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Un decalogo per difendersi dai falsi

Tra il 2005 e il 2008 i carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio culturale hanno sequestrato oltre 124 mila beni culturali, 270 mila reperti archeologici e quasi 40 mila opere false. Sono alcuni dei dati forniti ieri mattina dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale nel corso del Convegno I falsi nell’arte, organizzato a Roma dall’Associazione Civita in collaborazione con AXA Art.
Un tema complesso e articolato quello affrontato: la falsificazione delle opere d’arte, che può a pieno titolo definirsi un problema centrale per i beni culturali del nostro Paese, una piaga per il settore artistico, soprattutto nella creazione di mercati illeciti che possono minare il valore intrinseco delle opere copiate.
A discutere di questo tema così importante sono stati invitati alcuni tra i più autorevoli esperti del settore, i quali si sono, naturalmente, associati alle riflessioni negative legate a questo scenario, condividendo l’idea di legalizzare i "falsi d'autore" con un "falso d'autore certificato utile anche in questo momento di crisi per le imprese", come ha dichiarato Gianfranco Imperatori, Segretario Generale dell'Associazione Civita, che ha introdotto i lavori. Imperatori ha evidenziato quattro buoni motivi a favore del falso d’autore legalizzato: uno sociale, in quanto la copia d’artista di buona fattura e certificata viene vissuta come una “necessità sociale”, uno economico in quanto esiste ormai un mercato del falso d’autore di tutto interesse, uno conservativo, laddove i falsi d’autore vengono esplicitamente usati nelle mostre d’oltre-Oceano per sostituire gli originali ed evitare di sottoporli a rischi troppo elevati, ed infine uno artistico-creativo in quanto, spesso, i falsari riescono a produrre espressioni di un artigianato che può avere diversi risvolti e applicazioni.
Per Roberto Bargnani, amministratore delegato della Axa Art, società assicurativa che lavora nel mondo dell'arte, i falsi colpiscono prevalentemente le opere d'arte contemporanea. E i dati purtroppo lo confermano: nel 2007 il 75% dei reati d'arte ha colpito proprio l'arte contemporanea. E allora ecco un decalogo per evitare che i collezionisti acquistino opere d'arte contemporanee false: dieci, semplici ma basilari, regole messe a punto dal CCTPC insieme agli esperti della Galleria nazionale d'arte moderna di Roma, e pubblicate sui siti istituzionali dell'Arma dei Carabinieri, del Ministero per i beni e le attività culturali e dell'Unesco.
"E' bene fare riferimento - ha detto il capitano Corrado Catesi, comandante della sezione 'Falsificazione e arte contemporaneà del reparto operativo del suddetto Comando - agli archivi delle fondazioni e cercare sempre di avere un documento di autenticità dell’opera. Ciò è fondamentale al fine di potersi tutelare ed evitare di incappare nell’acquisto di opere false. In questo settore - ha sottolineato - fare l’affare è praticamente impossibile".
Secondo la legge italiana, gli unici che possono disconoscere la paternità di una opera d’arte sono l’autore o i suoi eredi. “La sentenza di un tribunale che riconosce un'opera come falsa ha valore solo tra le parti, ovvero il venditore e l'acquirente - ha detto Giuseppe Calabi, legale della società "Cbm and partners" - le fondazioni, per esempio, non sono titolari di questo diritto, in quanto diritto personale, ma nessuno vieta alle fondazioni di esprimere un parere sull'autenticità dell'opera. Una sentenza potrebbe comunque obbligare a stampare sul retro dell'opera la sentenza stessa, che potrebbe quindi mettere in guardia eventuali acquirenti".

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