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Civita compie 20 anni

Il Presidente Napolitano a Civita di Bagnoregio

Abbiamo festeggiato così i nostri venti anni. Un tornare alle origini guardando al futuro, con lo stesso spirito che era contenuto nel “logo” che demmo ad una delle prime nostre iniziative nel lontano 1989: “Salvare Civita vuol dire non solo restaurare un passato, ma inventare un futuro”.
È stato quasi un tornare indietro di venti anni, quello che il 16 novembre ha visto Civita di Bagnoregio, “il paese che muore”, onorato dalla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. C'erano gli amici di sempre: Gianni Letta, il Sindaco Erino Pompei, il Presidente della Fondazione Carivit Aldo Perugi con il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il Presidente della Provincia di Viterbo Alessandro Mazzoli e numerose autorità che ringraziamo della loro presenza. Né sono mancati i saluti del VicePresidente del Consiglio dei Ministri Francesco Rutelli e del Sindaco di Roma Walter Veltroni. Tanti nostri soci hanno voluto essere con noi a conferma dell'impegno che ci lega. Quell'intuizione di coniugare tutela e valorizzazione dei beni culturali ad un “nuovo modello di sviluppo”, formulata da Gianfranco Imperatori e sostenuta da un gruppo di intellettuali e da alcune imprese, trovò una rappresentazione materiale nella rupe di Civita. Ed è in quel luogo e in quel nucleo iniziale di imprenditori, architetti, storici dell'arte, economisti, che vanno cercate le origini di quella che, allora, nel 1987, venne battezzata come “Associazione Progetto Civita”, che, in poco tempo, sarebbe diventata Associazione Civita per identificarsi, nel presente, con i due marchi dell'Associazione e di Civita Servizi.
Questi venti anni sono stati densi di avvenimenti e cambiamenti che hanno investito l'intera società e, in modo particolare, la considerazione sociale, politica ed economica del nostro patrimonio culturale. Nei venti anni della sua attività, Civita ha assistito, sperimentato, a volte anticipato i grandi cambiamenti che si sono verificati nel mondo dei beni culturali, tanto nella domanda che nell'offerta di cultura. Alla base di molte nostre iniziative, sin dagli inizi degli anni '90, sono state due idee: la prima, che i beni culturali potessero dare un contributo importante allo sviluppo economico del Paese; la seconda, che proprio per questo fosse necessario un diverso rapporto tra pubblico e beni culturali, che dovesse cambiare l'approccio alla fruizione.
Nel 1990 fu fondato il “Consorzio Civita” che riuniva enti pubblici di ricerca ed imprese ad alta tecnologia per la promozione di interventi innovativi in campo culturale ed ambientale. L'Associazione Civita inizia ad operare con iniziative culturali prima a Roma, poi sull'intero territorio nazionale. I successi di pubblico spingono l'Associazione ad aprire la nuova sede di Piazza Venezia, per offrire agli associati un più adeguato spazio per il confronto, mentre si moltiplicano le iniziative culturali e gli eventi. Sono gli anni in cui gli incontri “Cultura&Impresa”, consentono a imprenditori e uomini dell'arte e della cultura di ragionare sulle opportunità di confronto fra i due mondi, con l'intento di aggiungere all'aspetto essenziale della “sponsorizzazione” altri livelli di integrazione e collaborazione fra cultura e mondo delle imprese. Con il Rapporto Civita del 1993 offrimmo un'occasione importante di riflessione su questo tema. I musei italiani, ammirati in tutto il mondo per le loro opere, non offrivano quei servizi che consentivano una migliore qualità dell'offerta. Di lì a poco la Legge Ronchey avrebbe gettato le basi per la creazione dei servizi aggiuntivi e per un nuovo rapporto tra pubblico e privato. Civita è subito protagonista di questa nuova fase, intervenendo direttamente nella gestione dei nuovi servizi di molti musei italiani: Brera, il Cenacolo vinciano, Ostia antica, Villa Adriana, il Museo di Capodimonte, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, fino all'esperienza condotta ai Musei Capitolini con la società Zètema, costituita insieme ad Acea e Costa Edutainment, primo caso di global service nella gestione museale. Abbiamo continuato il nostro lavoro in questo campo sia dal punto di vista teorico che pratico. I Rapporti annuali, Il Giornale di Civita, La Sfida, ma anche gli studi di fattibilità, la progettazione dei distretti culturali, le collaborazioni con enti pubblici e privati, lo sforzo di favorire l'incontro tra impresa e cultura attraverso convegni ed eventi sono solo alcune delle attività di studio e ricerca che abbiamo sviluppato. Abbiamo portato nel mondo dei musei e degli eventi espositivi un modo nuovo di gestire i servizi e la comunicazione: non è un caso se oggi gestiamo oltre 40 musei e siamo protagonisti di alcuni tra i più importanti eventi espositivi italiani.
