Per offrirti una migliore esperienza di navigazione, il sito utilizza dei cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l'uso dei cookies.

L’Opificio delle Pietre Dure nell’Italia unita

All’Esposizione Nazionale del 1861, che a Firenze celebrò la freschissima unità d’Italia, partecipò con lavori antichi e moderni in pietre dure la ex-manifattura granducale, che di lì a poco avrebbe mutato il suo nome in Opificio delle Pietre Dure. Celebre in tutta Europa, l’aristocratica manifattura che fino dalla sua fondazione, nel 1588, aveva lavorato al servizio esclusivo della corte, si presentò all’ appuntamento con la magnificenza di sempre, e forse con la convinzione di poterla perpetuare, anche nella nuova condizione di istituto statale, in obbligo di finanziarsi con le vendite al pubblico. Potevano confermarla in quella che si rivelò un’illusione i lusinghieri commenti ricevuti nell’ occasione: “Quanto tempo avrà mai costato questa composizione che vi riproduce in una tavola marmorea tutta intera una primavera?”.
E davvero una primavera in perenne fioritura è quella che germoglia radiosa nei mosaici dell’Opificio allora e negli anni a seguire, facendo rivivere il naturalismo che aveva brillato nei mosaici del periodo mediceo, ma al tempo stesso assecondando la passione floreale, all’epoca dominante nelle arti decorative di tutta Europa.
Questa finale e seducente attività dell’Opificio per la prima volta è oggetto di una mostra, curata da Annamaria Giusti, e aperta alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti dal 17 maggio all’11 settembre. La mostra è stata promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Soprintendenza Speciale per i Beni Artistici e Storici ed Etnoantropologici e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria d’arte moderna, Firenze Musei e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
Dopo una sezione introduttiva, che riunisce un florilegio di creazioni medicee e lorenesi, di premessa allo stile dei lavori ottocenteschi, la mostra presenta la produzione del periodo post-unitario, che continuò a distinguersi per preziosità di materiali e magistero tecnico, patrimonio irrinunciabile dell’ antico “commesso” fiorentino. Pannelli parietali, tavoli, cofanetti, sculture in pietre dure e oggetti di arredo affascinano per lo splendore pittorico delle pietre rare, come per le ricercate invenzioni decorative. In più casi esorbitanti, per importanza e costi, a fronte delle esigenze e disponibilità di una clientela borghese.
La mostra è occasione anche per un’inedita rassegna antologica dei laboratori privati fiorentini, che operavano sulla scia dell’Opificio, spesso riproponendone i modelli eseguiti con materiali meno rari, e riscuotendo un vasto successo di pubblico, invogliato dai costi assai più contenuti. I Savoia stessi, ai quali è dedicata una sezione della mostra, incentivarono questa attività squisitamente fiorentina, come attestano gli arredi che negli anni di Firenze capitale e in seguito andarono ad arricchire la reggia di Pitti, ma anche quella di Lisbona, dove dal 1862 regnò Maria Pia di Savoia.
Quale futuro allora per un Opificio appassionato di una tradizione che non gli consentiva di sopravvivere? Una riconversione radicale, che già prima della fine del secolo destinò artefici e risorse tecniche alla nascente attività di restauro del patrimonio artistico nazionale, aprendo la via al futuro e tuttora vitale Opificio delle Pietre Dure.
E’ su questo nobile congedo dal passato che la mostra si chiude, senza tralasciare le testimonianze recenti del persistere di una manualità preziosa come i materiali di cui si serve, e che l’ Opificio è riuscito a salvaguardare fino a oggi. Sperando che possa sussistere anche in un domani.

Riferimenti

Dagli splendori di corte al lusso borghese. L’Opificio delle Pietre Dure nell’Italia unita
17 maggio – 11 settembre 2011
Firenze, Galleria d’arte moderna, Palazzo Pitti