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Man Ray. Fotografie

La mostra Man Ray. Fotografie, organizzata da Civita in collaborazione con la Fondazione Marconi, presenta in Ungheria, al Museo MODEM di Debrecen, oltre cento immagini di uno dei più significativi artisti del XX secolo, che ha rivoluzionato l’arte fotografica attraverso una continua sperimentazione tecnica. 
Universalmente noto come artista dadaista e surrealista, Man Ray è stato uno dei più grandi fotografi del Novecento: ha trasformato la fotografia in “fotografia d’affezione”, cioè a funzionamento simbolico invece che a pura registrazione. La macchina fotografica per Man Ray rappresenta un pennello ausiliario: non è più importante la riproduzione esatta della realtà, quanto l’esplorazione delle possibilità creative dell’io, dai registri più onirici e surreali alla pantomima, al puro divertissement. 
Attraverso uno stile forte ed irriverente, Man Ray ha trasformato ogni soggetto che ha fotografato, caricandolo di senso proprio: i ritratti, gli autoritratti, i nudi, gli still life, le composizioni più complesse, ma anche la fotografia di moda, quella di pubblicità. L’artista ha sfruttato al massimo le potenzialità del mezzo, all’epoca ancora piuttosto sconosciuto, utilizzando tecniche sperimentali come la solarizzazione, il collage e le rayografie. 
La mostra al MODEM presenta una selezione di circa 100 fotografie realizzate dall’artista nel corso della sua carriera, dai primi scatti del 1920 sino ai lavori degli anni 50. L’obiettivo di Man Ray si sofferma su volti, capigliature, sguardi, dettagli che svelano il corpo e i suoi segreti, rivelando aspetti più nascosti di ogni soggetto: danzatrici africane che allietano le notti di un’esotica Parigi, donne dal corpo perfetto divenute celebri, come Kiki (Alice Ernestine Prin), regina di Montparnasse; la pittrice Meret Elizabeth Oppenheim; l’affascinante modella Natasha, che fu anche assistente dell’artista; la bellezza strabiliante di Lee (Elizabeth) Miller e ancora, Nusch, moglie del poeta Paul Eluard. Non mancano i ritratti degli amici artisti, come Mirò e Breton, unitamente ad alcuni celebri autoritratti. Presenti in mostra anche alcuni ritratti che l’artista scattò alla moglie Juliet Browner tra il 1941 e il 1954, mostrando parte del celebre ciclo “The Fifty Faces of Juliet”, dedicato alla moglie/musa ispiratrice. La mostra ripercorre così, attraverso le immagini di Man Ray, una miriade di bellezze eteree o selvagge, corpi anonimi e fanciulle in fiore, espressioni e volti che rappresentano di fatto il ritratto di un’epoca con i suoi gusti, le sue inclinazioni, la sua atmosfera: il mondo in una scatola.