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Sante Monachesi (1910-1991)

Roma, Fondazione Roma Museo

24 Ottobre 2010

La mostra al Museo della Fondazione Roma ripercorre, attraverso una selezione di circa 100 opere tra dipinti e sculture, il variegato percorso creativo di Sante Monachesi, artista futurista marchigiano (Macerata 1910-1991), mettendone in evidenza i momenti più originali e soprattutto la sua attenzione rivolta all’uso in chiave artistica di materiali frutto delle nuove tecnologie industriali.
Promossa dalla Fondazione Roma, cui si deve l’impulso alla realizzazione dell’evento a celebrazione del centenario della nascita dell’artista, grazie all’iniziativa del suo Presidente, il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, la mostra sarà aperta al pubblico dal 21 settembre con ingresso gratuito.
La città marchigiana dove Sante Monachesi nacque nel 1910, Macerata, chiusa nel suo riserbo rinascimentale, appariva troppo angusta al giovane artista per soddisfare il suo desiderio di nuovo e il Futurismo sembrò allora rappresentare per lui l’occasione per evadere da quel mondo provinciale: la mostra allestita nell’estate del 1922 dal pittore Ivo Pannaggi presso il Convitto Nazionale era stata sufficiente ad innescare una bomba destinata a far deflagrare il sonnolento ambiente provinciale e la lettura del testo di Boccioni Pittura e Scultura Futurista fece il resto. Monachesi divenne futurista e lo fu per il resto dei suoi giorni: il capo storico del movimento futurista Filippo Tommaso Marinetti lo accolse a Roma, lo appoggiò presso il ministro Pavolini, lo introdusse nel vivace laboratorio culturale dell’Urbe.
Gli anni Cinquanta sono segnati dall’esperienza francese e dal successo incontrato dai suoi nuovi dipinti presso la galleria Silvagni di Parigi: visitando i sobborghi della capitale, ancora segnata dalle ferite lasciate dal secondo conflitto mondiale, Monachesi era rimasto impressionato dai grandi palazzi in costruzione ed elaborava la serie dei “Muri ciechi”, imponenti muraglie prive di finestre che attendevano di essere affiancate da altri edifici, rese dall’artista con ampie campiture di colore puro, rosso squillante, azzurro smaltato, bianco accecante, che si levano contro un cielo vaporoso e si fanno pura astrazione.
Ciò che accomuna le creazioni dell’artista marchigiano, nel suo spaziare dalla pittura alla scultura, dalla letteratura al cinema, è la coerenza interna alle sue opere: l’espressione libera da condizionamenti, di autonomia artistica, di desiderio sperimentale, persino di anticonformismo, che tutto accomuna nel suo divagante procedere creativo; una sorta di furor che caratterizza anche altri artisti che dalla piccola patria marchigiana si sono affacciati alla grande ribalta internazionale, scoprendosi desiderosi di sperimentare soluzioni nuove, talvolta senza nemmeno chiedersi se ciò fosse coerente con quanto realizzato in precedenza.
Il percorso espositivo si apre e si chiude con le sculture ideate da Monachesi, proprio per mettere in rilievo il suo importante ruolo anche nell’ambito dell’arte plastica e prende avvio con gli “Allumini a luce mobile” che rivelano l’attenzione dell’artista verso l’interazione fra forma, materiale e luce che con la sua mobilità concorre a determinare i rilievi delle opere. La sperimentazione di Monachesi si focalizza anche sulla scoperta della gommapiuma i cui grandi fogli divengono la materia prima per la creazione di opere plastiche, le "Evelpiume", nate dalla semplice azione del “legare e sciogliere” che l’artista suggeriva di praticare anche a quanti visitavano le sue mostre.