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La raccolta Molinari Pradelli: 100 dipinti in mostra a Firenze

Con una mostra di cento dipinti selezionati dalla sua collezione privata, la Galleria degli Uffizi rende omaggio al Maestro Francesco Molinari Pradelli, direttore d’orchestra di fama mondiale che ebbe con Firenze un lungo rapporto grazie alla sua attività nel Teatro Comunale e nei programmi del Maggio Musicale Fiorentino.
La mostra, a cura di Angelo Mazza, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria degli Uffizi, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Produzione e gestione della mostra sono affidate a Opera Laboratori Fiorentini – Civita Group.
Nota a livello internazionale, la raccolta Molinari Pradelli è la più significativa formatasi a Bologna nel Novecento e si segnala, oltre che per la consistenza delle opere e la selezionata qualità, per la specifica connotazione conferitale dal gusto raffinato del Maestro.
Bolognese, Molinari Pradelli completò a Roma la propria formazione musicale e si distinse nella direzione di concerti avendo come solisti Arturo Benedetti Michelangeli e Wilhelm Kempff. Negli anni Quaranta operò prevalentemente in Italia e nel 1949 ebbe inizio il successo internazionale sul podio dei principali teatri europei e americani. Non si possono tralasciare le sei stagioni consecutive all’Opera di Vienna e soprattutto i grandi successi nei teatri americani, a San Francisco e al Metropolitan di New York. Assidua fu la sua presenza a Firenze per oltre trent’anni, a partire dal 1942, come direttore dell’orchestra del Teatro Comunale, e dal 1967 al Maggio Musicale.
A partire dagli anni Cinquanta il maestro coltivò una crescente passione per la pittura raccogliendo dapprima dipinti dell’Ottocento, quindi rivolgendosi alla pittura barocca spinto da un’attrazione del tutto originale verso il genere della natura morta i cui studi erano allora alle origini. Il Maestro privilegiò rigorosamente la pittura del Seicento e del Settecento documentando le diverse scuole italiane, senza eccezione, con specifica attenzione ai bozzetti e ai modelletti.
La collezione consta di circa duecento quadri ed è stata ammirata dai maggiori storici dell’arte del Novecento, europei e americani.
Ad arricchire la mostra è una sezione cinematografica, a cura del regista Pupi Avati - con la collaborazione di Armando Chianese - che evoca la Bologna del tempo del grande maestro e collezionista, che Avati ricorda di aver incontrato nella sua infanzia in più occasioni e con emozione poiché suo padre Angelo Avati era rinomato antiquario e collezionista d’arte in città.

Riferimenti

Le stanze delle muse. Dipinti barocchi dalle collezioni di Francesco Molinari Pradelli
11 febbraio - 11 maggio 2014
Galleria degli Uffizi, Firenze