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La storia dell’azienda nella VI edizione del Triennale Design Museum

La sesta edizione del Triennale Design Museum “La sindrome dell’influenza”, a Milano fino al 24 febbraio 2014, è dedicata all’attitudine del design italiano alla contaminazione e al confronto con altri linguaggi e culture per avviare nuovi progetti e nuove elaborazioni.
L’edizione annuale si compone di tre sezioni che illustrano la storia del design italiano attraverso l’interpretazione dei maestri del dopoguerra, il racconto del contesto del design dopo gli anni sessanta e l’esposizione della filosofia dei brand d’eccellenza del made in Italy.
All’interno di questa ultima sezione, intitolata “Il nuovo contesto”, Luceplan è orgogliosamente presente, insieme ad altri undici prestigiosi brand italiani, con un proprio spazio che ha l’obiettivo di raccontare l’identità e il percorso del marchio in trentacinque anni di attività. Questo importante compito è stato affidato all’architetto Paolo Rizzatto, cofondatore e designer di riferimento dell’azienda. All’interno della “vetrina” dedicata a Luceplan, Rizzatto mette in scena fotografie d’insieme e di dettaglio, disegni, elementi grafici, parole, numeri, testi che scandiscono il corso degli anni dell’azienda dal 1980 al 2013. Le immagini che si susseguono, luminose e colorate sulla parete di fondo, vengono filtrate da una caotica costellazione di piccoli manufatti: sono gli elementi che compongono le lampade e che sembrano ostacolare ma, allo stesso tempo, fare da cornice alla visione delle figure. La successione dimostra la coerenza nel tempo fra il marchio, il prodotto e la ricerca ispirata da un atteggiamento razionale e umanistico, curioso ed indagatore della complessità, indifferente alle mode, forte della tecnologia e della conoscenza. Rizzatto personalizza la “scatola cubica”, uguale per tutte le aziende selezionate, inclinando di quindici gradi la superficie interna delle pareti del pavimento e del soffitto e avanzando quella di fondo (realizzata con una lastra in metacrilato per retro proiezione). In questo modo, da una parte si accentua fortemente la visione prospettica, dall’altra si crea un’intercapedine per l’alloggiamento e la manutenzione degli apparati di proiezione, di illuminazione e di diffusione del suono.