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Yvan Salomone. Rear View Mirror

Milano, Galleria Gruppo Credito Valtellinese

16 Marzo 2011

La mostra Yvan Salomone. Rear View Mirror è una personale dedicata al celebre artista francese, oggetto anche di un recente omaggio al Beaubourg, ospitata nelle sale della Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Milano, che con questo nuovo appuntamento prosegue l’indagine sul tema del “paesaggio costruito”.
La mostra è prodotta e organizzata dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese in collaborazione con Galerie Xippas, Parigi, mentre i servizi di accoglienza sono stati affidati a Civita.
Cinquanta acquerelli di grandi dimensioni raccontano i porti di Saint-Malo, Le Havre, Rotterdam, Shanghai, Dakar e altre città di mare. Questi vengono visti come luoghi dove finisce la città più che come spazi di apertura verso l’immenso acqueo. Il mare anzi è escluso da queste visioni anche se è presupposto e immaginabile, mai direttamente raccontato o mostrato. Sono luoghi situati "ovunque purché da nessuna parte", che rientrano più nel campo dell'immagine mentale che della descrizione topografica.
Il suo primo quadro, una serie di vagoni su una banchina indefinita, quella di una stazione o di un porto, era emblematico. Esso orientava immediatamente la sua ricerca verso l'idea di transito e, per estensione, quella d’ impermanenza. Le zone portuali progressivamente integrate con le zone industriali sono così diventate le basi di questa esplorazione. Ambito e luoghi senza fondamenta, come le navi, in preda agli stessi pericoli e alle stesse turbolenze, questi oggetti sono talora fluttuanti, talora in naufragio, costruiti a partire da una pratica pittorica energica e puntuale, nella quale si affrontano l'acqua e il colore in modo non tradizionale.
Yvan Salomone si dedica infatti a dominare la tecnica e mascherare la tavolozza dell'acquerello affinché si carichi di nuovi significati.
Così avviene per la tecnica dell’acquarello: “L’artista la sceglie con il linguaggio e ne conosce anche i limiti e la storia. La rinnova negandola”. Ecco i grandi formati, la loro fissità dimensionale. Ma a colpire è innanzitutto la loro genesi. Sono immagini raccolte fotograficamente in lunghi viaggi su lontane rotte, oppure dietro casa. Istantanee che vengono selezionate in studio e poi alcune diventano dei grandi lavori realizzati con la tecnica da lui preferita, l’acquarello appunto. Un lavoro a settimana – sottolinea ancora Dehò - con una regolarità certosina, maniacale: una vera e propria disciplina. Questa è forse una parola chiave, qualcosa che conduce a dichiarare un metodo, ad adottare una procedura di lavoro che è una filosofia dell’arte. Yvan Salomone mette insieme la manualità del fare, ma proprio nel senso della parola greca poiein, qualcosa che è distaccato dalla pura e semplice esecuzione materiale di qualcosa, che possiede regola, che ha qualcosa di monastico che riesce ad accompagnare le giornate, a scandirle di ordine e di libertà.
L’esposizione costituisce il quarto appuntamento del progetto “ Una certa idea della Francia”, ideato e promosso dal direttore del Centre Olivier Descotes, che nell’arco di due anni coinvolge artisti francesi invitati da sei curatori italiani.