Per offrirti una migliore esperienza di navigazione, il sito utilizza dei cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.

Crivelli e Brera

Milano, Pinacoteca di Brera, sala XX, XIX, XXII

28 Marzo 2010

Carlo Crivelli è ancora oggi un pittore che sconcerta, impossibile da catalogare con etichette complessive come ‘gotico’ o ‘rinascimento’.
Veneziano, quasi coetaneo di Bellini e Mantegna lasciò la patria dopo il 1458 e non vi tornò più, trovando nelle signorie e nelle città marchigiane il luogo dove fare apprezzare i suoi polittici, giganteschi e rutilanti di ori ma con dettagli anticheggianti in impeccabile prospettiva, o le sue tavolette dove l’occhio si perde in dettagli verissimi e commoventi.
Queste scelta di vita e di stile ne decretarono la sfortuna critica e la scomparsa quasi totale dalle trattazioni dedicate alla storia dell’arte. Stupisce dunque la scelta dei commissari napoleonici che nel settembre 1811, battendo palmo a palmo anche i luoghi più impervi delle Marche, convogliarono a Brera ben tredici tavole del pittore, due pale singole e dieci scomparti che componevano due polittici eseguiti per Camerino. Ci si chiede quale fosse la molla che spinse a radunare tante opere di un pittore sostanzialmente sconosciuto, il cui nome era sopravvissuto soprattutto grazie alle firme che compaiono, ben leggibili, in molte sue realizzazioni. Le ambizioni per la neonata Pinacoteca erano molte, la si voleva capace di testimoniare scuole pittoriche diverse, italiane e straniere. Ma molto presto alcune tavole crivellesche vennero disperse.
Per il Bicentenario della Pinacoteca questi dipinti ritornano a Milano, con l’unica eccezione della pala raffigurante la Consegna delle chiavi, troppo delicata per viaggiare e simbolicamente sostituita da due dei pannelli che ne ornavano la cornice. Sarà l’occasione per rivedere l’ Annunciazione di Ascoli ma anche per ammirare e studiare, per la prima volta gli uni accanto agli altri, i pannelli che componevano le due grandi pale d’altare eseguite per Camerino: il trittico di san Domenico e il polittico del Duomo, completato dalle parti dipinte della cornice, che a Milano non furono mai ma che sono state individuate dalla critica.
Accanto ai dipinti, si potranno ammirare oggetti delle categorie più diverse, dai tessili alle ceramiche, dai tappeti alle oreficerie che dimostrano la capacità di Crivelli di tradurre col pennello effetti propri di altre tecniche (valga per tutti la restituzione dei broccati allucciolati, cioè con i fili d’oro che creano degli occhielli).
La scelta e la ricerca relativa ai tappeti e ai preziosi tessuti è stata effettuata con la consulenza scientifica di Moshe Tabibnia, presidente dell’Associazione Culturale MATAM, per la promozione ed il sostegno del costituendo Museo dell’Arte Tessile Antica di Milano (MATAM), che ha reso possibile, grazie ad un generoso contributo, l’apertura della mostra in questa direzione.
L’esposizione ha inoltre potuto contare sul sostegno di Intesa Sanpaolo che, dopo avere finanziato nell’ambito di Restituzioni il restauro del trittico di san Domenico, ha voluto contribuire a questa esposizione che è dedicata alla memoria di Fatima Terzo.
L’intero progetto non avrebbe potuto realizzarsi senza la generosità di Italia Nostra che ha finanziato il restauro di due opere e il progetto di studio compiuto insieme all’Opificio delle Pietre Dure; Pirelli che da anni affianca la Pinacoteca di Brera nelle sue attività.
Tutte le manifestazioni del bicentenario della Pinacoteca di Brera sono state realizzate dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Milano, Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio e Varese, con la collaborazione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia e con il determinante contributo di Electa e di Civita per il sostegno finanziario, il supporto all’organizzazione, le attività editoriali e di comunicazione.