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Uffizi, in mostra oltre 50 sculture in legno dipinto del ‘400 fiorentino

La Galleria delle statue e delle Pitture degli Uffizi ospita dal 21 marzo un'esposizione temporanea che propone per la prima volta al pubblico, attraverso un nucleo di circa cinquanta opere, la scultura in legno dipinto del Quattrocento fiorentino, un tema studiato con passione da Margrit Lisner e da Alessandro Parronchi, ma ancora di nicchia e noto quasi solo agli addetti ai lavori, seppure costellato di opere di grande valore artistico. La mostra, a cura di Alfredo Bellandi, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi, la Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi e Firenze Musei. A Opera Laboratori Fiorentini – Civita Group sono affidate produzione, comunicazione, allestimento dell’esposizione.
Nella Firenze del Quattrocento la scultura dipinta, in linea col primato artistico della scultura, costituiva un imprescindibile modello espressivo per tutti gli artisti. In particolare, il tema del corpo sofferente sulla croce, modellato con un nuovo sentito naturalismo nei crocifissi di Donatello e Brunelleschi, fu oggetto di riferimento per l'attività delle generazioni successive di artisti.
Accanto alla qualificata produzione di crocifissi, si intagliarono anche statue della Madonna, di sante e santi eremiti dai corpi tormentati o preservati dal dolore, busti-ritratto, statue al centro di polittici misti e statue per l’arredo liturgico. 
Donatello e Brunelleschi dipingevano, presumibilmente, oltre che modellare le loro opere, poiché la policromia costituiva insieme all'intaglio un elemento essenziale per il raggiungimento di quel naturalismo integrale che perseguivano nelle loro opere. Numerosi scultori invece per dipingere le loro opere si rivolgevano ai pittori. 
La mostra illustra inoltre come nell’ultimo quarto del Quattrocento alcune grandi botteghe a conduzione familiare, sollecitate dalle richieste del mercato artistico, si fossero specializzate nella realizzazione di crocifissi e non solo per le chiese, bensì destinati anche alla devozione privata e conventuale. 
Il Tondo Doni, che fa parte del circuito della mostra, è uno fra i più famosi episodi di collaborazione tra pittore, Michelangelo, e un esponente della più alta tradizione dell'intaglio ligneo fiorentino, Francesco del Tasso, che eseguì la cornice con grottesche, fantasiosi racemi e protomi umane, quasi sicuramente su disegno dello stesso Michelangelo.
Un'altra occasione di stretta collaborazione tra pittori e scultori scaturiva dalla realizzazione dei polittici misti: grandi altari con al centro una statua in legno e pannelli laterali dipinti. 
Con questa esposizione «grazie a nuovi studi o per via di fortuiti ritrovamenti, statue meravigliose sono liberate da una segregazione secolare nel buio delle cappelle, altre rivestono nuovi panni dopo restauri accurati, altre ancora trovano una più consona collocazione attributiva. Si scopre che la scultura toscana era molto più cosmopolita di quanto si pensi: assorbiva le migliori novità d’oltralpe e iberiche, prendeva a prestito gli ornati dall’oreficeria francese...» (Eike D. Schmidt).