La libertà di comunicare per rinnovare il contesto sociale
Intervista a Filippo D’Alessio, Direttore Teatro Tor Bella Monaca
Il Teatro Tor Bella Monaca da lei diretto è un presidio culturale in un territorio complesso: in che modo il teatro può diventare uno spazio reale di ascolto e rielaborazione del disagio giovanile?
Il Teatro Tor Bella Monaca si è sempre proposto alla cittadinanza, anche alle giovani generazioni, come riferimento utile a produrre un immaginario collettivo in grado di alimentare una nuova coscienza in grado di riscattare un’identità spesso condizionata da facili pregiudizi. La programmazione realizzata in questi anni, accompagnata da politiche culturali mirate alla partecipazione, ha saputo costruire un rapporto solido con la comunità di riferimento prestando la giusta attenzione alle istanze che il disagio ha voluto rappresentare. Attraverso attività laboratoriali rivolte a bambini, ragazzi e adulti il teatro si è proposto come luogo di esperienze emozionali utili alla personale rappresentazione ed elaborazione che hanno saputo ricreare diversi mondi possibili alimentando attraverso la creatività condivisa un personale rinnovamento nel pensiero e nelle azioni. Progetti mirati al coinvolgimento delle famiglie nella partecipazione agli spettacoli hanno attivato processi di comunicazione emotiva qualificante dal punto di vista relazionale in contesti a volte complessi. La partecipazione attiva nella creatività si dimostra strumento rilevante nell’avvicinare i giovani dando loro un’opportunità per superare le difficoltà comunicative che spesso si trovano ad affrontare.
Le esperienze come il Festival della Salute Mentale, da voi ospitato, dimostrano che il teatro può affrontare temi delicati: quali linguaggi o format funzionano di più per coinvolgere i giovani senza risultare didascalici o distanti?
Compatibilmente con la programmazione che il Teatro propone alla cittadinanza, il nostro spazio accoglie da sempre eventi culturali promossi dal basso e partecipati, espressione di una forte volontà di rappresentare il sociale nelle sue varie esperienze. È fondamentale sperimentare, in prima persona o da spettatori, la forza dinamica dell’espressività legata a condizioni specifiche di disagio, capaci di rivelare lo straordinario che può emergere dalla complessità dei vissuti di chi attraversa fragilità nelle sue molteplici forme. Farli esprimere, i giovani, tutti, nella loro libertà di comunicare li riavvicina ad un contesto collettivo di confronto fondamentale a rinnovare il contesto sociale che li vede protagonisti.