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Due mostre negli spazi di Officina della Scrittura

La prima, dal titolo "Di Carta - Edizioni e fogli preziosi tra antico e contemporaneo" celebra l'originalità e la raffinatezza del più straordinario dei supporti in quasi 100 opere tra volumi, incisioni, libri d'artista e tavole cinematografiche. Da un'idea di Paola Gribaudo, a cura di Pierluca Nardoni con il coordinamento scientifico di Maria Gioia Tavoni e con il sostegno di Fedrigoni-Fabriano sarà visitabile fino al 3 febbraio 2019.
«La carta e la scrittura a mano – afferma Cesare Verona, patron di Aurora – fanno parte dell’Uomo, della sua storia come del suo futuro. Troppo spesso e da troppe direzioni il loro valore viene messo in dubbio». La mostra, che ha ricevuto il sostegno di importanti associazioni e aziende del settore, come l’Associazione Italiana dei Musei della Carta e della Stampa (AIMSC), Fedrigoni e Fabriano, contribuirà a portare su tali aspetti attenzione e curiosità, anche grazie ad una ricca programmazione di attività laboratoriali e di approfondimento sul tema.

A questa si affianca "Life Tracks" di Sher Avner, artista e architetto israeliano che realizza opere di grandissimo impatto utilizzando come elemento portante il sughero. Sher Averner è approdato a Torino con oltre 40 opere di straordinario impatto dopo il successo della personale “Bridge Palermo Jerusalem”, realizzata a Palermo, nell’ambito delle iniziative promosse per Palermo Capitale della Cultura 2018. La mostra “LIFE TRACKS”, curata da Ermanno Tedeschi, fino al 28 febbraio 2019 sarà visitabile in due sedi:
• in Officina della Scrittura sono esposte le opere di grande formato compresi quattro grandi obelischi e due splendide masharabiya;
• alla Galleria Zabert di Roberto Grasselli, importante hub dell’arte contemporanea torinese, trovano spazio importanti tavole incise e toccanti installazioni scultoree.
Comune denominatore di tutta l’opera di Sher Avner sono i segni potenti e drammatici che prendono vita in opere di formato talvolta monumentale, per esprimere l’urgenza delle tematiche legate al dramma della migrazione e dei rifugiati, della guerra e delle sue miserie. La scelta del sughero come supporto è dovuta alle sue caratteristiche intrinseche di resistenza di fronte ai traumi: l’albero di sughero non brucia negli incendi boschivi e ogni nove anni la corteccia è staccata dal corpo, lasciando esposto un nucleo, un mondo interiore che rappresenta origini e desideri. Ermanno Tedeschi, curatore attento alla valorizzazione delle eccellenze culturali ebraiche ed israeliane spiega: “È una metafora delle tragedie che la civilizzazione e le religioni è costretta a subire ripetutamente, pur resistendogli e continuando nella sua evoluzione”.
Entrambe le mostre sono parte degli eventi immaginati per il Centenario di Aurora Penne (1919-2019), storico marchio torinese nella cui Manifattura è ospitato il Museo.