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Samuel Fosso

Verona, Centro Internazionale di Fotografia - Scavi Scaligeri

20 Giugno 2004

Nel 1975, a soli 13 anni, Samuel Fosso apre a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, uno studio fotografico. Un'infanzia drammatica, completamente paralizzato alle gambe fino all'età di quattro anni; tre anni di guerra del Biafra passati nella boscaglia sotto la minaccia dei bombardamenti; un milione di morti e cinque milioni di rifugiati senza cibo; la conseguente fuga dalla Nigeria alla Repubblica Centrafricana; infine le tensioni e la precarietà postcoloniali di un paese governato da Bokassa, portano presto Fosso a voler dimenticare, isolarsi dal contesto e reinventarsi. Nella solitudine delle ore serali, dopo il lavoro con la clientela, lo studio si trasforma così in uno spazio di autorappresentazione, idealizzazione e teatralizzazione.In un'eccezionale anticipazione delle convenzioni della fotografia postmoderna, Fosso inventa il suo palcoscenico di performances: pose, simulazioni, travestimenti, autocompiacimenti. Inizialmente si ispira alle immagini patinate di cantanti e personaggi famosi, riprese da copertine di dischi e pagine di riviste occidentali alla moda. I suoi autoritratti, realizzati con continuità e la consapevolezza crescente di poter variare i significati del corpo, minano la tradizionale nozione di identità e mettono in atto, attraverso un'elaborazione intima di temi politici e sociali, uno spazio di fantasia, del tutto insolito tra i fotografi del continente africano. Anche senza affrontare esplicitamente il tema della sessualità, le sue immagini risultano cariche di erotismo