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Canova e l’ideale classico in mostra a Forlì

Antonio Canova, "Ebe" (particolare)

Il 25 gennaio ha aperto al pubblico la mostra Canova. L’ideale classico tra scultura e pittura, una grande rassegna che, fino al 21 giugno 2009, darà la possibilità di ammirare 160 opere del Maestro veneto esposte negli spazi dei Musei San Domenico a Forlì.
La mostra, che si configura come la più impegnativa e completa esposizione sino ad oggi dedicata al Maestro veneto dopo quella di Venezia del 1992, è realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, vede la prestigiosa collaborazione del Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, dei Musei Vaticani, del Polo Museale Fiorentino, del Museo Civico di Bassano e della Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico per le province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.
Curatori della mostra e del catalogo sono Antonio Paolucci, che presiede anche il prestigioso Comitato Scientifico, Sergéj Androsov e Fernando Mazzocca. Il coordinamento generale è affidato a Gianfranco Brunelli. Curatori dell’allestimento sono gli Studi Wilmotte et Associés di Parigi e Lucchi & Biserni di Forlì. Civita ne cura i servizi.
Gli addetti ai lavori probabilmente lo sanno, il pubblico verosimilmente no. Non è noto che Forlì, e con Forlì le Romagne, furono luoghi fondamentali per Canova e, in generale, per il neoclassico in pittura e scultura.
Attraverso una serie di capolavori esemplari, l’esposizione forlivese ripercorrerà l’intera carriera del “moderno Fidia”, ponendo per la prima volta a confronto le sue opere (marmi, gessi, bassorilievi, bozzetti, dipinti e disegni), oltre che con i modelli antichi cui si è ispirato, anche con i dipinti di artisti a lui contemporanei con i quali si è confrontato.
Da Canova al grande neoclassicismo internazionale, con un focus di partenza – Forlì - ben localizzato ma non locale. Una mostra che spazia dalla scultura alla pittura, proponendo anche alcuni, altissimi confronti con Raffaello e Tiziano, e altri capolavori di quel “classico” che fu fonte di ispirazione per molti artisti tra l’ultimo Settecento e il primo Ottocento.

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