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Il nuovo ruolo dell’istituzione museale: il Manifesto dei Musei dei Piccoli Borghi e Territori ed altre esperienze

 
La crisi generata dalla pandemia che si è abbattuta su scala mondiale dalla metà di marzo, oltre ad avere svelato la fragilità del settore culturale del tutto impreparato ad affrontare i danni forse permanenti alle industrie creative, ha però evidenziato come il comparto culturale e i musei, quali strumenti di relazione e sviluppo sociale, debbano adottare strategie produttive nuove e nuovi formati più inclusivi, più vicini alle comunità, diversi insomma da ciò che sono stati finora.
Un sistema dinamico rappresentato in Italia soprattutto da microimprese, organizzazioni no profit e professionistiche hanno subito la progressiva riduzione della sostenibilità finanziaria, dovrebbe rappresentare una priorità delle politiche nazionali e comunitarie, anche rispetto allo scenario verso cui andiamo incontro. Secondo le recenti fonti OCSE infatti la percentuale di posti di lavoro a rischio nel settore turistico e culturale è stimata tra lo 0,8 e il 5,5% nei Paesi aderenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. All’interno di tale prospettiva si avverte la necessità di un radicale cambio di passo, oggetto del dibattito attualmente in corso all’interno della comunità scientifica internazionale.
Un ripensamento delle politiche culturali a tutti i livelli, e non solo allo scopo di fronteggiare la difficile situazione contingente, si va prefigurando per risolvere questioni più complesse in una condizione globale di polarizzazione sociale ed economica. Che sia necessario“promuovere un processo di valorizzazione partecipativo, fondato sulla sinergia fra pubbliche istituzioni, cittadini privati, associazioni” è dichiarato nella Convenzione di Faro, recentemente firmata anche dal nostro Paese: lo dicono gli esperti del settore, lo reclama il pubblico, attraverso la richiesta di una maggiore integrazione e interazione nei processi culturali.
Ne avremmo certamente fatto a meno, ma forse l’emergenza generata dal Covid-19 è stata un “male necessario” per comprendere il fallimento di un modello culturale basato sulla iperproduzione di contenuti, e spesso sulla snaturalizzazione di obiettivi e scale di lavoro. Viceversa, l’urgenza di instaurare una relazione più consapevole e autentica con i territori di riferimento su cui operano i musei rende indispensabile ripensare le istituzioni culturali come dispositivi capaci di attivare azioni più efficaci con le persone e con le comunità di riferimento. È una riflessione che emerge in rapporto al concetto di “dispositivo”, definizione che il filosofo Michel Foucault identifica come “punto di connessione di elementi eterogenei, come risposta ad un obiettivo strategico”. Se le istituzioni culturali infatti rappresentano il luogo della formazione e della proposizione di un interesse pubblico rivolto alla società, il management museale può mettere in atto il processo di partecipazione verso e per il pubblico. Si tratta quindi di riconfigurare un cambiamento radicale del ruolo dell’istituzione all’interno della comunità, per esempio attraverso la costruzione di reti territoriali diffuse tra istituzioni di piccole e medie dimensioni.

Il Manifesto dei Musei dei Piccoli Borghi e dei Territori
I piccoli borghi italiani incarnano quello che molti paesaggisti e architetti individuano oggi come i luoghi-simbolo di un futuro ecosostenibile, ovvero l’idea di un bene comune, simile a “un fascio di relazioni a doppio senso, che va dai soggetti alle cose e viceversa” – secondo la definizione del filosofo del diritto Francesco Viola. Una concreta proposta per un futuro sostenibile è accreditare il valore pedagogico dei musei attraverso l’incremento di investimenti destinati all’educazione e al coinvolgimento degli artisti chiamati a partecipare attivamente ai processi di relazione tra il museo e le comunità. Recentemente insieme alle curatrici Maria Rosa Sossai e Valentina Bruschi, all’economista Vincenzo Vignieri, all’antropologo Franco La Cecla, abbiamo concepito il “Manifesto dei Musei dei Piccoli Borghi e dei Territori”che in dieci punti riassume l’idea di un nuovo modello culturale. Riferimento necessario sono le riflessioni di Giuliano Volpe (Patrimonio al futuro. Un manifesto per i beni culturali e il paesaggio, Electa, 2015) che ha meglio chiarito il concetto di valorizzazione “intesa quale ponte tra conoscenza, tutela e fruizione” e la necessità di realizzare un “patto” tra patrimonio culturale e cittadini, superando il dogmatismo che per troppo tempo ha reso i beni culturali un fatto elitario. Una questione largamente affrontata anche dalla studiosa ed esperta americana Nina Simon,autrice della pubblicazione seminale The Participatory Museum (2010), tra le voci più autorevoli in tema di musei e partecipazione. Le riflessioni di Nina Simon hanno enormemente contribuito a ridefinire la questione del ruolo dei musei proprio a partire dal ripensamento delle pratiche curatoriali e delle esperienze di fruizione, attraverso la riformulazione delle strategie di interazione con i visitatori, il cui obiettivo è un maggiore coinvolgimento del pubblico. In due parole: inclusione e partecipazione che si estendono sia alle modalità di funzionamento dei musei, sia alla capacità dei professionisti di “disimparare” le tradizionali categorie di azione e di attrarre le persone attraverso un’assunzione di responsabilità individuale.
Questo indifferibile bisogno di ridisegnare la mappa dei rapporti con il pubblico è emerso sia per effetto della percezione di scollamento tra musei e cittadini, spesso dovuto ad una inefficiente e ormai obsoleta comunicazione, sia per la crescente familiarità con la sfera del social networking. Dunque cittadini non semplicemente “destinatari”di progettualità calate “dall’alto”, poiché come afferma Nina Simon “quando i cittadini possono attivamente partecipare con le istituzioni culturali, esse diventano centrali per la vita culturale della comunità”. Anche il tema individuato dall’ICOM per la Giornata internazionale dei musei 2020 è stato dedicato ai Musei per l’uguaglianza: Diversità e inclusione, una sfida per le istituzioni culturali che si impegnano ad affrontare in modo costruttivo le questioni sociali e culturali, come strumenti di una urgente trasformazione delle dinamiche collettive.

Laura Barreca, Direttrice Museo Civico di Castelbuono (Palermo) e Direttrice Scientifica mudaC | museo delle arti di Carrara