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L’Opificio delle Pietre Dure nell’Italia unita

Firenze, Galleria d’arte moderna, Palazzo Pitti

11 Settembre 2011

All’ Esposizione Nazionale del 1861, che a Firenze celebrò la freschissima unità d’Italia, partecipò con lavori antichi e moderni in pietre dure la ex-manifattura granducale, che di lì a poco avrebbe mutato il suo nome in Opificio delle Pietre Dure. Celebre in tutta Europa, l’aristocratica manifattura che fino dalla sua fondazione, nel 1588, aveva lavorato al servizio esclusivo della corte, si presentò all’ appuntamento con la magnificenza di sempre, e forse con la convinzione di poterla perpetuare, anche nella nuova condizione di istituto statale, in obbligo di finanziarsi con le vendite al pubblico.
E davvero una primavera in perenne fioritura è quella che germoglia radiosa nei mosaici dell’Opificio allora e negli anni a seguire, facendo rivivere il naturalismo che aveva brillato nei mosaici del periodo mediceo, ma al tempo stesso assecondando la passione floreale, all’epoca dominante nelle arti decorative di tutta Europa.
Questa finale e seducente attività dell’Opificio per la prima volta è oggetto della mostra "Dagli splendori di corte al lusso borghese. L’Opificio delle Pietre Dure nell’Italia unita" curata - come il catalogo edito da Sillabe - da Annamaria Giusti.
Dopo una sezione introduttiva, che riunisce un florilegio di creazioni medicee e lorenesi, di premessa allo stile dei lavori ottocenteschi, la mostra presenta la produzione del periodo post-unitario, che continuò a distinguersi per preziosità di materiali e magistero tecnico, patrimonio irrinunciabile dell’ antico “commesso” fiorentino. Pannelli parietali, tavoli, cofanetti, sculture in pietre dure e oggetti di arredo affascinano per lo splendore pittorico delle pietre rare, come per le ricercate invenzioni decorative.
La mostra è occasione anche per un’inedita rassegna antologica dei laboratori privati fiorentini, che operavano sulla scia dell’Opificio, spesso riproponendone i modelli eseguiti con materiali meno rari, e riscuotendo un vasto successo di pubblico, invogliato dai costi assai più contenuti. I Savoia stessi, ai quali è dedicata una sezione della mostra, incentivarono questa attività squisitamente fiorentina, come attestano gli arredi che negli anni di Firenze capitale e in seguito andarono ad arricchire la reggia di Pitti, ma anche quella di Lisbona, dove dal 1862 regnò Maria Pia di Savoia.
La mostra è stata promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Soprintendenza Speciale per i Beni Artistici e Storici ed Etnoantropologici e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria d’arte moderna, Firenze Musei e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
Per informazioni: www.unannoadarte.it