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Essere giovani oggi: profili, fruizione culturale e pratiche creative

 
In Italia nell’ultimo decennio il tema dell’audiencedevelopment ha assunto centralità crescente nell’agenda dei policy makers e degli attori del settore culturale. Tutti convengono sul fatto che i consumi e le pratiche artistiche delle giovani generazioni costituiscano un elemento da incentivare ma, passando dalla teoria alla pratica, il deficit informativo su questi segmenti di fatto vanifica gran parte delle buone intenzioni, limitando l’efficacia delle politiche destinate ai giovani ed escludendoli da una significativa quota di offerta culturale e artistica. Si discute spesso di come coinvolgere attivamente i “Millennials” ma le loro caratteristiche in termini di abitudini e stili di vita sono sostanzialmente sconosciute degli operatori culturali, a differenza dei manager business oriented che guardano a questi target con estremo interesse e investono massicciamente nella progettazione di servizi e prodotti capaci di orientarne le scelte di consumo e stimolarne l’engagement.
Il Centro Studi dell’Associazione Civita, attraverso la ricerca contenuta nell’XI Rapporto, ha voluto contribuire a colmare questo gap, realizzando un’indagine modulare e multidimensionale che ha coinvolto un campione, statisticamente rappresentativo, di un migliaio di giovani nati fra il 1986 e il 2003, appartenenti alle cosiddette Gen Z (15-17) e Gen Y(18-32). Integrando la rilevazione campionaria di taglio quantitativo con un’indagine qualitativa condotta mediante interviste dirette, è stato possibile sondare dimensioni relative all’appartenenza e all’autodefinizione dei giovani, al loro vissuto nella società contemporanea, sino alle attitudini di consumo culturale e alla propensione alla produzione creativa.
L’identità giovanile che affiora è piuttosto sfaccettata e non può essere ricondotta esclusivamente alla dimensione social, che pur emerge con una certa costanza. I fattori che maggiormente incidono nel marcare le diversità interne al target giovanile derivano principalmente dall’età e dal bagaglio formativo e socio-culturale individuale. Se la Gen Z vive in modo energico l’entusiasmo della propria giovinezza, che si traduce in apertura verso la scoperta e la sperimentazione del nuovo, il passaggio alla Gen Y determina un disincanto che spesso trascende in frustrazione per una condizione sociale e lavorativa odierna certamente non facile da affrontare. La tensione verso l’esploratività trova un solido ancoraggio nella stabilità dei valori condivisi (famiglia, amici, tradizione) che in qualche modo sembrano garantire sicurezza in un contesto di precarietà. Quello che emerge è il ritratto di una generazione piuttosto confusa rispetto all’attuale offerta e alla propria condizione, con una intensa e generalizzata disaffezione nei confronti della cosa pubblica, cui fa da contraltare uno stile di vita proiettato sulla dimensione privata scandita dagli interessi e dalle passioni individuali, al punto che la definizione di sé tende a identificarsi con le attività svolte (“io sono ciò che faccio”).
Preso atto che il fattore anagrafico è solo parzialmente utile all’individuazione delle caratteristiche di consumo e produzione culturali, si è optato per una segmentazione in quattro sotto-gruppi (o cluster) basati su affinità valoriali e attitudinali, cui corrispondono diverse forme di relazione con il mondo culturale.
Quello dei “Custodi” è il cluster più rappresentativo del campione analizzato. È composto prevalentemente da Millennials di fascia 25-32 anni e di genere femminile. Il nucleo valoriale di riferimento è legato alle relazioni e agli affetti della dimensione familiare. La Cultura viene intesa e vissuta come corpus di saperi codificati ereditati e trasmessi dalle generazioni precedenti. La visione culturale è, pertanto, di stampo conservativo-tradizionalista.
Gli “Artefici”, che costituiscono il secondo cluster in termini quantitativi, è composto prevalentemente da giovanissimi fra i 15 e i 17 anni di genere maschile. Presenta un profilo decisamente centrato sui valori di riferimento della Gen Z: amicizia, curiosità e creatività. Coerentemente con questi elementi identificativi, intende la Cultura come esplorazione di proposte e soluzioni originali e personalizzate, in discontinuità (ma non in conflitto) con i modelli trasmessi dai genitori e dalle agenzie istituzionali.
