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Partecipazione, produzione culturale e "storydoing". Questa la nuova sfida per le istituzioni culturali

 
Intervista a Fabio Viola, gamification designer

Per una generazione come quella dei Millennials, il cui tempo libero è limitato e che viene costantemente bombardata di offerte “emozionali” e “sensoriali” di ogni natura ma fondamentalmente prive di spazi riflessivi, qual è il valore aggiunto rappresentato dalla fruizione culturale?

La dimensione artistica e culturale rappresenterà nelle prossime decadi il vero elemento distintivo dell’essere umano rispetto alla crescente influenza dei robot, intelligenze artificiali e machine learning. In questa visione di medio-lungo termine è fondamentale rimettere al centro la creatività e le nuove modalità espressive che essa sta generando, anche in congiunzione con la tecnologia. Le generazioni nate durante, e post, rivoluzione digitale attuano riflessioni in sintonia con i propri linguaggi che, non necessariamente, coincidono con quelli dei loro padri e nonni. E’ necessario che curatori e direttori istituzionalizzino i nuovi moti di pensare ed agire dei pubblici contribuendo a stratificare nuovi immaginari culturali in cui passato e futuro convivano per dar vita al presente.

In che modo le istituzioni culturali possono vincere la sfida di rendere rilevante e coinvolgente il consumo culturale per i nativi digitali?

La prima sfida da vincere è quella di trasformare i nostri luoghi culturali non più, e non solo, in centri di “consumo” ma favorire un passaggio verso centri di “produzione” culturale. Spazi vivi, attivi, interattivi, sociali in cui i pubblici possano sentirsi protagonisti con i propri movimenti intellettuali e fisici. Un passaggio dallo storytelling allo “storydoing”, da una visione contemplativa ad una partecipativa che ricalca molto più da vicino le esperienze che quotidianamente milioni di nativi digitali sperimentano a contatto con i nuovi media. D’altronde la vera sfida per le istituzioni culturali è quella di guardare a Fortnite, Instagram e Youtube come modelli, ma soprattutto rivali nell’attenzione temporale (ed economica) delle nuove generazioni.