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Ascesa e declino dell’Apartheid. Oltre 70 fotografi, artisti e registi in mostra

Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano ospita dal prossimo 9 luglio la mostra RISE AND FALL OF APARTHEID: Photography and the Bureaucracy of Everyday Life (Ascesa e declino dell’Apartheid: fotografia e burocrazia della vita quotidiana). Si tratta della prima e più completa raccolta delle immagini che hanno fatto la storia dell’Apartheid, ideata dall' ICP International Center of Photography di New York.
Curata da Okwui Enwezor, già adjunct curator all’ICP e oggi direttore della Haus der Kunst di Monaco dove la mostra è approdata in primavera dopo il grande successo americano, l’esposizione arriva in Italia promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura , PAC e CIVITA con il sostegno di TOD’S, sponsor dell’attività espositiva annuale del Padiglione milanese.
L’esposizione, voluta in onore dei 30 anni di collaborazione di Willis E. Hartshorn con l’ICP, è stata realizzata grazie al contributo di Mark McCain e Caro Macdonald/Eye and I, della Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, del National Endowment for the Arts, della Joseph and Joan Cullman Foundation for the Arts, di Deborah Jerome e Peter Guggenheimer, del New York City Department Cultural insieme con il City Council e della Robert Mapplethorpe Foundation.
Pietra miliare nel suo genere e frutto di oltre sei anni di ricerche, il progetto raccoglie il lavoro di quasi 70 fotografi, artisti e registi, dimostrando il potere dell’immagine - dal saggio fotografico al reportage, dall’analisi sociale al fotogiornalismo e all'arte - di registrare e analizzare l'eredità dell'apartheid e i suoi effetti sulla vita quotidiana in Sud Africa.
Complessa, intensa, evocativa e drammatica, la mostra analizza oltre 60 anni di produzione illustrata e fotografica ormai parte della memoria storica e della moderna identità sudafricana. Fotografie, opere d'arte, film, video, documenti, poster e periodici: un ricco mosaico di materiali, molti dei quali raramente esposti insieme, documenta uno dei periodi storici più importanti del XX secolo, le sue conseguenze tuttora durature sulla società sudafricana e l'importanza del ruolo di Nelson Mandela.
L’Apartheid, parola olandese composta da “separato” (apart) e “quartiere” (heid), è stata la piattaforma politica del nazionalismo afrikaner prima e dopo la seconda guerra mondiale. Un sistema creato appositamente per promuovere la segregazione razziale e mantenere il potere nelle mani dei bianchi. Nel 1948, dopo la vittoria a sorpresa dell’Afrikaner National Party, l'apartheid è stata introdotta come politica ufficiale dello stato, diventando con il tempo sempre più spietato e violento nei confronti degli africani e delle altre comunità non bianche e trasformando le istituzioni con l'unico scopo di negare e privare dei propri diritti civili di base africani, meticci e asiatici.
È in questo contesto che nasce la fotografia sudafricana, così come la conosciamo oggi. La mostra parte dall’idea che la salita al potere del Partito Nazionale Afrikaner e la conseguente introduzione dell'apartheid come suo fondamento legale abbiano modificato la percezione del Paese da una realtà puramente coloniale, basata sulla segregazione razziale, a una realtà vivacemente dibattuta, basata su ideali di uguaglianza, democrazia e diritti civili. La fotografia ha colto quasi immediatamente questo cambiamento e ha trasformato il proprio linguaggio da mezzo puramente antropologico a strumento sociale. Questa è la ragione per cui nessuno meglio degli artisti sudafricani ha saputo cogliere la situazione del Sud Africa e della lotta all'apartheid, in modo così critico e incisivo, con una profonda complessità illustrativa e una penetrante introspezione psicologica.

Riferimenti

Rise and Fall of Apartheid. Photography and the Bureaucracy of Everyday Life
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
9 luglio – 15 settembre 2013