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Potere "community": il successo di Rockin'1000

 
Intervista a Fabio Zaffagnini, General Manager Rockin’1000

“Rockin’1000” è la campagna che ha guadagnato di più nella storia dei lives show in Italia.
Quali sono stati i punti di forza della Vostra iniziativa e quali le eventuali criticità incontrate?

In Italia si guarda ancora con diffidenza al crowdfunding. Abbiamo capito che le persone devono innamorarsi del progetto, avere voglia di farne parte: se sostieni una raccolta con una donazione ti senti coinvolto in prima linea. A quel punto desideri essere aggiornato su come va avanti la storia ed è fondamentale costruire un legame di  fiducia tra donatori e promotori, i quali hanno il dovere di gestire al meglio il ricavato e raccontare ogni step. Nel 2015 Rockin’1000 ha raccolto quasi 45 mila euro (l’obiettivo era 40k) con la prima campagna reward based, producendo un video che ha fatto il giro del mondo e credo che per una performance musicale sia un record in Italia. L’anno dopo ci siamo dati come obiettivo 100 mila euro, ottenendo quasi 160, cifra che ha corrisposto alla vendita dei biglietti in early bird. Grazie a questa campagna abbiamo avuto la conferma tangibile che ci fosse un pubblico davvero interessato ad assistere al primo concerto della più grande Rock Band al mondo. E così è stato!

In ogni campagna di crowdfunding, la comunicazione ricopre, senz’altro, un ruolo-chiave. In che misura ha inciso nella Vostra? Quanta attenzione è stata dedicata a questo aspetto?

Rockin’1000 fin dal primo momento ha scommesso tutto sulla comunicazione attraverso un piano scandito da 4 miracoli: 1 - raccogliere 40.000 euro; 2 - reclutare 1000 musicisti; 3 - farli suonare insieme e 4 - portare i Foo Fighters in concerto a Cesena. Il secondo anno con Rockin’1000 That’s Live gli step sono stati: 1 - trovare uno stadio; 2 - raccogliere 100.000 euro; 3 - riempire lo stadio e 4 - suonare un concerto intero.
Ogni fase è stata gestita con lanci congiunti che prevedono un grosso lavoro di sinergia tra il nostro gruppo comunicazione, i media partner, le istituzioni e gli sponsor. Inoltre possiamo contare su Ambassador, Donors e millini, che sono i nostri promoter più forti.
Abbiamo investito molte energie sulla comunicazione social, per la sua rapidità ed efficacia, sull’ottenere l’attenzione dei media (raggiunta più facilmente all’estero che in Italia) e sulla grande qualità dei contenuti video, punta di diamante della nostra comunicazione.

In che modo, secondo la Sua esperienza, il crowdfunding in ambito musicale può diventare uno strumento di attivazione e consolidamento della community di riferimento?

Il crowdfunding offre davvero tante opportunità ai musicisti e agli amanti della musica. E’ una zona protetta dove far nascere e spesso crescere, progetti coraggiosi, sperimentali che devono ancora misurarsi con il mercato e le sue regole. Il crowdfunding è un processo di networking che stimola le relazioni, la condivisione, il raggiungimento di un obiettivo dandosi delle deadline. Ti obbliga ad essere concreto e stare sul pezzo. Ti insegna ad essere focalizzato e ad avere una sorta di disciplina verso il tuo progetto. La cosa più bella in assoluto è che ti aiuta a far nascere una community che ti sostiene o ti critica a fronte dei passaggi decisionali più importanti. La Community Rockin’1000 è un grande esempio di questo e noi ne andiamo fieri.