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Secessione e Avanguardia. L’arte in Italia prima della Grande Guerra 1905-1915

Con la mostra Secessione e Avanguardia. L’arte in Italia prima della Grande Guerra 1905-1915, che apre al pubblico il 31 ottobre, la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma intende approfondire un momento di particolare fervore innovativo all’interno della cultura artistica e letteraria italiana immediatamente precedente la prima guerra mondiale. Un periodo breve - ideologicamente segnato da contrasti politico-sociali e da un crescente nazionalismo - durante il quale artisti e critici si interrogano sui concetti di modernità e avanguardia.
Mentre l’Ottocento, il ‘secolo lungo’, moriva, e con esso veniva meno l’entusiastica fiducia nel progresso della belle époque, una generazione di giovani artisti si poneva in contrapposizione al consolidato sistema ufficiale delle esposizioni , contestando i criteri conservatori e selettivi che regolavano partecipazioni ed esclusioni, rivendicando libertà espressiva e autonomia di canali espositivi alternativi. Come era già avvenuto a Monaco, a Berlino, a Vienna, gruppi di artisti italiani giovani e meno giovani sceglievano di associarsi nel comune segno della Secessione, sia interpretata, alla lettera, come separatismo, divisione netta e antagonistica, sia come manifestazione che raccoglieva le forze più innovative intorno a concetti modernisti, ma in cui non tardarono a penetrare elementi di avanguardia.
La mostra della Galleria nazionale prende l’avvio dal 1905, anno in cui Severini e Boccioni organizzano nel Ridotto del Teatro Nazionale di Roma una Mostra dei Rifiutati la quale costituì un primo germe di opposizione.
Attraverso otto aree tematiche – che comprendono oltre 170 opere - il percorso si apre all’inizio del secolo nel clima del socialismo umanitario, di cui Pellizza da Volpedo è precursore, raccolto a Roma intorno a Cena, Cambellotti e Balla. Seguono gli artisti italiani che avevano avuto una significativa partecipazione alle esposizioni europee indipendenti o secessioniste: Previati, Rosso, Segantini.
Le esigenze di rinnovamento e di apertura internazionale si polarizzano fra il 1908 e il 1915 a Venezia e a Roma, nelle manifestazioni di Ca’ Pesaro e della Secessione romana. Nella successione delle prime sale si può seguire l’intrecciarsi delle due manifestazioni. Dalle attività espositive della Fondazione Bevilacqua La Masa emergono Rossi, Garbari, Oppi, Zecchin, Marussig, ma soprattutto Martini e Casorati, che imprimeranno un segno incisivo nello sviluppo dell’arte italiana degli anni venti-trenta del secolo.
La Secessione romana denuncia la volontà di riallacciarsi programmaticamente agli analoghi movimenti di area tedesca e austriaca, proponendo al tempo stesso un più marcato collegamento alle ricerche artistiche europee recenti nel tentativo di sprovincializzare la cultura italiana. Desta un vivo scalpore nel 1913 la sala dell’arte francese che presenta una rassegna dell’arte francese a partire dall’impressionismo per arrivare alle ultime tendenze (Bonnard, Vallotton, Vuillard, van Dongen), mentre l’area mitteleuropea è rappresentata dal simbolismo di von Stuck e dello svizzero Hodler; nel 1914 arriva a Roma l’attesissimo nuovo gruppo austriaco capeggiato da Gustav Klimt (fra gli esponenti Kolo Moser e Egon Schiele). Del tutto eccezionale la presenza a Roma degli artisti russi del Mir Iskusstva, gruppo artistico espressione dell’omonima rivista fondata nel 1898 a Pietroburgo da Sergej Djagilev, rifondato nel 1910 da Nikolaj Rerich .
Anche a Roma, come a Venezia, si evidenziano tendenze diverse con piena libertà espressiva: dalle interpretazioni elegantemente mondane del divisionismo di Innocenti, Noci, Nomellini, alle novità plastiche di Melli, fino ad accogliere artisti provenienti da Ca’ Pesaro.
La dirompente novità dei Futuristi, ambiguamente emarginati dalle secessioni romane, trova una propria sede nella Galleria Permanente Futurista di Giuseppe Sprovieri, che nel 1914 ospita esponenti europei dell’astrattismo-futurismo, saldando la circolarità espositiva delle tendenze in atto. La Galleria è il vero laboratorio sperimentale, sfidando il pubblico e la critica con le opere di Boccioni, Balla, Russolo, Carrà, Severini, del primo Depero.
Ca’ Pesaro e Secessione romana rappresentano quindi i poli di un’avanguardia ‘moderata’, contrapposta all’avanguardia radicale del Futurismo, che intende incidere in maniera rivoluzionaria sul linguaggio artistico, sulla psiche dell’uomo moderno, sulla realtà politica.
La mostra si chiude sulla tabula rasa che il conflitto mondiale attua nei confronti di ogni aspirazione avanguardista, inglobandone lo slancio vitale. All’entusiastico interventismo futurista, alla nuova, modernissima iconografia della guerra nelle “dimostrazioni patriottiche” di Cangiullo, Marinetti, Balla, si contrappone la poetica del silenzio e dell’assenza, presagio del dramma imminente, del primo De Chirico.
L’iniziativa, organizzata da Electa e Civita, rientra nel Programma ufficiale delle commemorazioni per il centenario della Grande Guerra della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale.

Riferimenti

Secessione e Avanguardia. L’arte in Italia prima della Grande Guerra 1905-1915
Roma, 31 ottobre 2014 - 15 febbraio 2015
Galleria nazionale d’arte moderna