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1987 – 2007: Civita compie 20 anni

16 Novembre 2007

Civita di Bagnoregio, venerdì 16 novembre 2007 -Il 16 novembre presso Civita di Bagnoregio (VT), Civita celebra il ventennale della sua nascita alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e presenta il volume dal titolo Recuperare il passato per progettare il futuro. Civita 1987-2007 - edito da Silvana Editoriale - sulla storia di questi venti anni accuratamente raccontata ed illustrata dai suoi principali protagonisti. Nel 1987 l’on. Antonio Maccanico e il prof. Gianfranco Imperatori, ebbero l’intuizione di mettere la Cultura al centro di un nuovo modello di sviluppo inaugurando l’economia della cultura, con l'obiettivo di tutelare e valorizzare l’inesauribile serbatoio di ricchezza che è costituito dai beni culturali e ambientali del nostro Paese.
Nata per far fronte al degrado di Civita di Bagnoregio, antico borgo dell’Alto Lazio, in questi venti anni Civita ha conseguito importanti risultati che ne hanno accresciuto la notorietà e il prestigio consentendole di interpretare un ruolo da protagonista nel settore. Attualmente Civita gestisce 40 musei, organizza e promuove importanti mostre ed eventi culturali in tutta Italia, oltre ad essere fortemente impegnata nella promozione della cultura attraverso ricerche, convegni, pubblicazioni, progetti e studi di fattibilità.
20 anni di attività realizzate nella convinzione che lo straordinario patrimonio culturale del nostro Paese è la grande “risorsa capitale” da tutelare e valorizzare, come motore di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale.
Oggi il Gruppo Civita è costituito da due diverse realtà, ognuna delle quali possiede una propria specializzazione e funzionalità operativa: l’Associazione Civita e Civita Servizi.
L’ Associazione Civita cui attualmente aderiscono 160 imprese, è considerata sempre di più come punto di riferimento nell’ambito del dibattito nazionale sui beni e le attività culturali. Coerentemente con la sua esperienza, le iniziative dell’Associazione si sviluppano affrontando trasversalmente temi di interesse e attualità culturale e legati principalmente a Cultura ed Impresa, Nuove Tecnologie e beni culturali, Turismo e Città, Itinerari storico-religioso-culturali, Arte contemporanea che vengono indagati e approfonditi attraverso gli strumenti consolidati negli anni come il Rapporto Civita, il Giornale Civita, le pubblicazioni, i convegni ed i progetti speciali.
Civita Servizi è stata costituita nel 1999, su iniziativa dell’Associazione Civita, per cogliere le nuove opportunità d’intervento da parte di soggetti imprenditoriali, con l’obiettivo di creare un “operatore globale” in grado di fornire un’offerta integrata di servizi. Nel corso di questi anni la società ha maturato una esperienza in ambito organizzativo, gestionale e promozionale che la colloca oggi in una posizione di leadership, presente su tutto il territorio nazionale grazie alle sedi di Roma, Milano, Napoli e Venezia; Civita Servizi opera sia direttamente che attraverso la società controllata Ingegneria per la Cultura.
Quella del 16 novembre non è una commemorazione perché Civita è ben viva, presente nella società e nella cultura italiana: vuole riflettere sulla sua storia, ma anche e soprattutto tracciare, nella continuità di principi, il lavoro iniziato attorno ad alcuni temi che sono ancora tutti sul tappeto: l’incontro fra cultura e impresa, fra arte ed economia, fra tutela e valorizzazione dei beni culturali ed ambientali e nuove tecnologie.
Riguardo alla gestione museale un processo di evoluzione del sistema dei servizi aggiuntivi, è atteso da tutto il settore e in particolare dai concessionari “privati”, con la speranza che si possano determinare quelle condizioni che dovrebbero condurre ad un sistema di gestione integrata di beni e servizi. Un sistema che superi i confini della collaborazione pubblico-privato applicata ai soli servizi aggiuntivi, per allargarsi come recita il nuovo codice “…all’attività di concorso al perseguimento delle finalità di valorizzazione…”.
Questo nuovo spazio di collaborazione potrà offrire diversi vantaggi: valorizzare il ruolo culturale delle direzioni scientifiche; garantire unità di gestione di tutta la macchina museale; ottimizzare l’impegno delle risorse professionali e formative; favorire l’investimento in promozione e il consolidamento delle imprese nel settore. Senza dimenticare che il “privato” da solo, come ampiamente dimostrato da numerose analisi sui musei italiani, non è in grado di farsi carico economicamente della gestione di un museo. L’introduzione di nuove regole, certe e durature, rappresenta il punto di partenza.
Riguardo agli eventi espostivi, ad una collocazione non effimera delle mostre nella vita culturale del paese corrispondono una serie di criticità, superabili solo con il concorso di più protagonisti.
Innanzitutto la domanda non cresce quanto l’offerta. Le mostre sembrano capaci di fidelizzare una rete di visitatori abituali, ma non riescono a conquistare nuovi target di pubblico. Ci sembra di poter interpretare questa impasse come una questione legata alla carenza di nuovi linguaggi, di coinvolgimento emotivo, di effettiva capacità di comprensione, in ultima analisi come una mancanza di comunicazione.
In secondo luogo le mostre avrebbero bisogno di una maggiore programmazione. Si fanno troppe iniziative di livello non sempre adeguato alle ambizioni e alle risorse che si vanno ad impegnare.
Un’ ulteriore riflessione va fatta sul ruolo dell’Amministrazione pubblica. Le politiche di bilancio hanno progressivamente ridotto l’investimento pubblico nel settore mentre, come spesso ribadito da Civita, la collaborazione tra pubblico e privato si conferma come una necessità primaria, come la chiave di volta per il futuro degli eventi espositivi e più in generale delle politiche dei beni culturali.
Riguardo alla ricerca e alla progettazione la chiave per individuare il filo rosso che lega le iniziative svolte in questi anni da Civita è rappresentata dal suo essere stato un laboratorio moderno sui problemi che emergevano nel settore dei beni culturali, un luogo dell’immaginazione e della creatività, ma anche delle applicazioni pratiche. Civita ha cercato di cogliere il momento, di percepire il peso delle questioni sul tappeto e di affrontarle con uno sforzo teorico e con la capacità di tradurre le riflessioni in proposte e iniziative. Il percorso di trasformazione del mondo dei beni culturali non è concluso, anzi possiamo dire che c’è ancora molto da fare.
Il tema del rapporto tra economia, beni culturali e turismo è una questione ancora irrisolta e riguarda non solo le città d’arte, l’equilibrio tra consumo di cultura e benessere dei cittadini, tra grandi flussi turistici e compatibilità ambientali, ma soprattutto il territorio nel suo complesso.
Si stanno prospettando, inoltre, nuovi scenari nel campo delle comunicazioni ed in particolare nel WEB. L’innovazione tecnologica sostiene la crescita della società dell’informazione: telefonia, i-pod, tecnologie informatiche e software sempre più sofisticati, internet, trovano sempre nuove applicazioni.
Il mondo dei beni culturali deve saper cogliere questa come una grande opportunità e lo deve fare con intelligenza e con una visione strategica.
Nell’ultimo decennio si è prestata una grande attenzione al valore architettonico del museo con la realizzazione di grandi interventi, oggi si ragiona sul ruolo del museo come possibile microsocietà in cui si sperimentano nuovi stili di vita, nuovi comportamenti e nuovi rapporti sociali.