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Le ninfee di Monet, punto di arrivo di un'utopia

Si è inaugurata a Milano lo scorso 30 aprile una grande mostra che offre una visione nuova dei capolavori che Claude Monet ha dipinto nel “tempo delle ninfee”, entrando con la sua nuova arte nel cuore del Novecento. L'inaugurazione è avvenuta alla presenza di numerose personalità tra le quali il sindaco Letizia Moratti, l'assessore alla cultura Finazzer Flory, l'Amministratore Delegato di Edison Umberto Quadrino e la curatrice della mostra Claudia Beltramo Ceppi. Grazie al più grande prestito mai concesso all’estero dal Museo Marmottan Monet, la mostra “Monet. Il tempo delle ninfee”, che verrà ospitata fino al 27 settembre 2009 nelle sale nobili di Palazzo Reale, si sviluppa intorno a 20 grandi tele che il padre dell’Impressionismo ha dedicato allo studio del suo giardino di Giverny nell’ultima stagione della sua vita e della sua ricerca artistica.
La mostra, promossa dal Comune di Milano – Cultura sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del Ministero degli Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Consolato Generale del Giappone a Milano, ha il privilegio di promuovere una inedita collaborazione tra due grandi istituzioni francesi come il Museo Marmottan Monet, che fu creato alla sua morte dagli eredi e dagli amici di Monet e custodisce la più vasta e importante collezione al mondo della sua opera e il Museo Guimet, il più grande museo d’arte orientale in Europa.
Ideata e curata da Claudia Zevi & Partners, l’iniziativa si avvale di importanti contributi, da quello di Michel Draguet che ha studiato a lungo la trasformazione della pittura di Monet negli anni in cui si dedica alla costruzione del suo giardino, a quello di Marco Fagioli, uno dei maggiori esperti del “giapponismo” nelle arti figurative europee alla fine dell’ottocento e massimo conoscitore della fotografia giapponese della seconda metà del XIX secolo, di cui la mostra presenterà diversi e rari esempi, a quello di Hélène Bayou, direttrice del dipartimento giapponese del Museo Guimet.
Nel 1890 Claude Monet acquista la casa e il giardino di Giverny, lungo la Senna, a nord di Parigi. Ha cinquant’anni ed è l’esponente più rappresentativo dell’Impressionismo, il padre del movimento che aveva cambiato la storia dell’arte in Francia e in Europa, a cui Monet aveva dato anche il nome chiamando “impressioni” i suoi primi quadri.
Quella dei giardini è una passione della prima ora, che Monet ha già vissuto a Vétheuil e poi ad Argenteuil. Ma Giverny è finalmente il sogno di una vita, il suo vero grande progetto.
Nella casa di Giverny Monet vivrà il resto della sua lunga vita, cercando senza sosta di realizzare quella che considera l’opera d’arte in assoluto più importante: il suo giardino. Accanto al giardino francese, con i fiori che ha piantato in un primo tempo, con fatica e tenacia e perfino con l’aiuto del presidente Clemenceau, costruirà un giardino acquatico e, in uno stagno, circondato da cotogni, felci, salici, rododendri e azalee, metterà a dimora le più diverse specie di ninfee: è il suo giardino giapponese, oggi il più visitato al mondo.
Quegli anni, dall’ultimo decennio dell’Ottocento al 1926, saranno per Monet il tempo delle ninfee, quello a cui è interamente dedicata la mostra.
Il cuore del percorso espositivo è costituito da 20 capolavori di Monet, mai usciti in questa quantità e qualità dal Museo Marmottan: venti grandi tele che Monet ha dipinto tra il 1887 e il 1923 e che ci restituiscono il percorso che lo ha portato a cercare di trasferire, dal suo giardino alla sua arte, i salici piangenti, le ninfee, i ponti giapponesi, i fiori di ciliegio e gli iris che lo popolano.
Il giardino di Giverny è presente in mostra anche attraverso una ricca documentazione fotografica dell’epoca.
Realizzate nei primi due decenni del secolo, mentre si affermavano il Cubismo e le avanguardie, le ninfee di Monet sono l’atto potente di un genio artistico che va oltre il proprio tempo e che dalla lontana invenzione della pittura en plein air oltrepassa tutta la cultura successiva. Le ninfee sono il punto di arrivo di una utopia progettata e realizzata nell’ultima stagione della vita, di un’idea totalizzante di rifondazione della pittura che, partendo dai colori vivi e dai paesaggi senza orizzonte delle stampe giapponesi si pone come uno dei grandi contributi alla pittura moderna, non inferiore, come affermerà Picasso nel 1944, a quello di Cézanne.
Non poteva mancare un richiamo all’arte giapponese che ha un ruolo determinante in questa stagione della vita e della ricerca artistica di Monet. In mostra sono infatti esposte (a rotazione per ragioni conservative) 56 stampe di Hokusai e Hiroshige, provenienti dal Museo Guimet di Parigi.
Il confronto tra l’idea di paesaggio nell’arte giapponese e le opere del Maestro è infine completato dall’esposizione di una serie di preziose fotografie dell’Ottocento, dipinte a mano, di giardini giapponesi.
L’evento è prodotto e organizzato da Palazzo Reale con la collaborazione di Civita, 24 ORE Motta Cultura e Giunti Arte mostre musei, che ne pubblica anche il vasto catalogo, curato da Claudia Beltramo Ceppi con testi di Jacques Taddei, Hélène Bayou, Michel Draguet, Marco Fagioli e Delfina Rattazzi.
Il catalogo è edito da Giunti Arte.

Riferimenti

Monet. Il tempo delle ninfee
Milano, Palazzo Reale
Piazza Duomo, 12
30 aprile – 27 settembre 2009

Orari: da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 19.30; lunedì, dalle 14.30 alle 19.30; giovedì, dalle 9.30 alle 22.30. La biglietteria chiude un’ora prima.
Biglietti: € 9 intero; € 7,50 ridotto per gruppi di almeno 15 persone, minori di 18 e maggiori di 65 anni, studenti fino a 26 anni, portatori di handicap, forze dell’ordine non in servizio, insegnanti, titolari di coupon e convenzioni; € 4,50 ridotto speciale per gruppi scolastici di ogni ordine e grado.
Gratuito per minori di 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile, funzionari della Soprintendenza per i Beni Architettonici, giornalisti, soci ICOM.

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