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L’arte di produrre Arte. Imprese italiane del design a lavoro

Martedì 16 settembre presso l’Auditorium dell’Ara Pacis, l’Associazione Civita ha presentato il Rapporto L’arte di produrre Arte. Imprese italiane del design a lavoro, alla presenza di Gianni Letta, Presidente dell’Associazione Civita e di Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Roma. Il volume - curato da Pietro Antonio Valentino, economista della cultura, ed edito da Marsilio Editori – da un lato, offre una fotografia, non statica, della dimensione e della dinamica delle differenti tipologie di imprese che compongono l’Industria Culturale e Creativa italiana, dando seguito al filone di indagine varato nel 2012 con  L'arte di produrre Arte. Imprese culturali a lavoro, dall’altro, approfondisce ruolo e peso di una specifica classe di attività identificabile con il termine “design”: un ambito che, nelle sue molteplici sfaccettature e articolazioni qualitative, non è pienamente rilevato dalle statistiche tradizionali. Il Rapporto – realizzato dal Centro Studi “G. Imperatori” dell’Associazione Civita con il contributo e la collaborazione della Fondazione Roma Arte-Musei – nasce con l’obiettivo di fornire uno strumento informativo qualificato, utile per la formulazione di politiche strategiche a sostegno dello sviluppo delle attività culturali e dell’economia dei territori.
La pubblicazione è strutturata in due parti: una prima, in cui si analizza, da un punto di vista quantitativo, l’Industria Culturale e Creativa (ICC) nel suo complesso e nelle sue componenti; una seconda, in cui, attraverso un’indagine di campo di natura più qualitativa, viene esaminato il design e le sue relazioni con il tessuto produttivo. Rispetto ad altre indagini già condotte in Italia sullo stesso tema, la ricerca di Civita si caratterizza per una delimitazione più restrittiva dell’industria e per aver focalizzato l’analisi sul settore privato dell’ICC, che è stata analizzata facendo riferimento a quattro grandi comparti: Editoria, TV e cinema; Design, web, Pubblicità e Pubbliche Relazioni; Arti visive e, infine, Beni culturali. La fotografia del settore presenta segni evidenti e gravi di crisi. Dai dati emerge, infatti, un fenomeno preoccupante per l’economia italiana: la perdita di addetti e imprese è più accentuata nei settori che dovrebbero essere più “innovativi”, quali l’Informatica e l’ICC; un dato allarmante, quindi, indicativo delle difficoltà che incontra il “sistema Italia” ad innovarsi per reggere il passo con gli altri Paesi europei. L’indagine specifica sul design, condotta nella seconda parte del volume, mostra che le imprese italiane hanno investito nel 2011 circa 4 miliardi di euro nelle attività del design, contro i 3,5 miliardi circa di Germania e Regno Unito e 1,5 e 1,1 miliardi rispettivamente di Francia e Spagna. Miglioramento della qualità e ampliamento della gamma costituiscono le leve di tali investimenti, poiché consentono alle imprese di competere sui mercati nel periodo della crisi; da qui l’impiego di una parte delle risorse, in particolare, in attività di ricerca e sviluppo realizzate all’interno delle imprese stesse. Il volume, inoltre, presenta alcune indagini di campo effettuate nelle aree dove risiede una maggiore concentrazione di eccellenze nel campo del Made in Italy, quali Lazio, Lombardia, Marche e Veneto, al fine di identificare le relazioni e le interconnessioni tra formazione, design e imprese, individuarne i punti di forza e di debolezza, e, in particolare, mostrare attraverso quali vie il design si tramuta in quel capitale intangibile capace di arricchire i prodotti e trasformarli in veri e propri asset della nostra economia altamente competitivi sul mercato mondiale. Le indagini di campo realizzate nelle quattro Regioni suindicate, da un lato, mostrano le molteplici forme in cui si concretizzano i rapporti tra Industria e Design: da forme di consulenza esterna più o meno stabili e durature (capaci, in alcuni casi, di generare una vera e propria identificazione fra impresa e designer), all’integrazione dei designer nell’organico aziendale attraverso l’istituzione di un ufficio stile o dell’area ricerca e sviluppo; dall’altro, evidenziano come il processo di rinnovamento dei distretti produttivi locali, pur rappresentando la principale sfida per il nostro sistema industriale, stia procedendo in modo differenziato, disegnando geografie in larga parte ancora inedite del binomio territorio-competitività. Sul fronte della formazione, le dinamiche più recenti mostrano, da un lato, un progressivo processo di aggregazione di risorse e competenze funzionale alla nascita di alcuni poli “leader” e, dall’altro, la necessità di strutturare un sistema di formazione continua dove mondo del lavoro e formazione secondaria e universitaria dialoghino in modo sempre più stretto, al fine di diminuire la distanza tra sapere accademico e prassi professionale ed aumentare le possibilità di inserimento dei formati nel mondo del lavoro. Per rinforzare e migliorare l’interazione tra industria e design, secondo lo studio condotto da Civita, le politiche settoriali dovrebbero: procedere al rafforzamento del design all’interno del sistema scolastico; migliorare la difesa dei diritti per la proprietà intellettuale per ostacolare la contraffazione; creare e rafforzare le Istituzioni pubbliche dedicate al design. Il settore pubblico, inoltre, potrebbe sostenere il design anche favorendo l’acquisto e l’uso nei luoghi pubblici di prodotti di qualità del Made in Italy; soluzione, quest’ultima, che implica un radicale cambiamento dei criteri di aggiudicazione dei bandi di forniture nonché una maggiore incidenza del parametro della qualità su quello di costo.

Per scaricare l'invito alla presentazione del Rapporto clicca qui

Riferimenti

L’arte di produrre Arte. Imprese italiane del design a lavoro. Presentazione del Rapporto

martedì 16 settembre 2014 ore 9.30
Roma, Auditorium dell’Ara Pacis
via di Ripetta,190

Allegati