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Egitto: un tesoro mai visto prima

gli occhi di udjat

A distanza di quasi 100 anni, dopo un accurato lavoro di studio e di restauro, è finalmente possibile rivivere l’esperienza e le emozioni delle straordinarie scoperte effettuate in Egitto dalla Missione Archeologica Italiana fra il 1908 ed il 1920. Un appassionante viaggio lungo la valle del Nilo sorprenderà i visitatori della mostra EGITTO MAI VISTO Le dimore eterne di Assiut e Gebelein allestita nella splendida cornice della Villa Genoese Zerbi a Reggio Calabria.Una grande esposizione, la cui organizzazione è stata affidata a Civita con la collaborazione di STart, giunta a Reggio Calabria, dopo la prima sede a Trento nel Castello del Buonconsiglio, per volontà dell’Amministrazione Comunale, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Soprintendenza Archeologica del Piemonte e delle Antichità Egizie, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri. Il progetto scientifico e la curatela della mostra è dovuta a Elvira D’Amicone e Massimiliana Pozzi Battaglia, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie e della Società Cooperativa Archeologica.
Per la prima volta, anche con l’ausilio di fotografie originali, è possibile tornare virtualmente nei due capoluoghi di provincia nell’Antico Egitto dove sono stati custoditi per 4000 anni nel deserto i segreti della vita quotidiana e della vita nell’aldilà. Circa 400 i reperti esposti, tutti provenienti dai depositi del Museo Egizio di Torino dove sono stati premurosamente conservati e, per lo più, mai esposti al pubblico. Il cuore dell’esposizione, il cui allestimento è stato progettato da Costantin Charalabopoulos e arricchito da una suggestiva ricostruzione della necropoli e da un interessante documentario etnografico sui siti, ruota intorno ad uno straordinario nucleo di dodici sarcofagi a cassa in legno stuccato e dipinto con iscrizioni che tramandano formule d’offerta e rituali funerari magico-religiosi; i sarcofagi, alcuni dei quali contenenti ancora la mummia, sono arricchiti da tutti gli elementi del corredo funerario che accompagnavano il defunto e, attraverso i quali, possiamo oggi ricostruire le loro storie e quelle delle loro famiglie: vasi, poggiatesta, specchi, sandali, bastoni, archi e frecce, cassette in legno, modellini di animali, barche con equipaggi, modelli di attività agricole e artigianali. Dall’osservazione dei materiali emerge la sorprendente maestria degli artigiani egiziani nella lavorazione del legno, che fece di Assiut uno dei centri dove fu raggiunto il massimo livello di espressione artistica alla fine del Primo Periodo Intermedio. In mostra anche circa 40 pareti di sarcofago con geroglifici incisi e dipinti e 10 stele recentemente restaurate, che svelano i segreti della scrittura geroglifica e permettono di conoscere le credenze funerarie e le principali divinità del pantheon egiziano. Di straordinaria fattura sono le statue in legno, alcune delle quali di notevoli dimensioni benché frammentarie, destinate a riprodurre il corpo del proprietario nella vita eterna e raffiguranti i signori della città in posa elegante e composta, con un lungo bastone di appoggio e uno scettro come insegne del loro prestigio. Le dimore eterne di Assiut e Gebelein ci restituiscono, in ultima istanza, le testimonianze di due siti della provincia egiziana in un’epoca in cui l’indebolimento del potere faraonico centrale lasciò spazio ad una sorta di democratizzazione dell’aldilà (la sepoltura non è più una prerogativa esclusiva del faraone e della sua ristretta cerchia) e ad espressioni artistiche di straordinaria originalità.

Riferimenti

EGITTO MAI VISTO Le dimore eterne di Assiut e Gebelein
dal 21 febbraio al 20 giugno 2010
Reggio Calabria, Villa Genoese Zerbi