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Secessione e Avanguardia

Roma, Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea

15 Febbraio 2015

Con la mostra “Secessione e Avanguardia. L’arte in Italia prima della Grande Guerra 1905-1915”, a cura di Stefania Frezzotti, la Galleria nazionale d’arte moderna intende approfondire un momento di particolare fervore innovativo all’interno della cultura artistica e letteraria italiana immediatamente precedente la prima guerra mondiale. Un periodo breve - ideologicamente segnato da contrasti politico-sociali e da un crescente nazionalismo - durante il quale artisti e critici si interrogano sui concetti di modernità e avanguardia.
Mentre l’Ottocento, il ‘secolo lungo’, moriva, e con esso veniva meno l’entusiastica fiducia nel
progresso della belle époque, una generazione di giovani artisti si poneva in contrapposizione al consolidato sistema ufficiale delle esposizioni (le mostre degli Amatori e Cultori a Roma, le Biennali a Venezia), contestando i criteri conservatori e selettivi che regolavano partecipazioni ed esclusioni, rivendicando libertà espressiva e autonomia di canali espositivi alternativi.
Come era già avvenuto a Monaco, a Berlino, a Vienna, gruppi di artisti italiani giovani e meno
giovani sceglievano di associarsi nel comune segno della Secessione, sia interpretata, alla lettera, come separatismo, divisione netta e antagonistica, sia come manifestazione che raccoglieva le forze più innovative intorno a concetti modernisti, ma in cui non tardarono a penetrare elementi di avanguardia.
La mostra della Galleria nazionale prende l’avvio dal 1905, anno in cui Gino Severini e Umberto Boccioni organizzano nel Ridotto del Teatro Nazionale di Roma una Mostra dei Rifiutati la quale, benché non riuscisse pienamente nel tentativo di opposizione efficace alle esposizioni annuali degli Amatori e Cultori, costituì un primo germe di opposizione. Attraverso otto aree tematiche –che comprendono oltre 170 opere - il percorso si apre all’inizio del secolo nel clima del socialismo umanitario, di cui Giuseppe Pellizza da Volpedo è precursore, raccolto a Roma intorno a Giovanni Cena, Duilio Cambellotti e Giacomo Balla, qui presente con il ritratto monocromo di Lev Tolstoj.
Seguono gli artisti italiani che avevano avuto una significativa partecipazione alle esposizioni
europee indipendenti o secessioniste: Gaetano Previati, ammirato per la spiritualità simbolista al Salon de la Rose-Croix e alla Internationale Kunstausstellung di Monaco; Medardo Rosso, che partecipa alla grande rassegna sull’impressionismo organizzata dalla Wiener Sezession nel 1903; Giovanni Segantini, presente sia al Salon du Group de XX a Bruxelles sia alle esposizioni della Secessione di Monaco e di Vienna, invitato dagli artisti stessi della cerchia klimtiana.
Ca’ Pesaro e Secessione romana rappresentano i poli di un’avanguardia ‘moderata’, contrapposta all’avanguardia radicale del Futurismo, che intende incidere in maniera
rivoluzionaria sul linguaggio artistico, sulla psiche dell’uomo moderno, sulla realtà politica. La mostra si chiude sulla tabula rasa che il conflitto mondiale attua nei confronti di ogni aspirazione avanguardista, inglobandone lo slancio vitale. All’entusiastico interventismo futurista, alla nuova, modernissima iconografia della guerra nelle “dimostrazioni patriottiche” di Cangiullo, Marinetti, Balla, si contrappone la poetica del silenzio e dell’assenza, presagio del dramma imminente, del primo De Chirico.
L’iniziativa rientra nel Programma ufficiale delle commemorazioni per il centenario della Grande Guerra della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale. Catalogo Electa.
Per info: www.gnam.beniculturali.it

Ufficio stampa Electa
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