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L'impresa dell'arte

16 Maggio 2008

Fino a che punto l’arte può essere “capitale”, diventando specchio dell’andamento economico generale e termometro delle tendenze in corso?

E’ solo uno degli interrogativi sollevati dalla mostra “ L’Impresa dell’arte,la prima del nuovo ciclo tematico curato da Julia Draganovic e dedicato a “IL BENE COMUNE”, al PAN|Palazzo delle Arti Napoli, dal 16 maggio fino al 30 giugno 2008.

La riflessione parte da Napoli dove, nonostante la presenza di gallerie e collezionisti di fama internazionale, sono in pochi ad accorgersi dei grandi profitti che la compravendita di opere d’arte può generare.

Tra le opere in mostra, troviamo il diario visivo di spese e di guadagni annotato da Danica Phelps, la coraggiosa scelta di Christian Jankowski di aumentare il budget per un suo catalogo ‘investendolo’ al casinò; l’installazione Iniziativa Centesimo Avanzato di Susanne Bosch che propone la raccolta collettiva per realizzare progetti o sogni scelti dai cittadini, mentre gli indici di crescita di titoli e azioni sono al centro dell’opera di Claude Closky. E se il visionario progetto Nikeplatz, anima lo spazio degli 0100101110101101.org, il valore, talvolta grottesco e paradossale del concetto di proprietà, ispira i video di Guy Ben-Ner, mentre Shu Lea Cheang presenta un’allegoria del mercato dell’arte creando un sistema economico basato sulla valorizzazione dell’aglio e il gruppo tedesco dei finger propone l’apicoltura come fonte alternativa per un reddito di base per i cittadini di Napoli.

“L’impresa dell’arte” indaga il rapporto tra arte ed economia, in un periodo in cui aste e fiere d’arte contemporanea ci comunicano quasi mensilmente nuovi record di prezzi, inducendoci a considerare l’equivalenza “impresa dell’arte = mercato dell’arte”, un principio fin troppo scontato.