Per offrirti una migliore esperienza di navigazione, il sito utilizza dei cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.

Ospiti inattesi. Opere inedite o poco note dalle raccolte statali Bardini

Bologna, Pinacoteca Nazionale

07 Gennaio 2007

Stefano Bardini (Pieve Santo Stefano 1836 - Firenze 1922) fu probabilmente il più intraprendente tra gli antiquari di tutti i tempi e la sua fama fu legata alla formazione di musei come quelli di Berlino (Kaiser Friedrich Museum) o lo Isabella Stewart Gardner Museum di Boston e lo Jaquemart-André a Parigi.
A Willhelm Bode procurò opere straordinarie di pittura, come il David di Antonio del Pollaiolo, ma anche nell'ambito della scultura e degli oggetti d'arte, contribuì in modo determinante con i capolavori di Arnolfo, Donatello e tanti altri, arricchendo persino la raccolta di tappeti islamici, ora riconosciuta come una delle principali esistenti. A collezionisti privati cedette dipinti di grandi maestri, da Simone Martini a Piero della Francesca e da Tiziano a Tiepolo, ma anche i maggiori musei furono suoi clienti: Celebre è il ritratto di Ghirlandaio, col bambino che si protende verso il nonno dal naso bitorzoluto, acquistato dal Louvre o la Madonna di Paolo Uccello approdata a Dublino. Le opere qui presentate sono state estratte dalle raccolte statali Bardini, acquisite integralmente dallo Stato nel 1996, a seguito della morte del figlio adottivo Stefano, nel 1965, grazie alla determinazione dell'allora ministro Antonio Paolucci. La quasi totalità dei dipinti sono stati restaurati per essere proposti per la prima volta a Pechino nel gennaio del 2006 durante una mostra organizzata dal Dipartimento per la Ricerca, l'innovazione e l'Organizzazione e dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, che apriva l'anno dell'Italia in Cina, o figurano qui in prima assoluta grazie alle sponsorizzazioni del Musée des Beaux-Arts di Rouen e della assicurazione AxA art. La mostra si qualifica dunque come presentazione di un rappresentativo numero di opere inedite di vari periodi storici scelte tra gli oltre 70.000 oggetti che compongono i fondi Bardini. Essa vuole richiamare l'attenzione sul fatto che la presentazione di un'opera ignota, di rilevanza storica ed estetica, è un servizio dovuto agli studi ad al godimento collettivo, né può essere elusa o procrastinata per l'incertezza delle conclusioni prospettabili nel discuterla, tanto meno da parte di una amministrazione preposta alla conservazione e valorizzazione dei beni pubblici. Gli "ospiti inattesi" di questa esposizione sono dunque ospiti scomodi, e alcuni di essi sono magari indesiderabili, perché turbano, evidentemente, l'assetto sin qui dato all'universo artistico noto, e che si vorrebbe finito e cristallino grazie allo studio sistematico. Diremmo però che, proprio in questo essere di turbamento all'assetto del dibattito storico attuale, sta l'importanza della loro presentazione e del loro riconoscimento. Quasi cinquecento delle opere più singolari, giunte in mano pubblica nel 1996, sono state restaurate, studiate ed esposte (in buona parte nella villa medicea di Cerreto Guidi presso Firenze - Museo Storico delle caccia e del territorio) mentre alcune di esse, per la loro peculiare natura, sono dislocate in contesti diversi, come la spinetta ovale di Bartolomeo Cristofani (1690), che con gli altri strumenti musicali, è ora alla Galleria dell'Accademia.