Disagio giovanile: quando la comunicazione costruisce comunità

di Beniamino Quintieri, Presidente Istituto per il Credito Sportivo e Culturale S.p.A.

Quando si parla di disagio giovanile, l’attenzione tende comprensibilmente a concentrarsi sulla dimensione sociale, come se si trattasse di un fenomeno da osservare e gestire a valle. Questa lettura, tuttavia, oggi rischia di non coglierne fino in fondo la natura strutturale.

Il disagio non nasce nel vuoto: prende forma all’interno di un ecosistema fatto di opportunità concrete, spazi accessibili, relazioni stabili e qualità dei luoghi in cui i giovani costruiscono il proprio tempo e le proprie traiettorie di vita. Ma prende forma anche nel modo in cui questi elementi vengono interpretati, raccontati e restituiti nello spazio pubblico.

In questo senso, non contano solo gli interventi, ma anche la qualità dello sguardo. La comunicazione non è neutrale: contribuisce a costruire contesti, orienta le percezioni, rafforza o indebolisce il senso di appartenenza. Incide direttamente sulla capacità delle comunità di riconoscersi e di includere le generazioni più giovani.

È all’interno di questo quadro che Sport e Cultura assumono un ruolo che va ben oltre l’intrattenimento. Non sono ambiti accessori, ma vere e proprie infrastrutture sociali: esperienze formative, luoghi di appartenenza, occasioni di crescita individuale e collettiva, spazi di incontro intergenerazionale. In molte aree del Paese, e in particolare nei territori a minore densità di servizi, queste infrastrutture rappresentano spesso il primo e più stabile punto di accesso a una partecipazione positiva alla vita comunitaria.

Per molti giovani, una palestra di quartiere, un impianto sportivo, una biblioteca o uno spazio culturale non sono semplicemente servizi, ma presìdi di prossimità che tengono insieme socialità, fiducia e continuità educativa.

Questo vale in modo particolare nel Mezzogiorno, dove alla presenza di una domanda diffusa di partecipazione giovanile si affianca una rete capillare di associazioni, presidi civici e comunità educanti che, spesso con risorse limitate, tengono aperti spazi e possibilità. In questi contesti, la qualità e la continuità degli spazi non sono un fattore accessorio: segnano il confine tra ciò che resta un potenziale inespresso e ciò che può diventare un’opportunità reale di crescita.

Quando questi spazi mancano o si indeboliscono, il vuoto che si crea non è mai neutro: si traduce in distanze, in percorsi che si interrompono, in energie che faticano a trovare una direzione. È in questi vuoti che il rischio di marginalità diventa più concreto. Investire in Sport e Cultura significa allora restituire continuità, offrire alternative credibili, rendere visibile una possibilità di futuro soprattutto per i giovani che vivono nei territori più esposti.

Un investimento infrastrutturale non produce infatti solo beni materiali. Attiva reti sociali, competenze, volontariato ed economie locali, rafforzando il capitale umano e relazionale dei territori. Questo effetto è particolarmente rilevante nei comuni medio-piccoli e nelle aree interne o del Mezzogiorno, dove ogni infrastruttura funzionante contribuisce a rafforzare la permanenza, la partecipazione e l’attrattività dei luoghi.

Perché questo approccio sia solido e credibile, deve però essere anche misurabile. Rendere visibili gli effetti generati è una condizione essenziale non solo per orientare le scelte, ma anche per comunicarle in modo responsabile.

È in questo contesto che il ruolo di una banca pubblica di sviluppo come ICSC assume una rilevanza che va oltre la semplice erogazione di finanziamenti. Si tratta della capacità di orientare risorse verso interventi in grado di produrre effetti duraturi e verificabili sulle comunità.

Nel Meridione, in particolare, questo significa intercettare una domanda spesso silenziosa ma profondamente radicata e accompagnarla verso infrastrutture stabili, capaci di trasformare la partecipazione in opportunità durature. Significa contribuire a creare le condizioni perché il valore generato resti nei territori, rafforzando legami, competenze e prospettive.

Nel 2025 ICSC ha sostenuto in tutta Italia oltre 500 progetti infrastrutturali, confermando una logica di intervento fondata su un orizzonte pluriennale e su ricadute concrete sui territori. Per rendere questa azione valutabile e comunicabile in modo responsabile, l’Istituto ha sviluppato la piattaforma DELTA, che consente di stimare ex ante la sostenibilità e l’impatto sociale dei progetti, integrando uno score ESG e un indicatore di Social Return on Investment.

I dati di impatto mostrano come gli investimenti producano benefici significativi: nel 2025, i progetti finanziati da ICSC hanno generato uno SROI medio pari a circa 4 volte, traducendosi in oltre 5 miliardi di euro di benefici sociali stimati.

Si tratta di benefici che incidono su dimensioni molto concrete: il contrasto alla sedentarietà e il miglioramento della salute, con effetti anche sulla riduzione della spesa sanitaria; l’aumento della partecipazione sportiva e culturale; il rafforzamento delle relazioni sociali e del senso di appartenenza; lo sviluppo di competenze trasversali come collaborazione, disciplina e autonomia; la valorizzazione del volontariato e delle reti associative; fino agli effetti economici indiretti sui territori, come l’attivazione di occupazione e servizi locali.

In molti contesti del Sud, questi benefici incidono in modo diretto sulla possibilità stessa di scegliere: restare, costruire relazioni, immaginare un percorso. Non si tratta solo di contrastare la marginalità o lo spopolamento, ma di rendere concretamente praticabile un’alternativa, restituendo ai territori la capacità di trattenere energie e futuro.

È qui che la comunicazione pubblica diventa parte integrante della politica dell’impatto. Una narrazione fondata su dati verificabili consente di superare tanto la retorica quanto le semplificazioni. Se il disagio giovanile viene raccontato solo come emergenza, il rischio è l’etichettamento; se invece si rendono leggibili le opportunità generate, anche dagli investimenti, si contribuisce a riconoscere i giovani come parte attiva della soluzione.

Per questo, nel quadro dei propri principi di trasparenza e responsabilità, ICSC considera la comunicazione non come un esercizio accessorio, ma come un dovere istituzionale: informare in modo chiaro, accessibile e competente, distinguere tra allarme e comprensione, rendere leggibile il nesso tra risorse impiegate e benefici prodotti.

Se l’obiettivo è costruire comunità più coese e inclusive, è necessario investire in luoghi capaci di generare futuro e saperli raccontare con precisione e metodo. È anche così che si contrastano dinamiche come lo spopolamento dei comuni, offrendo ai giovani opportunità concrete di restare, partecipare e contribuire allo sviluppo dei territori in cui vivono.