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Un'opera per il Castello_presentazione opera vincitrice VI edizione

27 Gennaio 2018

Castel Sant’Elmo, Napoli

Sabato 27 gennaio 2018, ore 11.00

presentazione dell’opera

La Cura di Chiara Coccorese
vincitrice del Concorso "Un’opera per il Castello"

La giuria della sesta edizione del Concorso ‘Un’opera per i Castello’ -il cui tema era LE FORME DELL’ABITARE. Convivenza e interazione- ha premiato il progetto di Chiara Coccoreseche che “ha declinato il tema del concorso mostrando particolare sensibilità nello sviluppo della dicotomia spazio pubblico-ambiente familiare, riflettendo allo stesso tempo sull'idea di raccoglimento e di cura intesa come dedizione e senso di appartenenza ai luoghi. A partire dalla ricostruzione di uno spazio che riporta metaforicamente a una dimensione di intimità, il legame visivo con le abitazioni che caratterizzano il territorio della città e quello con il mare che si estende alla vista dalla posizione prescelta, il nesso che dal materiale di rivestimento costitutivo dell'opera rimanda al Mediterraneo come dimora dei popoli, sono infine risultati decisivi nell'aggiudicazione del premio”.

Come previsto dal bando sono stati selezionati anche i 10 finalisti

Giulia Berra, Volte \ Omar Checola, CONCRETE.EARTH \ Steli d’acqua (Lisabeth Ciavarella & Stefano Quagliarella) 40°50'37.6''N 14°14'21.0''E \Flaviano Esposito, Blow – forma nel vento \ Andrea Famà, IO e TE \ Melania Fusco, Noi non lo faremo senza rose  \ Collettivo DAMP (Alessandro Armento, Luisa de Donato, Viviana Marchiò e Adriano Ponte), Arnia  \ Nuvola Ravera, Save our souls ...---... \ Alberto Tadiello, MULCIBER \ Andreas Zampella, Your light. 

La Giuria è stata composta da:Anna Imponente, Direttore del Polo museale della Campania e Presidente della Giuria; Anna Maria Romano, Direttore di Castel Sant’Elmo e Responsabile del procedimento; Fabio De Chirico, Direttore del Servizio I – Arte e Architettura contemporanee della Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane; Angela Tecce, Direttore del Servizio II – Periferie urbane della Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane; Giuseppe Gaeta, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; Andrea Busto, Direttore del Museo Ettore Fico; Luigi Ratclif, Segretario dell’Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani; Matteo Bergamini, Direttore Responsabile di Exibart; Maria De Vivo, Docente di Storia dell’arte contemporanea dell’Università “L’Orientale”; Chiara Pirozzi, curatore e critico d’arte; Fabio Agovino, collezionista; Umberto Di Marino, gallerista.

Il  tema della sesta edizione del  Concorso, curato da Angela Tecce con Claudia Borrelli,  è stato 

LE   FORME DELL’ABITARE. Convivenza e interazione”.

La poliedricità di Sant’Elmo, monumento storico e unicum architettonico, sito panoramico e museo d’arte contemporanea, sede istituzionale e simbolo cittadino, fornisce lo spunto per immaginare diverse modalità in cui è possibile viverne gli spazi, trasformandoli in scenario e dimora allo stesso tempo. Complessi e metafisici insieme, gli spazi di Castel Sant’Elmo si prestano a innumerevoli interpretazioni e possibilità di fruizione: luoghi di dialogo e interazione o di sosta e contemplazione, si configurano come terreno ideale per la sperimentazione di linguaggi innovativi che rileggano la fortezza cinquecentesca in chiave contemporanea.

Partendo da queste premesse gli artisti sono stati invitati a presentare progetti site-specific, con particolare riferimento ai camminamenti panoramici e alla suggestiva Piazza d’Armi, che innescassero relazioni con l’articolata struttura del castello, con il territorio circostante, ma anche tra i suoi diversi pubblici, divenendo così partecipi di un’esperienza di condivisione. 

Il concorso, promosso dal Polo museale della Campania, è stato reso possibile grazie alla collaborazione e al sostegno del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo - Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane, nell’ambito del Piano per l’Arte Contemporanea; con la collaborazione dell’Associazione Amici di Capodimonte; si avvale del sostegno di  Italcoat e Seda.

Supporto tecnico- organizzativo di Civita Opera Laboratori Fiorentini.

Castel Sant’Elmo è uno dei musei associati all’ AMACI - Associazione Musei d'Arte Contemporanea Italiani. 

Nel corso delle precedenti edizioni sono state premiate le opere: Anastatica sensibile di Daniela Di Maro \ Tempo interiore di Rosy Rox \ Le Jardin del collettivo franco-italiano composto da Giulia Beretta, Francesca Borrelli, Francesco Cianciulli, Romain Conduzorgues, Baptiste Furic, Silvia Lacatena, Jule Messau, Carolina Rossi e My dreams, they’ll never surrender di Gian Maria Tosatti \ Il tesoro di Claudio Beorchia \ Follow the shape di Paolo Puddu. 

Nel presentare la sua opera, Chiara Coccorese scrive:

“Abitare” è il modo più elevato di vivere uno spazio. Secondo Heidegger, uno dei caratteri fondamentali dell’uomo che abita un luogo, e più in generale del suo essere-nel-mondo, è la Cura, nel senso latino di riguardo/dedizione/custodia. La Cura si esplica nei rapporti tra gli uomini e nel prendersi cura delle cose. Il progetto parte da queste riflessioni e le estende a una dimensione partenopea, mettendo in risalto un’evidente contraddizione: da un lato, una città che mostra nelle sue strade fin troppi segni di “non cura”; dall’altro lato, case internamente perfette, pulite e lucidate da instancabili massaie, che, lasciando porte e finestre aperte, diffondono odore di detersivo nei vicoli abbandonati a loro stessi. Il napoletano medio, spesso distratto nei riguardi di un’etica e di un’estetica civile, è invece capace, all’interno della propria abitazione, di costruire con pazienza, dedizione e “cura” i tradizionali presepi. L’installazione sintetizza questi concetti e dà come una “nuova pelle interiore” alla garitta di Castel Sant’Elmo.  La garitta diventa così metafora del rapporto tra il micro-mondo in cui abitiamo, l’unico del quale ci curiamo con dedizione, e il mondo esterno, visibile in modo distaccato solo attraverso le piccole e limitate finestre dei sensi, della cui grandezza e appartenenza non abbiamo purtroppo neanche una lontana percezione.