I “Cercatori” sono prevalentemente di genere femminile ma non marcatamente connotati in chiave generazionale. Ubicati soprattutto nel Mezzogiorno, appaiono caratterizzati da un profilo valoriale piuttosto problematico, teso fra frustrazione per i limiti e la complessità della propria condizione di vita e il desiderio di trovare stabilità e riconoscimento. In prospettiva aspirazionale, concepiscono la Cultura come risorsa per la propria affermazione sociale (conseguita anche col supporto familiare) e come potenziale leva di crescita.
I “Funamboli” rappresentano il cluster maggiormente istruito, ubicato prevalentemente nelle Regioni del Nord-Ovest. Il lavoro costituisce il perno del nucleo valoriale di riferimento, essendo considerato presidio di libertà, indipendenza e autoaffermazione.  La Cultura viene intesa e vissuta come complesso di conoscenze aperto, dinamico e in costante evoluzione, mantenendo un equilibrio fra tutela della tradizione e sperimentazione in chiave innovativa.
In definitiva, il significato di Cultura – percepita dai più come qualcosa di vicina al proprio mondo – appare in equilibrio adattivo (più o meno stabile) fra tradizione e innovazione, traducendosi, a seconda dell’età, in pratica ludica (Gen Z) o funzionale alla propria affermazione personale/sociale (Gen Y). Per tutti prevale il segno della continuità (e non della frattura) con le generazioni precedenti. Quindi ciò che rientra a pieno titolo nel perimetro culturale appare molto polarizzato su elementi di stampo tradizionalistico (“conoscenza e tradizione” e “musei e monumenti”), a scapito delle “produzioni digitali”, che ne restano parzialmente escluse (anche se in misura meno evidente per i nativi digitali della Gen Z, attratti dalla varietà di linguaggi e forme espressive). Dal patrimonio di sapere “socialmente consolidato” attingono abbondantemente i “Custodi”, mentre i “Cercatori” sono costantemente impegnati nella sua conquista. Gli “Artefici” si cimentano con energia in attività di sperimentazione e i “Funamboli” guardano a questo mondo come un sistema dinamico e aperto, fonte di arricchimento.
In termini di “vissuto culturale”, la preferenza dei giovani tende a concentrarsi su forme di offerta caratterizzate dalle dimensioni della spettacolarizzazione e dell’entertainment. Ecco, quindi, il prevalere di film e web serie per l’intero campione, mentre la Gen Y, anche in virtù del maggior livello di scolarità, dichiara di fruire in misura piuttosto assidua di alcuni prodotti meno popolari, in particolare viaggi culturali, mostre e musei (vengono preferite di gran lunga le esposizioni che si avvalgono di supporti interattivi), lettura, design e architettura. Da rilevare, per contro, che l’adesione ad offerte culturali “alte” (es. teatro, concerti di musica classica e operistici) appare decisamente minoritaria per la Gen Z. Sul terreno nelle attività creative si rileva come la quota del campione che afferma di svolgerne qualcuna abitualmente sia piuttosto ridotta (compresa fra 1/7 e 1/3). Su questo fronte l’impegno della Gen Z sembra superare quello della Gen Y, con particolare riguardo agli ambiti della fotografia, della produzione audiovisiva e della danza.
Fra gli elementi disincentivanti la fruizione culturale giovanile il fattore economico (“prezzi troppo elevati”) risulta la barriera principale, in particolare per coloro che non sono cultural addicted. Fra chi vive nei centri minori un’offerta culturale giudicata quantitativamente scarsa rappresenta l’ostacolo prevalente. In generale i giovani appaiono disposti ad investire nel comparto musicale e per i concerti dal vivo (non a caso tutte attività dall’elevato valore “esperienziale”). I musei e le mostre rientrano marginalmente nella disponibilità di spesa e per questo sono ben viste iniziative incentivanti quali le gratuità selettive o gli abbonamenti agevolati, da potenziare, secondo i ragazzi, per rendere i siti culturali più accessibili. Anche sul fronte della produzione (ma con intensità inferiori rispetto ai consumi), i costi rappresentano il principale ostacolo, seguiti dalla carenza di strumenti/luoghi idonei alla pratica di queste attività, dall’assenza di persone con cui condividere e co-produrre e, infine, dalla mancanza di supporto informativo e/o tecnico-prativo per lo svolgimento delle attività creative. In definitiva, strutture adeguate, stimoli esterni e tutorial appaiono elementi incentivanti la pratica artistica dei giovani, i quali oggi cercano sul web le fonti privilegiate di ispirazione e informazione per alimentare e dare concreto sfogo alla propria creatività.

Alfredo Valeri, Responsabile Ricerca Associazione Civita