Il rapporto tra pubblico e privato nella gestione del patrimonio, guardato forse con sospetto ai suoi primi passi, oggi è fonte di ottimi risultati, apprezzato specialmente dai soggetti a cui era demandata la valorizzazione culturale, grazie anche ad una precisazione e divisione dei ruoli sancite dalle più recenti normative, che, a nostro giudizio, danno vita ad un rapporto virtuoso: al settore pubblico, infatti, spettano tutte le competenze scientifiche e la valorizzazione culturale, mentre al privato può essere demandata la valorizzazione economica di tutte le attività di supporto alla visita e, più in generale, alla gestione di musei, parchi archeologici e così via. Possiamo dunque affermare di aver dato un forte impulso alla presenza del soggetto privato nel mondo della cultura sostenendo una progressiva trasformazione del loro rapporto: da sponsor o mecenate ad investitore ed imprenditore di cultura. Non solo: l'elemento su cui maggiormente abbiamo voluto insistere è che sapere e produzione sono intrinsecamente legati fra loro ed anzi rappresentano il frutto di quella che oggi viene chiamata economia della conoscenza. L'economia della conoscenza e dell'immateriale assegna un ruolo forte al territorio. Per cogliere a pieno gli impatti che il settore culturale può creare è necessaria una maggiore integrazione tra questo e il patrimonio culturale; è necessario avere una visione non parcellizzata del territorio, comprendere i legami tra i diversi ambiti, valorizzare l'insieme delle risorse e, dunque, operare in modo organico ed integrato. È necessario, cioè, muoversi in quella che abbiamo chiamato la logica del “distretto culturale”. Il nostro progetto iniziale voleva promuovere un nuovo modo di intendere il rapporto tra impresa e cultura, volto a costruire un legame tra il fare, il produrre e il sapere. Sembrava un'operazione per pochi. In effetti, siamo partiti da non più di dieci aziende attorno al progetto iniziale e oggi contiamo circa 160 associati, tra cui imprese importanti che hanno molte occasioni per confrontarsi tra loro, parlare con gli operatori della cultura, costruire progetti, partecipare alla vasta opera di rinnovamento della società italiana dal particolare punto di vista che è la cultura. Si è creato intorno a Civita un tessuto di relazioni importanti, una credibilità spendibile sul mercato dei beni culturali, un complesso di conoscenze e competenze che può sostenere queste relazioni e questa credibilità. E, soprattutto, la fiducia crescente nella concreta possibilità che, anche in Italia, sia data credibilità all'industria culturale, con tutte le opportunità occupazionali le cui potenzialità abbiamo cercato di sottolineare nel nostro ultimo Rapporto “La Formazione vale un patrimonio”: a patto che il sistema formativo riesca a confrontarsi operativamente con la realtà in cambiamento e che le istituzioni preposte a tutela e valorizzazione accolgano appieno il nuovo ruolo che il nuovo modello di sviluppo sta loro attribuendo. L'esperienza maturata in questi anni, lungi dall'avere esaurito il nostro compito, ha piuttosto confermato la nostra convinzione iniziale: il settore dei beni culturali può assumere un ruolo strategicamente molto importante nello sviluppo di questo Paese e nel suo posizionamento internazionale, mentre è urgente mettere a sistema tutte le potenzialità espresse dal nostro apparato produttivo, dal sistema della formazione, dal patrimonio culturale diffuso. Si aprono, oggi, tante nuove scommesse: l'esplodere del turismo culturale, lo sviluppo esponenziale delle nuove tecnologie e le infinite possibilità di applicazione al settore del patrimonio culturale, l'affermarsi sempre più consistente dell'arte contemporanea, la sempre crescente necessità di superare i confini locali, per creare occasioni di confronto con altre culture, la necessità di ripensare il ruolo dei musei, anche per ripristinare il confronto con i giovani. Sono alcune delle sfide che si prospettano e che siamo, sin d'ora, pronti ad affrontare, forti delle parole di incoraggiamento che il Presidente della Repubblica ci ha rivolto nell'incontro a Civita di Bagnoregio.
Antonio Maccanico
Presidente Associazione Civita