Crescita del turismo straniero e “turismo creativo”: nuove prospettive economiche e occupazionali in Italia

Intervista ad Armando Peres, Presidente Comitato Turismo OCSE – Parigi 

 

Le stime sui tassi di crescita del turismo straniero destinato all’Italia per i prossimi dieci anni sono positive. Se le previsioni fossero confermate, la redditività di questo settore e gli effetti sui comparti economici correlati potrebbero rivelarsi senza precedenti. Ritiene questo scenario realistico o si tratta di una visione troppo ottimistica?

Secondo le stime dell’UNWTO e anche dell’OCSE, il turismo mondiale continuerà a crescere almeno fino al 2030 ad un tasso annuo di circa il 4%. Si tratta di numeri colossali!
In Europa ne beneficeranno maggiormente i Paesi bagnati dal Mediterraneo e tra questi sicuramente l’Italia. Il nostro Paese sta attraversando, infatti, un momento particolarmente favorevole.
Il turismo cresce perché cresce la domanda mondiale ma anche, e forse soprattutto, perché nella società globale attuale il turismo sta assumendo un ruolo più ampio rispetto al passato. Anno dopo anno, ai tradizionali concetti di “vacanza”, “svago”, “relax” se ne sono aggiunti altri che stanno assumendo una rilevanza crescente quali “conoscenza”, “condivisione”, “esperienza” e che stanno profondamente modificando il turismo, nei comportamenti e nei numeri.
L’Italia ovviamente continuerà ad attrarre turisti grazie allo straordinario patrimonio storico, artistico e naturale di cui dispone e anche grazie alla sua fortunata collocazione geografica. E inoltre per le tante, diverse e, in larga misura, nuove forme di turismo che è e sarà in grado di mettere in campo, con una particolare sensibilità e attenzione alla cultura (nel senso più ampio del termine), alla sostenibilità, alla valorizzazione dei territori così ricchi d’identità, di storia, di tradizioni ed eccellenze.
Si tratta in definitiva di offrire una risposta alla crescente domanda di esperienzialità così ricercata dai nuovi turisti.
L’Italia, pur nelle sue tante contraddizioni, è vista oggi come un Paese dinamico e capace di offrire proposte innovative in diversi settori della società. Il caso di Milano è emblematico. La città, che non ha mai avuto un settore turistico particolarmente rilevante, se non nel comparto “business”, nel volgere di pochi anni si è trovata ad essere città a forte vocazione turistica, anche grazie all’esperienza dell’Expo, generando una diffusa curiosità internazionale per aspetti molto  diversi. Architettura, design, moda, musica, enogastronomia, shopping; ma anche dinamismo sociale, offerta culturale, qualità della vita. Un messaggio, quello di Milano, che ha avuto un importante ruolo di traino per altre città e, in un certo senso, per l’intero Paese.
Uno scenario dunque molto positivo e interessante per le prospettive economiche ed occupazionali che può offrire al nostro Paese.
Naturalmente il contesto e la competizione internazionale sono particolarmente vivaci e lo saranno sempre di più negli anni a venire. Una competizione che si svolgerà soprattutto in ambiti apparentemente distanti dal turismo come la capacità di realizzare grandi progetti infrastrutturali (pensiamo alle potenzialità inespresse del Mezzogiorno: programmazione e qualità dei trasporti; alta velocità; ecc.), innovazione tecnologica, capacità di creare e sostenere reti territoriali evolute, un piano strategico nazionale dotato di fondi adeguati e capace di rapportarsi proficuamente con le esigenze di un settore in rapidissima evoluzione.
I risultati che sapremo ottenere da un settore cash-cow come il turismo nei prossimi dieci anni dipenderanno perciò, in larga misura, dalla nostra capacità di rispondere adeguatamente alle regole di un mercato globalizzato e anche alle dinamiche della domanda internazionale.

Quello del “turismo creativo” è, senz’altro, un fenomeno in crescita. Quali sono le caratteristiche principali delle nuove tendenze del turismo?

La cultura è senza dubbio la pietra angolare dell’attrattività italiana; il nostro vero valore aggiunto. Il turismo è la componente più rilevante della “fruizione”, cioè della sua lettura in chiave economica.
Tra le forme più nuove di turismo culturale quella del “turismo creativo” è sicuramente la più vivace e interessante. Si tratta di un turismo legato al desiderio di conoscenza dei luoghi, spesso meno noti e interni al Paese, per approfondirne e sperimentarne gli aspetti legati ai linguaggi della contemporaneità, delle tradizioni, del “saper fare” locale.
Una domanda turistica, quindi, in rapida crescita, molto internazionale e coerente con ciò che – perlomeno nell’immaginario – rappresenta l’Italia. Cioè un Paese con una forte e diffusa vocazione alla tutela e valorizzazione delle culture locali, ad uno sviluppo sostenibile territoriale e capace di offrire opportunità interessanti a turisti in cerca di esperienze immersive.
Questo da un lato riserva nuove e interessanti opportunità per destinazioni rimaste decentrate rispetto alle grandi rotte del turismo culturale ma ricche di tradizioni e di cultura materiale, dall’altro impone alle destinazioni più “classiche” di ripensare la propria offerta rendendo più articolate le interazioni e integrazioni funzionali fra prodotti tra loro anche molto diversi.
Turismo, made in Italy ed export sono infatti un’inevitabile sinergia di questo percorso perché, seppure forse in modo subliminale, ma certamente percepito, molti dei nostri prodotti (arredamento, moda, accessori per la casa, enogastronomia, design, ecc.) contengono valori simbolici del nostro percorso storico-culturale e perfettamente coerenti con la nostra immagine.