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L’arte di produrre Arte: presentato il nuovo Rapporto di Civita

Presentazione Rapporto "Larte di produrre arte" (© foto Fulvio Fugalli)

Martedì 27 novembre, presso la sede della Fondazione Roma, l’Associazione Civita ha presentato il Rapporto L’arte di produrre Arte. Imprese culturali a lavoro, alla presenza di Antonio Maccanico, Presidente dell’Associazione Civita e di Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Roma.
Al dibattito, moderato dal giornalista Angelo Mellone, hanno partecipato Albino Ruberti, Segretario Generale Associazione Civita, Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale MIBAC, Sam Baron, Direttore sezione Design FABRICA, Luca De Biase, giornalista Il Sole 24Ore e Franco Scaglia, Presidente Teatro di Roma.
Il volume - curato da Pietro Antonio Valentino, economista della cultura e docente presso l’Università di Roma “La Sapienza”, ed edito da Marsilio Editori - indaga ruolo e dinamiche della “Industria Culturale e Creativa”, sia dal lato della produzione che della domanda, mostrando le debolezze del settore in Italia, in confronto con gli altri Paesi europei, ma anche le potenzialità inesplorate. Il volume inoltre fornisce alcune indicazioni per la messa in atto di mirate politiche di sviluppo settoriale, al fine di cogliere le opportunità offerte dal settore e superare i ritardi accumulati rispetto ai competitors stranieri.
Il Rapporto – realizzato dal Centro Studi “G. Imperatori” dell’Associazione Civita grazie al contributo della Fondazione Roma Arte-Musei e alla collaborazione della Provincia di Roma –nasce con l’obiettivo di fornire un’immagine delle attività economiche connesse alla produzione o all’uso della cultura e della creatività in Italia, di misurare la loro dimensione e gli impatti economici che generano anche a confronto con gli altri Paesi europei, di descrivere la loro distribuzione sul territorio e di mostrare i cambiamenti in atto.
La pubblicazione è strutturata in due parti:
una prima, in cui si dà conto di ruolo e dinamiche dell’Industria Culturale e Creativa (ICC); una seconda, dove vengono analizzate le caratteristiche della domanda museale in Italia, con particolare attenzione ai “non visitatori”, e stimati gli impatti economici più rilevanti associati alle mostre.
Rispetto ad altre indagini già condotte in Italia sullo stesso tema, la ricerca di Civita si caratterizza per una delimitazione più restrittiva dell’industria e per aver focalizzato l’analisi sul settore privato dell’ICC.
L’ICC è stata analizzata facendo riferimento a quattro grandi comparti: Editoria, TV e cinema; Design, web, Pubblicità e Pubbliche Relazioni; Arti visive e, infine, Beni culturali.
Alcuni dati relativi ad una fotografia del settore al 2010.
Le imprese private che operano nell’ICC sono poco meno di 180 mila e rappresentano il 4,5% delle imprese italiane. Un confronto con gli altri Paesi europei (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito) mostra che, in termini numerici, l’Italia è inferiore solo alla Germania, dove le aziende sfiorano le 190 mila unità. Il 67,3% delle imprese italiane si addensa nella classe delle industrie creative (categoria che comprende anche gli studi di architettura, che hanno un peso rilevante su questo risultato), mentre quelle impegnate nella realizzazione dei servizi per i Beni culturali costituiscono il fanalino di coda rappresentando solo lo 0,5% del totale. Dal punto di vista territoriale, i centri di produzione si concentrano nel Centro-Nord; più specificamente, l’Industria Creativa si addensa soprattutto al Nord (il 54,2% del totale nazionale) e quella Culturale al Centro (39,8%). Poco presenti sono sia l’Industria Culturale che quella Creativa nelle Regioni meridionali, dove si localizzano rispettivamente il 21,4% e il 13,1% dei centri di produzione.
Nel settore privato l’ICC ha creato 355.825 posti di lavoro pari al 2,2% del totale nazionale, contro il 2,9% in Germania, il 3,0% in Spagna e il 3,2% in Francia e nel Regno Unito. In rapporto alla popolazione, l’ICC pesa di più nel Regno Unito (105,4 addetti per 10 mila abitanti) che è seguito, in ordine decrescente, da Spagna (88,1), Francia (85,9) e Germania (81,5). L’Italia è un fanalino di coda molto distanziato, con 60 addetti per 10 mila abitanti. Considerando gli occupati anche nel settore pubblico, l’ICC dà lavoro a 413.843 unità che rappresentano però solo l’1,7% del totale dell’occupazione pubblica e privata.
La piccola dimensione di impresa caratterizza l’intero settore culturale e creativo italiano e mostra come quest’ultimo abbia natura più artigianale che industriale: la media è di 2 addetti contro il 3,5 del settore dei servizi ed il 4,0 dell’intera economia.
L’indagine sui “non consumatori” di cultura, condotta nella seconda parte del volume, evidenzia quanto sia elevato il potenziale di domanda non ancora utilizzato: il 58,9% degli italiani con più di 18 anni non ha visitato nel 2010 né un luogo di cultura né una mostra, per un totale di oltre 28 milioni di unità, che si addensano sia nelle fasce più anziane della popolazione (il 63,0% della popolazione con più di 64 anni non esprime alcuna domanda di cultura) che in quelle relativamente “giovani” (il 59,5% della popolazione con età compresa tra i 25 e i 44 anni). La categoria dei “non fruitori” costituisce, pertanto, un segmento importante: un potenziale di domanda non utilizzato che potrebbe sostenere in modo non marginale lo sviluppo del settore.
In parallelo, sono stati analizzati i profili dei fruitori culturali e rilevati i comportamenti di consumo, attraverso alcune specifiche indagini campionarie condotte presso diversi siti museali.

Riferimenti

L’arte di produrre Arte. Imprese culturali a lavoro
Presentazione Rapporto
Martedì 27 novembre 2012, ore 9.30
Sala delle conferenze, Fondazione Roma
Roma, via Marco Minghetti, 17

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