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L'art. 9 della Costituzione: accessibilità e servizi culturali a favore del cittadino

 
Intervista a Giorgio Albè, Socio Fondatore A&A Studio Legale

Avv. Albè, il suo studio ha promosso, insieme a Civita, un lavoro di approfondimento sull’art. 9 della Costituzione, i cui esiti costituiscono il contenuto del volume “La cultura come diritto”. Perché e in che modo uno studio legale decide di occuparsi di cultura?

Uno studio legale può occuparsi di cultura in molti modi diversi. Anzitutto, al pari degli altri privati (cittadini, associazioni, imprese), i professionisti sono chiamati a contribuire attivamente alla vita del tessuto sociale in cui operano: uno studio legale può così promuovere, ad esempio, la realizzazione di eventi culturali sul territorio, mediante forme di mecenatismo o sponsorizzazione, o mettendo direttamente a disposizione i propri spazi per l’allestimento di mostre o esposizioni; passa anche da queste iniziative, del resto, l’attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà, che prevede il contributo dei privati, singoli e associati, nello svolgimento di attività di interesse generale, quali sono sicuramente quelle culturali; in secondo luogo, uno studio legale può occuparsi di cultura sul piano propriamente tecnico, come una delle industries della propria attività professionale, fornendo assistenza legale specialistica a organizzazioni culturali pubbliche o private, per esempio in materia di contratti di sponsorizzazione culturale o partenariato pubblico-privato, di diritto del lavoro, di privacy, di consulenza societaria.
A questo proposito, devo osservare che la domanda di competenze tecniche da parte degli operatori culturali è in grande crescita, perché viene fortemente percepita la necessità di avere strumenti adeguati a gestire le difficoltà, e le opportunità, che sorgono dalle notevoli trasformazioni che stanno interessando questo settore.

 
Veniamo al quadro che emerge dai contributi raccolti nel volume: come valuta, dopo oltre settant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione, lo stato di attuazione dell’art. 9? Quali sono le potenzialità della norma e quali gli strumenti tecnici che la politica e gli operatori della cultura hanno a disposizione o di cui necessiterebbero per rendere effettivo il diritto alla cultura?

L’art. 9 della Costituzione si è rivelata essere una norma di straordinaria saggezza: la sua formulazione ampia e programmatica ci consente di ritenerla una delle disposizioni più attuali e moderne della Carta. Ritengo che, se molto è stato fatto sul piano della tutela del patrimonio storico-artistico, l’art. 9 risulta ancora largamente inattuato sotto il profilo della promozione dello sviluppo della cultura: basti pensare ai livelli di ridotta partecipazione culturale dei cittadini. Occorre che gli enti pubblici e le organizzazioni culturali si impegnino sul fronte dell’accessibilità del bene culturale: esso deve essere ripensato in termini di servizio il più possibile inclusivo e attrattivo; i luoghi della cultura, com’è detto nei contributi degli esperti contenuti in questo volume, devono diventare luoghi di socialità, di incontro, di relazione. Un altro tema è poi quello della scarsità delle risorse: in proposito, sono convinto che la strada da percorrere sia quella della sempre più fitta e proficua collaborazione tra pubblico e privato. Serve, però, certezza normativa: troppo spesso gli strumenti, pur esistenti nella legislazione, rimangono sulla carta a causa delle difficoltà applicative o della mancanza di linee-guida o competenze tecniche adeguate all’interno della pubblica amministrazione o degli enti privati, profit e non-profit. Si pensi ai contratti di sponsorizzazione culturale o di partenariato speciale pubblico-privato disciplinati dal nuovo Codice dei Contratti Pubblici: l’intento del legislatore, che ha notevolmente semplificato le procedure di affidamento, è lodevole, ma in mancanza di prassi e normative secondarie di attuazione, questi strumenti hanno avuto finora scarsa diffusione e stanno incontrando parecchie resistenze. L’obiettivo di questa pubblicazione è anche quello di avviare un percorso di riflessione e di studio per tentare di costruire un solido terreno giuridico, anche in un’ottica de iure condendo, sul quale gli operatori del settore culturale possano muoversi agevolmente allo scopo di attuare fino in fondo l’art. 9 della nostra Costituzione.