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Giro di vite sui reati contro il patrimonio culturale

La Camera dei Deputati, a inizio marzo, ha definitivamente approvato all’unanimità il progetto di legge A.C. 893-B, che riforma le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale, attualmente contenute prevalentemente nel Codice dei beni culturali, e le inserisce nel codice penale; inoltre, la legge introduce nuove fattispecie di reato, innalza le pene edittali vigenti dando attuazione ai principi costituzionali in forza dei quali il patrimonio culturale e paesaggistico necessita di una tutela ulteriore rispetto a quella offerta alla proprietà privata, introduce aggravanti quando oggetto di reati comuni siano beni culturali.
L’obiettivo della nuova legge, che ricalca il testo presentato nella scorsa legislatura dai ministri Franceschini e Orlando, è quello di operare una profonda riforma della materia, ridefinendo l'assetto della disciplina nell'ottica di riorganizzare il quadro sanzionatorio penale a tutela del nostro patrimonio culturale con un tendenziale inasprimento del quadro stesso.
Il tentativo di approdare ad una legge risale ormai a tre legislature fa, quando nel 2007 fu avviato l’esame alla Camera di un disegno di legge di iniziativa governativa. Oggi il legislatore, nel riformare i reati contro il patrimonio culturale, ha tenuto conto degli obblighi assunti dal nostro ordinamento all’atto della firma della Convenzione di Nicosia del Consiglio d’Europa, recentemente ratificata dal nostro Paese, sulle infrazioni relative ai beni culturali: tale Convenzione entrerà in vigore il prossimo 1 aprile e si propone di prevenire e combattere la distruzione intenzionale, il danno e la tratta dei beni culturali, rafforzando l’effettività e la capacità di risposta del sistema di giustizia penale rispetto ai reati riguardanti i beni culturali, facilitando la cooperazione internazionale sul tema e prevedendo misure preventive, sia a livello nazionale che internazionale.
“Un passo avanti enorme” ha dichiarato il Ministro Franceschini secondo il quale “sono state introdotte pene alte perché i reati sono gravi” e si tratta di norme “molto importanti che danno una risposta a quelle ondate emotive che partono ogni volta che c’è un danno o un furto di beni culturali”.