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La cultura come diritto e dovere dell’uomo

 
Mercoledì 17 ottobre, nella ricorrenza del 70° anniversario della Costituzione italiana, presso la sede romana dell’Associazione Civita, si è tenuto il convegno “Cultura come diritto di cittadinanza: radici costituzionali, politiche e servizi” promosso da A&A Studio Legale e dall’Associazione Civita. Di fronte ad una platea gremita e qualificata nonché alla presenza di Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, protagonisti ed esperti si sono confrontati in merito alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni dei servizi culturali.
Dopo i saluti di Nicola Maccanico, Segretario Generale di Civita, e dell’Avv. Gianluca Albè, Managing Partner di A&A Studio Legale, ha preso vita un interessante dibattito sullo stato e sulla sorte dei servizi culturali nel nostro Paese. A introdurre la discussione, moderata dall’Avv. Francesco Caroleo, è stato il Prof. Cassese che, con una visione di grande acume e originalità, ha ricostruito le principali trasformazioni che gli istituti della cultura stanno vivendo nel nostro tempo. A cominciare dal processo di universalizzazione della cultura, ossia il passaggio da una concezione nazionalistica a una concezione globale della stessa. Se infatti, per una lunga tradizione la cultura è stata vista come il prodotto di una determinata nazione, e anzi come uno degli elementi caratterizzanti la stessa identità nazionale, si fa oggi a strada una concezione diversa, propensa a osservare la cultura come fenomeno globale, e volta a sostenere la fruibilità universale della stessa. In secondo luogo, si sta passando da una visione frammentaria a una visione unitaria della cultura: si afferma cioè l’esigenza di valorizzare il bene culturale non in quanto oggetto a sé stante, ma in quanto elemento di un più ampio contesto storico e geografico.
In terzo luogo, cresce l’attenzione verso la conservazione dell’opera d’arte nel tempo: se in passato i beni culturali erano indiscriminatamente offerti alla fruizione da parte degli utenti, oggi vengono imposti sempre più rigorosi limiti all’accesso del pubblico all’opera d’arte, al fine di preservarla il più possibile dall’usura e dalla distruzione. In quarto luogo, la cultura sta transitando da una dimensione di “reità” a una dimensione di “servizio” in cui, ciò che conta, non è tanto il bene culturale in sé quanto il servizio che, attraverso il suddetto bene, può essere offerto alle persone. Infine, secondo Cassese, stiamo passando da una fase di separatezza ad una di interconnessione della cultura: i servizi culturali, infatti, non costituiscono più una realtà marginale e a sé stante, ma sono ormai un capitolo sempre più consistente dello sviluppo economico di un Paese.
Si sono poi susseguiti gli interventi di Gian Paolo Manzella, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio, il quale, dopo aver ricordato che, secondo lo Statuto regionale, è compito fondamentale della Regione promuovere la cultura e valorizzare il patrimonio storico e artistico, ha descritto gli interventi più significativi effettuati dall’amministrazione regionale con lo scopo di garantire l’accesso di tutti alla cultura e la diffusione dei relativi servizi sull’intero territorio; di Antonella Agnoli, Assessore alla Cultura di Lecce, che ha sostenuto la necessità di un cambio radicale di mentalità circa la progettazione e la concezione dei luoghi della cultura da ripensare, in particolare nel caso delle biblioteche civiche, come centri di aggregazione, perfino di gioco, aperti a tutti, e volti a permettere e favorire le relazioni umane e le occasioni di confronto; di Antonio Lampis, Direttore Generale  Musei del Mibac, che, sulla stessa linea del Prof. Cassese, ha ribadito che l’accesso ai servizi culturali deve essere considerato un diritto fondamentale dell’uomo e uno dei principali fattori di benessere della collettività. Infine, dopo l’intervento di Lorenzo Casini, Presidente di Icon-s (International Society of Public Law), che ha sottolineato come l’accesso alla cultura rappresenti uno strumento essenziale per consentire a chiunque il “pieno sviluppo della persona umana” ai sensi dell’art. 3 della Costituzione, il convegno è terminato con una mirabile conclusione di Sabino Cassese, che ha voluto ricordare il secondo comma dell’art. 4 della Costituzione, secondo cui tutti i cittadini hanno il dovere di svolgere un’attività o una funzione che concorra al “progresso materiale o spirituale della società”, con ciò sostenendo che la cultura non è soltanto un diritto fondamentale, ma è altresì un dovere inderogabile di ciascuno di noi.
Questi i temi che hanno animato il confronto tra accademici, studiosi e operatori della cultura, volto a sensibilizzare l’opinione pubblica nonché fornire indicazioni utili agli stakeholders del sistema culturale nazionale.