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La formazione vale un patrimonio. Beni culturali, saperi, occupazione

A cura di: Pietro Valentino, Adriano La Regina

Editore: Giunti

Pagine: 266

Prezzo: Euro 20,00

Il VII Rapporto Civita ha indagato, attraverso una ricerca condotta dal Centro Studi dell’Associazione Civita, l’offerta formativa universitaria e post-universitaria e il mercato del lavoro nel campo dei beni culturali con riferimento alle figure professionali destinate alle attività di tutela, conservazione e valorizzazione.
Il Rapporto, al quale hanno collaborato alcune delle firme più autorevoli del mondo della cultura italiana, e che si completa con alcuni interventi di esperti internazionali, è stato curato dal professor Pietro A. Valentino e dal professor Adriano La Regina.
Si suddivide in tre sezioni.
La prima presenta la ricerca che si sofferma sulle figure professionali che operano nel settore storico artistico, fornisce una stima degli occupati nel settore dei beni culturali e quella dei formati nello stesso ambito. Ne emerge la sfasatura tra formazione e mondo del lavoro e un quadro dell’offerta formativa probabilmente eccedente le reali necessità.
I dati confermano un’opinione abbastanza diffusa, ovvero, che nel settore dei beni culturali, che rappresenta solo una parte del più ampio settore della cultura, si registra uno strutturale “eccesso di offerta”: i posti di lavoro che annualmente si creano sono in grado di dare occupazione solo ad una parte dei giovani laureati che nello stesso periodo vengono immessi sul mercato del lavoro.
La seconda sezione dà voce agli esperti impegnati in attività di tutela, valorizzazione e gestione nei diversi campi del patrimonio culturale.Ad uno sguardo complessivo, traspare un certo pessimismo rispetto alla qualità della formazione oggi fornita dall’Università italiana, di volta in volta imputata alla riforma universitaria, al moltiplicarsi delle classi di laurea afferenti ai beni culturali, alla mancanza di approfondimento nello studio. Lo scollamento tra Università, Scuole di Alta Formazione e mondo del lavoro moltiplica l’illusione che per ottemperare a questa grave lacuna, la soluzione stia nei master a pagamento, che da una parte dovrebbero colmare le lacune formative e dall’altra provvedere ad esperienze lavorative sul campo.
La terza sezione del volume, infine, offre un panorama su alcune delle esperienze più interessanti nel contesto europeo: quelle della britannica Associazione dei Musei, dell’ Istituto del Patrimonio di Parigi e dell’European Museum Forum indicano nuovi percorsi e indirizzi, con un riferimento preciso all’importanza della formazione continua di tutti i livelli professionali che operano nel settore dei beni culturali. Ma anche due progetti europei che, a diverso titolo, hanno sviluppato percorsi formativi nel settore.
Dalla pubblicazione esce dunque un quadro che fornisce non solo un’analisi volta a mettere in evidenza i punti di criticità, ma anche alcune indicazioni su quello che si potrebbe fare per correggere la rotta dando maggiore professionalità e maggiori opportunità ai giovani.