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I Crivelli di Brera

Carlo Crivelli, Madonna della Candeletta, 1430, olio su tavola, Milano, Pinacoteca di Brera, © Archivio fotografico della Soprintendenza

Per il Bicentenario della Pinacoteca di Brera tornano a Milano quei dipinti di Carlo Crivelli che nel passato furono ceduti per ottenere opere di altri artisti. La mostra Crivelli e Brera, curata da Emanuela Daffra e inaugurata ieri, è l’occasione per rivedere l’ Annunciazione di Ascoli ma anche per ammirare e studiare, per la prima volta gli uni accanto agli altri, i pannelli che componevano le due grandi pale d’altare eseguite per Camerino: il trittico di San Domenico e il polittico del Duomo, completato dalle parti dipinte della cornice, che a Milano non furono mai ma che sono state individuate dalla critica. Con l’unica eccezione della pala raffigurante la Consegna delle chiavi, troppo delicata per viaggiare e simbolicamente sostituita da due dei pannelli che ne ornavano la cornice.
La mostra, come d’altronde tutte le manifestazioni del bicentenario della Pinacoteca, è stata realizzata dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Milano, Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio e Varese, con la collaborazione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia e con il contributo di Electa e di Civita per il sostegno finanziario, il supporto all’organizzazione, le attività editoriali e di comunicazione.
Carlo Crivelli è ancora oggi un pittore che sconcerta, impossibile da catalogare con etichette complessive come ‘gotico’ o ‘rinascimento’.
Veneziano di origine, trovò nelle signorie e nelle città marchigiane il luogo dove fare apprezzare i suoi polittici, giganteschi e rutilanti di ori ma con dettagli anticheggianti in impeccabile prospettiva, o le sue tavolette dove l’occhio si perde in dettagli verissimi e commoventi. Queste scelta di vita e di stile ne decretarono la sfortuna critica e la scomparsa quasi totale dalle trattazioni dedicate alla storia dell’arte.
Stupisce dunque la scelta dei commissari napoleonici che nel settembre 1811, battendo palmo a palmo anche i luoghi più impervi delle Marche, convogliarono a Brera ben tredici tavole del pittore, due pale singole e dieci scomparti che componevano due polittici eseguiti per Camerino. Tra le motivazioni che spinsero la neonata Pinacoteca a radunare tante opere di un pittore sostanzialmente sconosciuto, ci doveva essere certamente quella di testimoniare scuole pittoriche diverse, italiane e straniere. Ma molto presto alcune tavole crivellesche vennero disperse: il polittico di San Domenico, arrivato a Milano quasi integro, fu privato della cornice e le tre scene del coronamento furono cedute per ottenere dipinti di altri artisti. Allo stesso modo furono oggetto di scambio l’ Annunciazione di Ascoli, vanto della National Gallery di Londra e la Consegna delle chiavi a San Pietro, giunta ai musei di Berlino.
La mostra non vuole ricostruire la carriera di Crivelli, ma piuttosto far riflettere, attraverso questa vicenda esemplare, sulle logiche che hanno guidato la prima organizzazione di Brera e le politiche di crescita di alcuni importanti musei stranieri nel corso dell’Ottocento.
Il percorrere in sequenza le opere, tutte eseguite nella parte finale della carriera del pittore, fa cogliere passaggi cruciali del suo percorso artistico. Per questo si sono voluti raccogliere, accanto ai dipinti, oggetti delle categorie più diverse, dai tessili alle ceramiche, dai tappeti alle oreficerie che dimostrano la capacità di Crivelli di tradurre col pennello effetti propri di altre tecniche. Pitture visionarie e talvolta espressionistiche che partono da una riproduzione disperatamente puntuale della realtà che viene poi trasfigurata dallo stile.
Con questa iniziativa la Pinacoteca di Brera vuole offrire oggi un’immagine più ricca e sfaccettata, più rispondente alla reale statura artistica di un artista certo sconcertante ma straordinario.

Riferimenti

Crivelli e Brera
dal 26 novembre 2009 al 28 marzo 2010
Milano, Pinacoteca di Brera (sala XX, XIX, XXII)
via Brera, 28