antichità Egizie e alla collaborazione della società Start. Nei primi anni del ‘900 Ernesto Schiaparelli (1856 – 1928) era il direttore del Museo Egizio di Torino e della Missione Archeologica Italiana, impegnata nelle campagne di scavo nella valle del Nilo. L’esplorazione scientifica era ormai subentrata alla ricerca dei collezionisti e stava portando alla luce nuovi contesti, come quelli delle comunità neolitiche che avevano preceduto l’età delle piramidi. Erano impegnate in Egitto le maggiori potenze europee e gli Stati Uniti, ma uno straordinario apporto alle nuove scoperte scientifiche è dovuto proprio alla missione italiana, nonostante la scarsa dotazione di mezzi di cui disponeva nel contesto politico e sociale postunitario. Nelle necropoli di Assiut e Gebelein la Missione aveva portato alla luce straordinarie sepolture, ricche di testimonianze della vita sociale e del contesto culturale di una provincia del Medio Egitto fra il 2100-1900 a.C. Oggi a distanza di quasi 100 anni, dopo un accurato lavoro di studio e di restauro, tutti possono finalmente rivivere l’esperienza e le emozioni di quelle straordinarie scoperte, effettuate fra il 1908 e il 1920 dalla Missione Archeologica Italiana. Nella mostra, il cui suggestivo allestimento è progettato da Costantin Charalabopoulos, sono finalmente esposti al pubblico quei materiali archeologici rimasti per molti anni nei depositi del Museo Egizio e, anche grazie all’ausilio di fotografie originali, è possibile tornare virtualmente nei due capoluoghi di provincia nell’Antico Egitto dove il deserto ha custodito per 4.000 anni i segreti della vita quotidiana e della vita nell’aldilà. Il cuore dell’esposizione è rappresentato da uno straordinario nucleo di dodici sarcofagi a cassa in legno stuccato e dipinto con iscrizioni che tramandano formule d’offerta e rituali funerari magico-religiosi. In molti casi, grazie alla lettura dei geroglifici, è possibile svelare i nomi di questi uomini e donne appartenuti alla classe media, amministratori e piccoli proprietari terrieri, vissuti nel Medio Egitto intorno al 2000 a.C. I sarcofagi, alcuni dei quali contengono ancora la mummia, sono arricchiti da tutti gli elementi del corredo funerario che accompagnavano il defunto e attraverso i quali possiamo oggi ricostruire le loro storie e quelle delle loro famiglie: vasi, poggiatesta, specchi, sandali, bastoni, archi e frecce, cassette in legno, modellini di animali, barche con equipaggi, modelli di attività agricole e artigianali. Dall’osservazione di tutti questi materiali emerge la sorprendente capacità degli artigiani egiziani nella lavorazione del legno, che fece di Assiut uno dei centri dove fu raggiunto il massimo livello di espressione artistica alla fine del Primo Periodo Intermedio. Circa 40 pareti le pareti di sarcofago esposte, con geroglifici incisi e dipinti, e 10 le stele recentemente restaurate, che svelano i segreti della scrittura geroglifica e permettono di conoscere le credenze funerarie nonchè le principali divinità del pantheon egiziano. La visita in mostra può avvalersi, infine, di un articolato progetto didattico, curato da Giovanna Gotti e Federica Scatena, comprendente un ampio apparato di testi in mostra, la possibilità di visite guidate e laboratori progettati per le scuole ed un servizio di audioguide per singoli visitatori.

Riferimenti

Egitto mai visto.
Le dimore eterne di Assiut e Gebelein
11 settembre 2010 – 9 gennaio 2011
Forlì, Musei San Domenico

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