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A Gianfranco Imperatori

Quando qualcuno muore il vuoto che lascia intorno a sé è sempre proporzionato a quello che ha seminato nel corso della vita, non solo a quello che ha fatto, ma alle idee, alle speranze, agli entusiasmi che ha saputo accendere. Gianfranco Imperatori lascia un grande vuoto e un grande ricordo: nella famiglia, negli amici, nel mondo delle imprese e della finanza e in tutti quelli che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui a Civita.
Civita è nata da quella che fu una sua straordinaria intuizione perché, come ci ricordava in occasione del Ventennale, “..la visione, anche a livello aziendale, viene prima degli obiettivi strategici”. Vedere oltre: era questa la grande capacità di Imperatori. Intuire i processi, saper leggere le trasformazioni, tradurre le idee in progetti innovativi.
Ebbe lui l’intuizione di coniugare la tutela e la valorizzazione dei beni culturali ad un “nuovo modello di sviluppo”, riuscendo a coinvolgere in questa sfida il mondo delle imprese.
Nel 1987, in una giornata ottobrina a Civita di Bagnoregio promosse quell’incontro avventuroso in cui nacque l’Associazione Civita alla presenza di Gianni Letta, Paolo Portoghesi, Roberto Mostacci, Erino Pompei sindaco di Civita. Oggi Civita è una realtà consolidata a livello nazionale attiva nella promozione culturale, nella ricerca e nella gestione dei beni culturali.
Proprio all’inizio di questo mese ci ricordava che “un mondo muore ed un altro sta nascendo” e tornava sul tema della città, luogo della creatività, della cultura, cardine dell’economia della conoscenza. Un tema su cui ci invitava a studiare, ma anche a elaborare progetti che attuassero idee perché ricerca e studio si inverassero nella pratica.
Per noi che abbiamo avuto la fortuna di lavorare con lui in questi anni, Gianfranco Imperatori è stato anche altro. A gennaio, quando già il suo fisico era indebolito dal male, in una lettera inviata ai dipendenti li ringraziava tutti, ricordando i “collaboratori invisibili che mi sostengono quotidianamente”. L’ultima sua visita non la potremo dimenticare: stanza per stanza a salutare tutti e a ricordare quanto ancora ci fosse da fare, a dare consigli e ricordare gli impegni.
Caro Professore, stia tranquillo, non ce ne dimenticheremo.

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