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Cultura&Impresa: un binomio di valore

di Gianni Letta

 
Cultura e impresa, in Italia, hanno viaggiato per troppo tempo su binari paralleli, con linguaggi diversi, differenze reciproche, molti pregiudizi. Fino a non molto tempo fa, le imprese erano considerate semplici sponsor e non partner di progetto: soggetti ai quali chiedere risorse economiche per tenere in vita iniziative culturali che, in caso contrario, avrebbero dovuto terminare la propria attività.
Oggi qualcosa sta cambiando. Da un mero rapporto di sostegno economico si sta passando a forme di partnership in cui l’impresa ha un ruolo più attivo ma anche una maggiore propensione all’ascolto e alla collaborazione. In una società come quella odierna, in cui la sfida non consiste più unicamente nella capacità di produrre beni e servizi di qualità a prezzi competitivi, diventano sempre più importanti alcuni asset intangibili, quali l’impegno sociale e ambientale, in grado di portare valore aggiunto perché ricchi di contenuti simbolici capaci di rafforzare il sistema dei valori dell’impresa.
Uno dei più eclettici e visionari imprenditori italiani, Adriano Olivetti, sosteneva che “la fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti, deve distribuire ricchezza, cultura, servizi e democrazia” e oggi, dopo oltre mezzo secolo, possiamo di certo osservare il crescente interesse delle imprese al tema della responsabilità sociale. L’impegno delle imprese a sostegno delle attività culturali, pertanto, sta diventando sempre più importante, sia per il progressivo modificarsi del rapporto fra pubblico e privato, sia per l’accresciuta consapevolezza da parte delle imprese del valore della CSR per il rafforzamento del proprio brand.
Investire in Cultura - e le nostre oltre 140 imprese che, in questo settore spendono lavoro, idee e risorse economiche ne sono viva testimonianza – garantisce ritorni in termini di prestigio sociale e crescita morale; l’investimento nei confronti di un territorio reca linfa all’economia locale, al suo orgoglio, al suo senso di appartenenza.
Di certo, il finanziamento pubblico alla cultura in Italia gode, da tempo, di disponibilità piuttosto esigue; la dimensione contenuta di tale investimento, ha così contribuito a rendere sempre più rilevante, nonché necessario, il contributo dei privati – imprese e singoli individui – in ogni sua forma, tradizionale o innovativa. L’arte, la cultura, le nostre tradizioni hanno così potuto sperimentare nuovi linguaggi economici: il fundraising, il crowdfunding e la capacità di sfruttare leve fiscali e decreti messi a disposizione dalle Istituzioni.
Fra questi ultimi, L’Art Bonus, ovvero il credito d’imposta previsto dal decreto Cultura Franceschini, ha, senz’altro, reso più stretti i rapporti fra le imprese private ed il patrimonio artistico-culturale italiano, concedendo alle prime la possibilità di poter usufruire di agevolazioni fiscali in caso di interventi destinati alla conservazione di quest’ultimo. Il recente superamento dei 100 milioni di donazioni dalla prima applicazione dell’Art Bonus ad oggi, testimonia un cambiamento in atto, quello di un’attenzione maggiore da parte di cittadini, enti e imprese nei confronti della tutela del patrimonio culturale pubblico, delle fondazioni liriche e delle realtà dello spettacolo nazionali.
Da un’indagine appena conclusa, condotta dal Centro Studi dell’Associazione Civita con il sostegno dei propri Associati, emerge, tuttavia, che la quota di imprese investitrici nel settore culturale in Italia non arriva al 15%. Una percentuale piuttosto esigua, dunque, in particolare se messa a confronto con i risultati di un’ulteriore ricerca da noi condotta sulle nostre aziende associate in cui, ben il 79% di queste, ha dichiarato di aver effettuato investimenti in cultura. Oltre ad essere orgogliosi che la compagine associativa di Civita sia particolarmente attiva in ambito culturale, tale risultato rende evidente la necessità di accrescere ed ampliare incentivi e misure a sostegno degli investimenti in Cultura ma anche l’importanza di una collaborazione attiva con le imprese, andando incontro alle loro esigenze e considerandole un player culturale a tutti gli effetti. Al di là delle logiche di mecenatismo e sponsorizzazione che hanno contraddistinto fino ad oggi il proprio operato,  imprese e fondazioni sembrano, invece, invocare, una terza via, quella della co-progettazione, con l’intento di condividere obiettivi e progetti in ambito culturale.
Un’inversione di rotta, dunque, su cui Civita, da sempre testimone propositiva dei cambiamenti in atto, sta ponendo la propria attenzione ormai da tempo, lavorando a fianco delle imprese affinché riconoscano nell’arte e nella cultura nuove leve di responsabilità sociale d’impresa, come già l’ambiente, il sociale e i territori. In un mercato dove il valore di un’impresa si misura anche grazie alla capacità di comunicare in modo efficace i propri principi ed impegni, il binomio CSR e Cultura risulta di particolare interesse per quelle aziende che hanno scelto la strada della sostenibilità e della responsabilità sociale.
 La costruzione di un futuro migliore per il nostro straordinario Paese passa inevitabilmente anche dalla Cultura, elemento essenziale per assicurare identità e innovazione: caratteristiche centrali per ogni paese impegnato a misurarsi in uno scenario globale. Dobbiamo, dunque, nutrire la ragionata speranza di continuare ad essere degni del patrimonio di bellezza, conoscenza e tradizione che ci è stato trasmesso dalle generazioni precedenti. Un’eredità importante e significativa nei confronti della quale, ciascuno di noi, è chiamato ad offrire il proprio generoso contributo. Anche spostando sempre più in là la linea del traguardo.

Gianni Letta, Presidente Associazione Civita