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A Roma il genio rivoluzionario di LaChapelle

Al Palazzo delle Esposizioni, torna dopo oltre quindici anni il grande fotografo americano David LaChapelle con una delle più importanti e vaste retrospettive a lui dedicate. Fino al 15 settembre saranno infatti esposte circa 150 opere di cui alcune totalmente inedite, altre presentate per la prima volta in un museo e molte di grande formato.
 Il linguaggio di questo artista è un’eterna contrapposizione di significati e messaggi critici sulla società decodificata attraverso una chiave di lettura onirica e fantastica. Uno stile dai colori intensi, facilmente riconoscibile, che affonda le radici nella pop art senza rinunciare ai richiami dell'arte classica.
 La capitale è stata una città fondamentale nella vita artistica di LaChapelle: nel 2006, durante un soggiorno, ha occasione di visitare privatamente la Cappella Sistina. Questa esperienza scuote la sua sensibilità artistica attraverso la bellezza e la potenza dell’arte romana che danno il definitivo impulso alla necessità di imprimere una svolta alla sua produzione, ispirando il ciclo di opere denominato Deluge.
 La mostra è suddivisa in due sezioni, per un totale di circa 150 opere. Nella sezione principale sono esposti circa 70 lavori di grande formato che, a partire dal ciclo Deluge, si susseguono fino ad oggi, nei quali LaChapelle rivela un approccio più concettuale alla fotografia e che rappresentano una surreale riflessione sull’uso delle risorse della Terra.
 La seconda sezione è un’antologia delle opere degli anni precedenti, i lavori più conosciuti che lo hanno reso famoso e che ritraggono un universo umano tinto con i colori e le luci della plastica, morbosamente legato alla ricerca del piacere e del superfluo. Un corpus che comprende ritratti di celebrità del mondo della musica, della moda e del cinema, scene con tocchi surrealisti basate su temi religiosi, citazioni di grandi opere della storia dell'arte e del cinema; una produzione segnata dalla saturazione cromatica e dal movimento, con la quale il fotografo americano ha raggiunto la propria riconoscibile cifra estetica e ha influenzato molti artisti delle generazioni successive.
 La comunicazione dell’evento sta seguendo una capillare e significativa campagna pubblicitaria finalizzata alla promozione della mostra su larga scala, le attività di fundraising e sponsorship sono curate da Paola Amoruso Manzari per la KRT che segue l’organizzazione di eventi culturali legati al mondo dell’arte