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Firenze, Il cosmo magico di Leonardo. L'Adorazione dei Magi restaurata

L'Adorazione dei Magi di Leonardo degli Uffizi torna in Galleria dopo un restauro compiuto all'Opificio delle Pietre Dure, durato cinque anni.
La mostra, a cura di Eike D. Schmidt, Marco Ciatti e Daniela Parenti, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con le Gallerie degli Uffizi, l'Opificio delle Pietre Dure, gli Amici degli Uffizi e Firenze Musei. A Opera Laboratori Fiorentini – Civita sono stati affidati la realizzazione dell’allestimento e la produzione e gestione della mostra. L'intervento di restauro è stato reso possibile grazie al generoso sostegno degli Amici degli Uffizi e alla Getty Foundation di Los Angeles che ha finanziato le collaborazioni professionali necessarie all’intervento sul supporto.
Nel novembre del 2011 la grande tavola dell’Adorazione dei Magi di Leonardo fu trasferita al laboratorio di restauro della Fortezza da Basso, dove per molti mesi fu sottoposta a numerose indagini diagnostiche, prima che, nell’ottobre 2012, venisse finalmente presa la decisione congiunta di intraprenderne il restauro.
Quando nell'autunno del 2012 le Gallerie degli Uffizi e l'Opificio delle Pietre Dure diramarono la notizia del restauro dell’Adorazione dei Magi, molti si saranno chiesti perché restaurarla. Infatti, fra gli studiosi, dieci anni prima, quando era stato ventilato un possibile restauro, si erano accese discussioni e controversie: alcuni non erano certi che dalla superficie scura e brumosa potesse emergere qualcosa di più di quello che si poteva intravedere o, a volte, solo immaginare. Fra il grande pubblico poteva essersi diffusa un'abitudine inconscia, assimilata anche attraverso le riproduzioni nei libri scolastici e la mitologia cresciuta intorno al dipinto, che l'Adorazione fosse un'opera volutamente enigmatica, misterica e che esprimesse questo contenuto astratto attraverso la sua nebulosa composizione, dove si affollavano figure quasi indistinguibili, intente in azioni e gesti non decifrabili. In realtà, la complessità dell'Adorazione dei Magi sta in gran parte proprio nel suo essere un dipinto incompiuto, e incompiuto in modo difficilmente comprensibile. Leonardo da Vinci, infatti, partendo nel 1482 da Firenze alla volta di Milano, lasciò la pittura a diversi livelli di avanzamento: alla stesura di azzurro del cielo, appena accennato, si affiancano aree quasi di solo disegno; figure più costruite e rilevate con colori scuri; immagini che si sovrappongono ad altre, cancellandole e cambiando l'intenzione precedente; zone di ricerca spaziale e volumetrica. Interpretare un'opera così non era certo facile, ma soprattutto  per i restauratori non era una procedura comune confrontarsi con le idee continuamente in divenire di Leonardo, invece che con un lavoro finito.
Oggi, ad intervento completato, sono più leggibili tutte le figure ed i dettagli ed è anche percepibile l’eccezionale costruzione spaziale interna alla figurazione, soprattutto nello sfondo che si apre su una visione prospettica ed atmosferica tipica di Leonardo, sinora addirittura mascherata da una vera e propria patinatura (cioè uno strato di vernice pigmentata che voleva conferire all’insieme l’aspetto di un monocromo). Appare anche evidente come, in modo inconsueto per il suo tempo e unico persino nella sua produzione artistica, Leonardo abbia elaborato il disegno direttamente sulla tavola anziché su carta, come è evidente dai numerosissimi cambiamenti in corso d’opera che oggi sono di nuovo visibili.
Si può dunque a buona ragione affermare che il risultato finale del restauro fa riscoprire un capolavoro straordinario per innovazione e invenzione, che da secoli nessuno aveva potuto vedere. Inoltre, il progetto di conservazione comprende anche un piano di conservazione preventiva che segua e controlli l'opera nel tempo. I risultati dell'intervento sono dunque molti, riassumibili in tre principali filoni: una migliore conservazione di tutti i materiali originali; una più approfondita conoscenza del processo creativo di Leonardo e della sua tecnica; una più chiara lettura degli straordinari valori espressivi dell'opera.
In occasione della presentazione al pubblico di questo prestigioso restauro, all'Adorazione dei Magi di Leonardo sarà affiancata l'omonima pala, sempre degli Uffizi, di Filippino Lippi, commissionata nel 1496 al pittore per l'altare maggiore della chiesa di San Donato a Scopeto dai medesimi Canonici Regolari del convento di Sant'Agostino che nel 1481 avevano dato lo stesso incarico al da Vinci. Leonardo non portò a compimento l'opera e non rispettò la consegna pattuita nell'arco dell'anno per la sua andata a Milano al servizio di Ludovico il Moro, per cui i Canonici si rivolsero poi al pittore Filippino Lippi. In mostra anche tre tavole raffiguranti San Donato, Sant'Agostino (prestiti del North Caroline Art Museum)  e la coppia dei Santi Ubaldo e Frediano (collezione privata), che si presume siano quanto rimane di una predella  dell'Adorazione del Lippi.

Riferimenti

Il cosmo magico di Leonardo. L'Adorazione dei Magi restaurata
Firenze, 28 marzo - 24 settembre 2017
Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture